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UNITA' DI RICERCA
italiano
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Programma di ricerca
La cultura europea e il problema dell'alterità: storiografia, politica e scienze dell’uomo in età moderna (XVI-XIX sec.)Università di riferimento
Università degli Studi di NAPOLI "L'Orientale" - SCIENZE SOCIALI - ()Responsabile dell'Unità di ricerca
Girolamo ImbrugliaDescrizione
I processi della secolarizzazione, che vanno dal XVI al XIX secolo e che costituiscono una delle radici essenziali della formazione della moderna identità europea, verranno studiati dalla nostra unità principalmente seguendo le prospettive della storia intellettuale e culturale.Un aspetto che verrà studiato sarà quello dell’analisi della crisi del fenomeno religioso, colto dall’interno delle istituzioni della chiesa, in particolare seguendo il problema delle missioni cattoliche in Oriente. Nella dinamica della secolarizzazione del potere, anche religioso, quale si è avuta tra il ‘600 e il ‘700, un ruolo di grande importanza ha giocato non soltanto l’aspetto propositivo e antagonista (come ad esempio con l’emergere di una cultura secentesca laica e di opposizione, che trovò poi i suoi momenti di affermazione nel corso del Settecento), ma anche il progressivo declino delle teorie, per così dire, organiche –nel senso saint-simoniano- del mondo. Da questo punto di vista, da riscoprire e da valorizzare sembrano quindi le implosioni all’interno della Chiesa cattolica stessa, provocate dalla lotta per fazioni che imperversarono tra i vari gruppi che ne componevano la struttura. Si pensi alle polemiche tra gesuiti e giansenisti, che non si esaurirono soltanto in diatribe nominalistiche, ma che nascondevano realtà ben più corpose e materiali; ovvero le strategie di evangelizzazione nelle terre di missione, che spaziavano dal compelle intrare dei francescani ai tentativi di sintesi di incontro culturale, sia pure strumentale, proprio de i gesuiti. Il prof. Di Fiore completerà nella sua ricerca in particolare appunto lo studio delle missioni orientali, centrato in particolare sul Giornale della Legazione della Cina, che è il diario dell’ambasciatore, C. A. Mezzabarba, inviato dal papa Clemente XI all’imperatore cinese K’ang-his nel 1721. Mezzabarba doveva imporre la condanna dei cosiddetti riti cinesi contro la loro difesa svolta dai gesuiti.
La medesima crisi della capacità della chiesa cattolica di guidare il confronto con l’alterità, ma questa volta con l’alterità interna, è al centro della ricerca che svolgerà il dott. R. Rosolino. La chiesa cattolica aveva mostrato una notevole capacità di intervenire nei conflitti secolari anche sociali e di regolamentarli: si pensi, ad esempio, oltre che all’area del diritto, alle teorie dell’usura e al controllo che ne veniva sui comportamenti sociali, oltre che strettamente economici, delle comunità e degli individui. Ma a partire dal Cinquecento, si affermò sempre di più il ceto togato, forte della sacralità della propria funzione, rivendicata in opposizione anche al mondo ecclesiastico. La ricerca del dott. Rosolino intende mettere a fuoco, in particolare nel meridione italiano e in Sicilia, come alla presenza ecclesiastica si sia sostituito il ceto forense, che mostrò d’essere in grado di offrire nuove e più moderne forme di mediazione tra potere politico e società civile, e che fece propri ideali e progetti sociali che sembrarono più capaci di indirizzare verso la modernizzazione i mondi delle campagne e delle città.
I processi della secolarizzazione culturale che si affermarono nell’illuminismo e nell’Ottocento sono invece al centro delle ricerche dei proff. Postigliola, Imbruglia e Porciani.
Il prof. Postigliola affronterà il problema della secolarizzazione e del confronto con l’alterità e l’identità nell’opera di Montesquieu, in rapporto alle forme di governo, alle differenze di costumi, di ‘civiltà’, di religione, nonché alle conquiste e alle colonie. Il tema della secolarizzazione della civilizzazione fu infatti indagato da Montesquieu con assoluta originalità e novità in entrambe le due articolazioni che sono al centro del nostro progetto. Da un parte, vide nell’«industrie» e nella libertà la ragione della superiorità della civiltà europea e dunque fece lì affondare il diritto che essa aveva di espandersi e di conquistare altre popolazioni e altre società; d’altra parte, ricostruì la storia della civiltà europea e come si erano costruiti suoi valori e le sue istituzioni. Si farà riferimento, perciò, più che alle ‘Lettere persiane’, allo ‘Spirito delle leggi’, alle ‘Considerazioni sui romani’ e ad altre opere e scritti minori. Il tema del confronto storico con l’alterità rappresentata dal proprio passato verrà a sua volta sviluppato studiando come Montesquieu abbia guardato alle radici antiche, pagane e cristiane, dell’Occidente moderno, soprattutto attraverso i problemi della virtù e dell’onore degli antichi e dei moderni, e della formazione dell’uomo antico e nella modernità.
