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UNITA' DI RICERCA
italiano
Bibliografia
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La formazione storica dell'alterità. Studi di storia della tolleranza nell'età moderna offerti a Antonio Rotondò. Promossi da Henry Méchoulan, Richard H. Popkin, Giuseppe Ricuperati, Luisa Simonutti, Firenze 2001.
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Jacqueline Lalouette, La séparation des églises et de l’état. Genèse et développement d’une idée, Paris 2005.
Henri Peña-Ruiz, Histoire de la laïcité. Genèse d’un idéal, Paris 2005
Jacques-Olivier Boudon, Jean-Claude Caron e Jean-Claude Yon, Religion et culture en Europe au 19e siècle, Paris 2001
Jacques-Olivier. Boudon, Napoléon et les cultes, Paris 2002.
Luciano Guerci, Incredulità e rigenerazione nella Lombardia del Triennio repubblicano, “Rivista storica italiana”, CIX, I, 1997.
Vittorio Criscuolo, Albori di democrazia nell’Italia in rivoluzione (1792-1802), Milano 2006.
François Ronsin, Le contrat sentimental: débats sur le mariage, l’amour, le divorce, de l’Ancien Régime à la Restauration, Paris 1990.
Philippe Daumas, Familles en Révolution, 1775-1825, Rennes 2003.
Programma di ricerca
La cultura europea e il problema dell'alterità: storiografia, politica e scienze dell’uomo in età moderna (XVI-XIX sec.)Università di riferimento
Università degli Studi di MILANO-BICOCCA - SCIENZE UMANE PER LA FORMAZIONE - ()Responsabile dell'Unità di ricerca
Erica Joy MannucciDescrizione
1. La tematica dell’alterità nella dimensione della storia religiosa sarà interesse specifico del prof. Massimo Firpo che dopo aver ultimato l’edizione critica del processo inquisitoriale del patrizio veneziano Vittore Soranzo, I processi inquisitoriali di Vittore Soranzo (1550-1558). Edizione critica (in collaborazione con Sergio Pagano), voll.2, Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, 2004, intende lavorare principalmente a una monografia complessiva dal titolo provvisorio "Riforma, eresia, Inquisizione nell’Italia del ‘500. Vittore Soranzo «episcopo lutherano» di Bergamo". Tale studio intende ricostruire non solo la biografia del Soranzo, dai giovanili studi letterari alla scuola di Pietro Bembo (che lo volle come suo successore alla guida della diocesi di Bergamo) alle scelte religiose valdesiane che all’inizio degli anni quaranta lo portarono a schierarsi sulle posizioni dei cosiddetti «spirituali», ma soprattutto l’esperienza dell’unico vescovo italiano che, sullo sfondo delle prime riunioni del Tridentino, cercò di promuovere dal basso e dalla periferia un rinnovamento della Chiesa fondato sui principi dottrinali analoghi a quelli della Riforma protestante. Di qui l’intervento dell’Inquisizione romana e i due processi (1550-51 e 1557-58) avviati contro il Soranzo, che venne infine privato del titolo episcopale, le cui vicende consentono di fare luce sugli aspri conflitti politici e religiosi allora in atto ai vertici stessi della gerarchia ecclesiastica, dove il successo degli orientamenti più intransigenti e l’inarrestabile affermarsi del potere inquisitoriale gettavano proprio allora le fondamenta dei duraturi modelli della Chiesa controriformistica fondati sul primato dell’ortodossia, su capillari strategie di controllo e repressione, sulla clericalizzazione della vita religiosa. Attraverso questo studio le categorie della diversità religiosa riceveranno una nuova originale trattazione, radicata nel quadro della storia italiana ma anche a contatto con le “diversità” religiose del resto dell’Europa. Il volume monografico esito della ricerca sarà quindi una fondamentale integrazione a questi studi che costituiscono il contesto: Pio Paschini, Un episodio dell’Inquisizione nell’Italia del Cinquecento. Il vescovo di Bergamo, Soranzo, F.I.U.C., Roma 1925, poi ripreso con il titolo di Un vescovo disgraziato nel Cinquecento italiano: Vittore Soranzo nella raccolta di saggi dello stesso Paschini, Tre ricerche sulla storia della Chiesa nel Cinquecento, Edizioni liturgiche, Roma 1945, pp. 89-151; Pio Paschini, Venezia e l’Inquisizione romana da Giulio III a Pio IV, Antenore, Padova 1959; Francesco Rota, Vittore Soranzo vescovo di Bergamo (1547-1558), Archivio storico brembatese, Brembate Sopra 1974; Paolo Simoncelli, Evangelismo italiano del Cinquecento. Questione religiosa e nicodemismo politico, Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea, Roma 1979; Luigi Chiodi, Eresia protestante a Bergamo nella prima metà del ‘500 e il vescovo Vittore Soranzo. 