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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano
Bibliografia
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CENCINI., (2003), Sviluppo sostenibile e risorse naturali in Africa, Bologna, Lo Scarabeo.
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DUFFY R. (2000), Killing for Conservation. Wildlife Policy in Zimbabwe, James Currey, Oxford
HULME D., MURPHREE M. (eds.) (2001a), Africa Wildlife & Livelihoods. The Promise and Performances of Community Conservation, David Philip Publishers, Città del Capo.
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NIGRIZIA (2000), “Quale turismo per l'Africa”, Nigrizia, 118 (5), pp. 23-28
SARTINI I. (2005), L'Unione africana: un nuovo soggetto geopolitico?, Annali di Ricerche e Studi di geografia, LXI, pp. 39-70
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TURCO A. (2002), Africa subsahariana. Cutura, società, territorio, Milano, Unicopli
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WEAVER D., ELLIOTT K. (1996), “Spatial Patterns and Problems in contemporary Namibian Tourism”, The Geographical Journal, 162 (2), pp. 205-217.
WTO, (2002), Compendium of tourism statistics (1996-2000), Madrid, WTO

Programma di ricerca

Turismo, comunità e sviluppo locale nel continente africano.
Università di riferimento
Università degli Studi di BOLOGNA - SCIENZE ECONOMICHE - ()
Responsabile dell'Unità di ricerca
Carlo Cencini
Descrizione
Muovendo dalla base di partenza scientifica nazionale e internazionale richiamata, e tenendo conto delle esigenze di collegamento tra le varie unità del progetto, l’Unità di ricerca di Bologna intende condurre uno studio sulle nuove forme e sui nuovi modelli di turismo in fase di sperimentazione in alcuni paesi dell’Africa australe - con particolare riferimento alle potenzialità di sviluppo delle forme di turismo “community-based” e “pro-poor”.
Il turismo in Africa australe - malgrado presenti molti elementi negativi tipici di tutto il continente: quale instabilità politica, carenza di servizi e di infrastrutture, corruzione diffusa, scarsa accessibilità, distanza dai maggiori mercati, ecc. - può contare su alcuni orientamenti promettenti, come le esperienze di turismo comunitario e di ecoturismo già in atto (Cencini, 2002; 2003, 2004). Queste diverse forme presentano buone potenzialità di sviluppo, perché possono contare sulla incredibile varietà di ambienti naturali, di paesaggi e di culture e soddisfare un viaggiatore preparato.
Le ricerche sul territorio permetteranno a questa UR di verificare su zone pilota le effettive potenzialità dei progetti in esame di realizzare attività remunerative e benefici a livello locale, ma anche il grado reale di coinvolgimento locale nel processo di decisione che tale strategia propone.
A tale indagine verrà affiancata un’analisi delle migliori strategie di valorizzazione che sui diversi piani (economico-finanziario, culturale, territoriale) e alle diverse scale (locale, statale, sovranazionale), risultino idonee a garantire lo sviluppo locale.
Il turismo naturalistico o ecoturismo è sicuramente il segmento di turismo a più rapida crescita in molti paesi dell’Africa australe, e segnatamente Sudafrica, Namibia, Botswana, Zimbabwe. In molti paesi dell’Africa australe la natura è il sostegno del turismo internazionale e quindi di una parte consistente dell'economia nazionale. Il turismo sembra a volte la sola via possibile per finanziare misure in favore dell'ambiente, in quanto è in grado di assicurare consistenti entrate che spesso, da sole, sono sufficienti ad assicurare la vigilanza, le recinzioni, la sorveglianza sanitaria e la lotta contro il bracconaggio nelle aree protette. Più in particolare l'ecoturismo, stabilendo come principio il rispetto della risorsa che ne costituisce l'oggetto, non solo limita i suoi impatti, ma contribuisce anche alla conservazione della risorsa e al suo miglioramento.