Il prof. Imbruglia studierà l’idea gesuitica di missione e la critica illuminista che vi fu rivolta. Per il primo aspetto, si metterà soprattutto in luce il nesso tra tattiche missionarie, diverse a seconda dei luoghi, e strategia complessiva della Compagnia di Gesù, la quale, forte del metodo dell’adattamento, mirò consapevolmente a presentare il proprio operato come una forma di ‘impero’. Il prof. Imbruglia intende poi studiare l’utilizzazione che gli illuministi fecero del modello gesuita, secolarizzandone le forme e gli obiettivi. In certi casi, ad esempio nelle amministrazioni governative spagnola e francese, quell’esperienza missionaria fu considerata come un possibile modello da utilizzarsi per ricostruire o avviare forme di dialogo e di conoscenza con le popolazioni extraeuropee. I missionari si trasformavano in potenziali funzionari coloniali. Nel filone utopista illuminista, invece, a partire dal testo suo più famoso, «Il codice della natura», l’esperienza missionaria venne rielaborata come esperienza pilota per il legislatore illuminato, che lì poteva trovare i modi adatti a diffondere il proprio codice razionale: era un modo, quindi, per diffondere la felicità. Ma accanto a questo ambivalente recupero dell’esperienza gesuitica, vi fu pure la critica sua radicale. Diderot nelle missioni gesuite vide l’immagine di un nuovo, terribile potere. I gesuiti avevano costruito nel loro impero un potere spirituale, che si rivelava una forma, la più assoluta, di dispotismo. Addirittura, sembrava essere la struttura propria di ogni politica, non soltanto di quella teocratica, ma pure del potere all’apparenza secolarizzato. Diderot ritrovava perciò il nesso tra politica e religione, che era stato il perno dell’esperienza gesuita, come costituivo dello stesso potere moderno. Per questa sua radice religiosa, il potere politico costituiva una minaccia, sempre tentato di negare i propri valori e di annullare la libertà, la felicità e la virtù che pure avrebbe dovuto garantire. Diderot si poneva di nuovo, negli anni ‘80, alla fine della parabola illuminista l’interrogativo di Bayle, se fosse possibile una società libera e felice senza il sostegno della religione istituzionale.
La prof.sa Porciani esaminerà la produzione storiografica che alla fine del Settecento e poi nell’Ottocento dominò la cultura europea, costituendone uno dei caratteri dominanti. La storiografia settecentesca, da Voltaire a Gibbon aveva avuto per l’appunto l’obiettivo di ricostruire la genesi, le forme, i valori delle civiltà. Questo discorso si diffuse poi straordinariamente in tutta Europa, in vari modi e in tempi diversi, collegandosi alla creazione degli stati nazionali. La storia divenne una professione, per lo più maschile, e un’esigenza nazionale. Se per alcune nazioni questo nodo è noto, per altre aree europee ancora ignoriamo largamente cosa successe. Allargare la comparazione a queste aree permette, con la metodologia del ‘cultural transfer’, di approfondire il problema del confronto tra civilizzazioni, nascita di nazioni e stati nazionali e il sorgere di uno dei più forti motivi identitari moderni, quello della rappresentazione storica. Al centro della ricerca della prof. Porciani vi saranno gli aspetti della professione storica, come giornali, accademie, associazioni, le rappresentazioni del ruolo dell’insegnante; per la prima volta, si affronterà anche il tema della presenza femminile nella professione storica.
Risultati attesi
Si segnalano soltanto le monografie o edizioni critiche progettate; non gli articoli
-Monografia sui conflitti sociali, religiosi e politici nella Sicilia del XVII secolo (Rosolino)
-Edizione critica di alcuni libri dello ‘Spirito delle leggi’ (Postigliola)
-Monografia su Montesquieu e l’antico (Postigliola)
-Monografia sulle missioni e la strategia imperiale della Compagnia di Gesù (Imbruglia)
-Edizione critica di alcuni libri di Raynal e Diderot alla Histoire politique et philosophique des deux Indes nelle rispettive loro edizioni critiche; di parti dell’Essai sur les mœurs di Voltaire (Imbruglia)
-Monografia sulla storia di Napoli nel Settecento (Calaresu)
-Monografia sulla storiografia ottocentesca in Europa (Porciani)