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Edizione critica, voll. 2, Archivio Segreto Vaticano, Città del Vaticano 1998-2000; Andrea Del Col, L’Inquisizione nel patriarcato e diocesi di Aquileia 1557-1559, prefazione di Anne Jacobson Schutte, Università di Trieste, Trieste 1998; Federica Ambrosini, Storie di patrizi e di eresia nella Venezia del ‘500, Franco Angeli, Milano 1999; Elena Brambilla, Alle origini del Sant’Uffizio. Penitenza, confessione e giustizia spirituale dal medioevo al XVI secolo, Il Mulino, Bologna 2000; Adriano Prosperi, L’eresia del Libro Grande. Storia di Giorgio Siculo e della sua setta, Feltrinelli, Milano 2000.2. Un secondo aspetto del problema che il prof. Firpo intende affrontare è quello degli echi destati dalla diffusione dell’eterodossia riformata nell’Italia del ‘500 nel mondo degli artisti, in particolare dei pittori, e quindi delle tracce da essa lasciata nella produzione figurativa della grande stagione manieristica. Si tratta di una questione particolarmente sensibile, non solo per i vincoli della committenza e della tradizione iconografica o per il rapido imporsi del controllo e della repressione inquisitoriale, ma anche per l’esplicita condanna della teologia riformata contro l’arte sacra tradizionale, che esponeva gli artisti variamente coinvolti in forme di dissenso ed eterodossia a drammatiche contraddizioni tanto sul piano della coscienza quanto su quello dell’attività professionale. Si tratta di un tema già affrontato dal prof. Firpo in due monografie su artisti di eccezionale statura quali Iacopo Pontormo a Firenze e Lorenzo Lotto a Venezia (Gli affreschi di Pontormo a San Lorenzo. Eresia, politica e cultura nella Firenze di Cosimo I, Einaudi, Torino 1997; Artisti, gioiellieri, eretici. Il mondo di Lorenzo Lotto tra Riforma e Controriforma, Laterza, Roma-Bari 2001; Storia religiosa e storia dell’arte. I casi di Iacopo Pontormo e Lorenzo Lotto, «Belfagor», LIX, 2004, pp. 571-90), che egli intenderebbe sviluppare ulteriormente con uno studio dedicato a Battista Franco, notevole pittore manierista anch’egli, attivo a Firenze, Pisa, Lucca, Roma, Urbino, Osimo e Venezia tra gli anni trenta e i primi anni sessanta del ‘500, e anch’egli verosimilmente coinvolto in ambienti e dottrine di dubbia ortodossia.
Su questo stesso versante, la prof. Mannucci intende invece contribuire all’inserimento nella continuità di un arco cronologico ampio lo studio del passaggio dalla clandestinità alla pubblica diffusione delle posizioni del filone “spinozista” e materialista (cfr. ad esempio Etre matérialiste à l’âge des Lumières. Hommage offert à Roland Desné, Textes réunis et publiés par Beatrice Fink et Gerhardt Stenger, Paris, PUF, 1999) concentrandosi su un periodo finora poco considerato da questo punto di vista come quello dell’epoca rivoluzionaria e consolare, più studiata per l’evoluzione della politica istituzionale nelle sue varie fasi (dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789 e dalla Costituzione civile del clero alle diverse soluzioni tra laicità radicale, tentativi di religione civile e scelte concordatarie delle fasi successive), che per la presenza di un filone minoritario ed extra-istituzionale (formato principalmente da intellettuali e artisti), ma che, come la prof. Mannucci ha già cominciato a mostrare ( Opposizioni al Concordato: l’ultima fiammata del secolo dei Lumi?, in corso di pubblicazione negli Atti del convegno “Da brumaio ai Cento giorni: Cultura di governo e dissenso politico nell’Europa di Bonaparte” tenutosi a Milano dal 10 al 13 novembre 2004), rappresenta l’elemento tuttora meno conosciuto della continuità di una spinta scristianizzatrice nella società francese dei primi decenni del XIX secolo, la cui importanza storica è stata sottolineata in particolare da Bernard Plongeron nelle sue opere classiche, che non hanno poi trovato sviluppo in un dibattito storiografico che si è in seguito concentrato sul tema della ricostruzione cattolica (cfr. ad esempio Jacques-Olivier Boudon, Jean-Claude Caron e Jean-Claude Yon, Religion et culture en Europe au 19e siècle, Paris, Armand