Alcuni paesi dispongono di ottime strutture ricettive sia pubbliche che private. In Sudafrica, in particolare, al contrario di quanto avviene in paesi vicini, dove l'industria turistica è gestita da imprenditori stranieri, la struttura ricettiva è in mano allo Stato o a società private nazionali e i proventi, pertanto, rimangono in loco. Qui, semmai, il vero problema è quello della partecipazione delle popolazioni nere ai processi conservativi, compreso l'accesso ai benefici economici che, dopo la fine dell’apartheid, è diventato l'imperativo più pressante della attuale fase dello sviluppo turistico sudafricano (Cencini, 1998). In tutto il paese sono molto diffuse le riserve private (game reserves), specializzate nel turismo ecologico e nel fotosafari per l'osservazione degli animali selvatici, come pure le “conservancies” (cooperative per la conservazione), costituite da gruppi di fattorie commerciali i cui proprietari mettono in comune le risorse naturali ai fini della tutela e dell'utilizzo sostenibile delle risorse naturali.
Di recente, in diversi paesi dell'Africa australe, il sistema delle conservancies è stato allargato anche alle terre comunitarie per consentire anche alla popolazione rurale di godere degli stessi diritti di cui godono gli allevatori commerciali. In Namibia, ad esempio, dal 1998 ad oggi sono state approvate 14 conservancies in aree comunitarie per un totale di 38.500 kmq e circa 14.000 persone interessate. Almeno una trentina di altre conservancies su terre comunitarie sono in fase di formazione e alcune si stanno allargando per inglobare le comunità vicine. In uno studio condotto in queste aree (Ashley, 2000), sono stati individuati quattro diversi tipi di approccio possibile: i) un’impresa controllata da un investitore privato: essa può portare solo opportunità di impiego ma non diretti benefici alla comunità; ii) un investitore privato che divide i guadagni con la comunità; iii) una joint-venture tra imprenditori privati e una comunità o imprese controllate dalla stessa comunità; iv) un'impresa controllata dalla comunità per la gestione di campeggi, la vendita di articoli di artigianato e la organizzazione di attrazioni culturali. Le maggiori potenzialità per il perseguimento di una vasta gamma di obiettivi sembrano quelle offerte da joint-ventures tra imprenditori privati e comunità locali o da imprese controllate dalla stessa comunità.
Il sistema di gestione delle risorse naturali a base comunitaria si sta affermando in molti paesi dell'Africa australe sotto il nome di “community conservation” (Cencini, 2004). Scopo di questi progetti è la protezione della biodiversità e degli ecosistemi attraverso un uso sostenibile delle risorse naturali (fauna, foreste, pesca, ecc.) a beneficio delle comunità locali. Mentre in alcuni paesi dell’Africa australe (come il Botswana) i programmi di “community conservation” si sono focalizzati soprattutto sull’uso distruttivo delle risorse naturali, come la caccia sportiva, in altri (come la Namibia) le maggiori aspettative si stanno rivolgendo verso forme di uso non distruttivo, quali l’ecoturismo e il safari fotografico. Lo sviluppo del CBT cioè il coinvolgimento delle comunità locali nel turismo, può promuovere importanti obiettivi quali: i) benefici alle comunità, attraverso la crescita economica della regione, un maggiore benessere ed equità e un maggiore potere alla popolazione locale; ii) benefici alla conservazione, in quanto migliora la disposizione delle comunità verso la natura e il suo utilizzo sostenibile; iii) benefici per l'industria turistica, diversificando il prodotto turistico (Cencini, 2003).
In Zimbabwe e in Zambia i progetti CAMPFIRE e ADMADE, rispettivamente, mirano al raggiungimento dello sviluppo locale e della conservazione della natura attraverso il turismo naturalistico e (soprattutto) venatorio. Il settore ecoturistico è ancora poco sviluppato, ma offre buone potenzialità per la creazione di occupazione tra gli indigeni, che possono lavorare come guide, naturalistiche o guardaparchi. Il livello di vita locale può così migliorare e le strutture realizzate per il turismo (come le strade) possono essere vantaggiose anche per le comunità locali (Duffy, 2000).

