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UNITA' DI RICERCA
italiano
Bibliografia
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Programma di ricerca
Boccaccio: fonti e fortunaUniversità di riferimento
Università degli Studi di MESSINA - STUDI TARDO-ANTICHI MEDIEVALI ED UMANISTICI - ()Responsabile dell'Unità di ricerca
Matteo DuranteDescrizione
La fortuna umanistica di Boccaccio è certamente legata anche alla larga e immediata diffusione di cui godettero le "Genealogiae deorum gentilium" nei secoli XIV-XV per la loro valenza erudita e ideologica. L’opera, tanto attesa dai cenacoli umanistici, fu oggetto di continue ed entusiastiche attenzioni da parte di dotti ‘lettori’ (Pietro Piccolo da Monteforte, Salutati, Tedaldo della Casa, Cino Rinuccini), di autorevoli compilatori (Sicco Polenton, Filippo Foresti Bergomate, Giovanni Tritemio), e dei primi biografi di Boccaccio (Filippo Villani, Domenico Bandini, Leonardo Bruni, Giannozzo Manetti). Ma divenne anche il referente privilegiato di quella cerchia di intellettuali che si misurò con passione, talora da fronti diversi, sul grande tema della poesia, di cui i libri XIV e XV rappresentano la prima sistematica ed ampia trattazione. Di queste tematiche si occuperà Aldo Onorato, con il proposito di ricostruire il segmento iniziale della fortuna della teorica boccacciana della poesia attraverso un esame capillare degli interventi apologetici di Salutati (in alcune epistole e nel "De laboribus Herculis"), di Francesco da Fiano e di Bartolomeo da Lendinara, supportandolo talora con la riedizione di alcuni di essi corredata di traduzione italiana e di adeguato apparato esegetico. L’indagine, quindi, che muove da un retroterra bibliografico significativo ma perlopiù settoriale, intende offrire un bilancio per quanto possibile esaustivo e organico di quella importante ricezione da parte della prima generazione degli umanisti, che vide nel Certaldese il paladino e al tempo stesso il corifeo dei suoi ideali e delle sue nuove pulsioni culturali.Nell'ambito della fortuna delle opere latine del Boccaccio tra Quattrocento e Cinquecento si intende pure focalizzare l'attenzione sulla tradizione del "De mulieribus claris", anche in relazione ai volgarizzamenti dell'opera e al riutilizzo in età umanistica del modello della raccolta biografica secondo un ordine cronologico. Esso permetteva, infatti, partendo appunto dal testo di Boccaccio, un aggiornamento continuo del numero delle donne celebri (così ad esempio a metà del '500 opera Giuseppe Betussi nella sua "Addizione"), fornendo ai lettori contemporanei, ma ancor di più agli studiosi di oggi, una preziosa miniera di notizie ed informazioni su personaggi e vicende culturali (si dedicherà a questi aspetti specifici Alessandra Tramontana).
Sul versante della produzione in volgare, l’indagine sul Decameron e sulle numerose edizioni a stampa della raccolta, fino alla rassettature post-tridentine del Salviati e del Groto, è invece soprattutto finalizzata alla ricostruzione di alcune tessere del dibattito culturale, linguistico-filologico del Cinquecento, nell’obiettivo di mettere a fuoco i percorsi culturali, metodologici e filologici, che accompagnano le singole operazioni editoriali, e il complesso intreccio tra pratica filologica, esigenze di codificazione linguistica ed istanze ideologiche. L’analisi delle più significative edizioni cinquecentesche del Decameron dovrà consentire in particolare di ricostruire, con un’ottica privilegiata, le tappe di alcune polemiche (ad. es. quelle suscitate dall’edizione ruscelliana del 1552), alla cui definizione contribuiranno gli studi di Lisa Ciccone e Rosaria Bottari.
Ma soprattuttto, nel contesto dell’analisi della tradizione a stampa del Decameron, risulta rilevante l’indagine mirata alla realizzazione dell’edizione critica della rassettatura dei Deputati (Firenze, Giunti, 1573), di Lionardo Salviati (Firenze, Giunti, 1582) e di Luigi Groto (Venezia, Zoppini e Farri, 1588 e 1590). La collaborazione tra il gruppo di ricerca messinese (Matteo Durante) e il gruppo di ricerca veronese (Giuseppe Chiecchi) dovrà essere particolarmente intenso. Sarà a proposito utilissimo lo scandaglio dei materiali sepolti nell’Archivio segreto della Santa Inquisizione romana, a cui è stato autorizzato l’accesso. La rassettatura del Decameron è certo uno dei problemi più complessi della vicenda culturale cinquecentesca, non solo per le implicazioni ideologiche e ‘censorie’, ma anche per le questioni filologico-restaurative che essa ha posto ai suoi curatori (Borghini e i Deputati fiorentini prima e successivamente il Salviati e il Groto). La vicenda redazionale che caratterizza le rassettature avrà come punti di riferimento le “fonti” utilizzate dagli editori cinquecenteschi (in particolare, la ventisettana e il codice Mannelli). Una necessaria appendice offrirà l’edizione del primo libro degli "Avvertimenti della lingua sopra ’l Decameron" (scritti da Salviati per illustrare e giustificare gli interventi di restauro compiuti nella sua edizione decameroniana). Obiettivo del progetto è quindi quello di evidenziare affinità e divergenze metodologiche attraverso un confronto sinottico tra tutte le edizioni ‘espurgate’ del Decameron, da Vincenzio Borghini (Firenze, Giunti, 1573) a Luigi Groto (Venezia, Zoppini e Farri, 1588 / 1590).
Ulteriore elemento d’indagine sarà la complessa fruizione delle opere volgari di Giovanni Boccaccio da parte degli Accademici della Crusca, nella fase di produzione della prima edizione del Vocabolario: si tratterà, in tale direzione, di portare a compimento la completa mappatura in particolare delle citazioni del Decameron, travasate nelle schede degli Accademici-lessicografi e poi accolte nelle pagine del Vocabolario. A queste indagini si dedicherà Matteo Durante, che ha già dato agli studiosi un primo specimen di quella mappatura in un suo recente contributo (M. DURANTE, Il Decameron dentro la prima Crusca, in “Studi sul Boccaccio”, 30, 2002, pp. 169-192).