Colin 2001), almeno fino alla recentissima svolta legata al centenario francese del 1905. Non puramente francese, il filone della divulgazione e della difesa culturale e politica delle posizioni atee e/o radicalmente laiche stabilisce nuove convergenze cosmopolitiche, che si intravedono nell’opera di traduzione di testi “holbachiani” per esempio nel Triennio italiano (cfr. ad esempio Luciano Guerci, Incredulità e rigenerazione nella Lombardia del Triennio repubblicano, “Rivista storica italiana”, CIX, I, 1997 e Vittorio Criscuolo, Albori di democrazia nell’Italia in rivoluzione (1792-1802), Milano 2006) o da parte di esuli in Francia (è il caso della traduzione di Luigi Pio della Guerre des dieux, di Evariste Parny, segnalata da Catriona Seth, Les poètes créoles du XVIII siècle, Parny, Bertin, Léonard, Paris-Roma, Memini, 1998), così come nel contributo di autori appartenenti al mondo anglo-americano politicamente attivi in Francia (di cui la prof. Mannucci si è pure occupata, si vedano "Malheur aux faibles!". Condamnations de l'oppression des animaux, "Dix-Huitième Siècle", 28, 1996 e l’edizione dell’Età della ragione, Como-Pavia, Ibis, 2000 ), dal John Oswald di The Cry of Nature (1791) al Thomas Paine di The Age of Reason (1794). Prodotto del rifiuto della morale cattolica e della spinta alla laicizzazione è anche l’evoluzione in epoca rivoluzionaria della visione della famiglia e in particolare l’emergere della rivendicazione del divorzio, temi studiati dai punti di vista della storia culturale, della storia del diritto e della gender history (cfr. François Ronsin, Le contrat sentimental: débats sur le mariage, l’amour, le divorce, de l’Ancien Régime à la Restauration, Paris, Aubier, 1990 e, tra le opere recenti, Philippe Daumas, Familles en Révolution, 1775-1825, Rennes, PUR, 2003). La prof. Mannucci approfondirà lo studio della figura di Sylvain Maréchal e della sua cerchia (considerando tra gli altri Luigi Pio), con ricerche da svolgersi soprattutto alle Archives Nationales e alla Bibliothèque Nationale di Parigi: l’esito sarà uno studio monografico sulla biografia intellettuale di Sylvain Maréchal e sulla sua immagine nel dibattito politico e storiografico dell’Ottocento e del Novecento; intende inoltre curare, con l’ausilio del dott. Chiocchetti, la pubblicazione on-line di traduzioni “holbachiane” del Triennio rivoluzionario italiano, in particolare L’Esame critico di S. Paolo, traduzione della libera traduzione di d’Holbach dell’opera del deista inglese Peter Annet, History and Character of St.Paul, che a sua volta aveva avuto una forte influenza sui filoni eterodossi anglo-americani. Del versante dell’eterodossia protestante anglo-americana si occuperà la dott.ssa Gaddo, concentrandosi su temi di storia della storiografia, mentre la dott.ssa Strumia affronterà, con ricerche archivistiche e su fonti a stampa di tipo primario a Milano, Torino, Bologna e Parigi, il tema delle donne nell’Italia in rivoluzione in Piemonte e nella Repubblica cisalpina e dell’individuazione dell’alterità “sovversiva” delle loro rivendicazioni di diritti nel campo anti-rivoluzionario: l’esito sarà una monografia che svilupperà linee già delineate in suoi contributi quali Le donne e la rivoluzione: le peculiarità dell’area valdese, in La Bibbia, la coccarda e il tricolore. I valdesi fra due Emancipazioni (1798-1848), Atti del XXXVII e del XXXVIII Convegno di studi sulla Riforma e sui movimenti religiosi in Italia, a cura di Gian Paolo Romagnani, Torino, Claudiana Editrice, 2001; Su «Il divorzio» e oltre, in Alfieri e il suo tempo, Atti del Convegno internazionale (Torino – Asti, 29 novembre – 1 dicembre 2001), a cura di Marco Cerruti, Maria Corsi, Bianca Danna, Firenze, Olschki, 2003; Il «Traité du mariage» di Carlantonio Pilati, in Carlantonio Pilati. Un intellettuale trentino nell’Europa dei Lumi, a cura di Stefano Ferrari e Gian Paolo Romagnani, Milano, F. Angeli, 2005. Contribuendo a uno dei filoni più fecondi della recente storiografia sull’epoca rivoluzionaria, lo studio delle reti della socialità (cfr. Jean-Clément Martin, a cura di, La Révolution à l’oeuvre. Perspectives actuelles dans l’histoire de la Révolution française, Rennes, PUR, 2005), la dott.ssa Piemontino si occuperà dei réseaux intellettuali cosmopoliti nella Genova dell’età napoleonica