COMPITI
Con riferimento all’Africa australe, ma in stretta connessione con le ricerche svolte dalle altre unità, l’Unità di Ricerca di Bologna articola il suo impegno nei seguenti compiti:
1. Ricognizione del turismo in Africa australe (tipologie, intensità e composizione dei flussi, mete e itinerari turistici, attori e operatori, infrastrutture e ricettività, ecc.) e del suo impatto sull’ambiente naturale e sull’organizzazione sociale delle collettività insediate. Particolare attenzione sarà rivolta all’analisi delle tipologie alternative di turismo (turismo naturalistico ed ecoturismo, turismo etnico, turismo a base comunitaria (CBT), turismo per i poveri (PPT), ecc.) e delle loro potenzialità e prospettive. In questa fase ci si avvarrà delle fonti bibliografiche, statistiche e documentali disponibili, criticamente riviste, integrate da ricerche sul terreno.
2. Verifica dell’efficacia e delle potenzialità dei diversi approcci – con particolare riguardo alle forme di CBT e PPT - in aree campione già individuate da precedenti ricognizioni (Sudafrica, Namibia, Mozambico, Botswana) e da individuare in itinere (Malawi, Zambia), con particolare riguardo alla capacità di promuovere benefici alle comunità, all’ambiente e all’economia.
A distanza di oltre un decennio dalle prime iniziative e a dispetto della quantità di studi effettuati, poco si conosce su come queste nuove idee siano state convertite in politiche reali e progetti concreti e ancora meno si sa sui risultati pratici ottenuti.
In questa fase ci si avvarrà soprattutto di ricerche sul terreno in aree campione.

METODOLOGIA
La metodologia di studio assume le impostazioni, i percorsi e le tecniche di indagine della moderna geografia del turismo. Da un lato, pertanto, la metodologia si basa sulla riflessione teorica e su un costante aggiornamento degli apparati categoriali che si intrecciano sui temi del turismo e dello sviluppo sostenibile. Dall’altro lato, essa si affida all’indagine empirica per convalidare ipotesi esplicative, correggere bersagli conoscitivi, ampliare orizzonti problematici.
Senza escludere il ricorso alle usuali fonti della documentazione geografica - archivistica, bibliografica e cartografica in specie - la ricerca in questo settore intende tuttavia qualificarsi soprattutto in ricerche sul terreno rivolte a identificare i casi di studio ed a stabilire l’impianto metodologico per le indagini sul campo.
Sulla base dei dati raccolti nel corso delle ricerche sul terreno verrà valutata la possibilità di utilizzare una serie di indicatori di sostenibilità (ambientale, socio-economica, turistica) e di applicare il metodo DELPHI e il modello DSPIR come tecniche di rilevazione e di valutazione quali-quantitative degli effetti della pratica turistica, secondo quanto esposto dal coordinatore nazionale nel modello A.

FASE 1 (durata mesi 12)
Descrizione.
Nella prima fase della ricerca troveranno svolgimento le seguenti attività:
a. Una indagine sistematica presso biblioteche ed enti di ricerca europei e africani sulla documentazione bibliografica, statistica e cartografica che permetta di costruire il bilancio quantitativo e qualitativo del fatto turistico alle diverse scale.
b. Un’analisi delle tipologie turistiche con riferimento alle caratteristiche della risorsa attrattiva, alle condizioni attuali di sfruttamento, all’entità, composizione, ritmi dei flussi dei visitatori, con riferimento al quadro internazionale e alle strutture ricettive.
c. Integrando l’analisi bibliografica e documentale con indagini sul campo, si offrirà una valutazione dell’impatto del turismo sul paesaggio e sull’organizzazione sociale delle collettività. Particolare attenzione sarà portata alle strategie di partecipazione delle popolazioni locali.
d. In questa fase si procederà anche ad una revisione critica dei dati statistici disponibili, integrata dalla raccolta di dati originali in paesi o aree campione.

Risultati parziali attesi:
1. Ricognizione bibliografica, statistica, cartografica per costruire un bilancio sistematico del turismo, sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo.
2. Individuazione delle principali tipologie turistiche con riferimento alle caratteristiche della risorsa attrattiva e alle condizioni attuali di sfruttamento, nonché con riferimento all’entità, composizione, ritmi dei flussi dei visitatori.
3. Prime valutazioni dell’impatto del turismo sul paesaggio e sull’organizzazione sociale delle collettività insediate, secondo i criteri della sostenibilità ambientale e la partecipazione delle comunità locali.

FASE 2 (durata mesi 12)
Descrizione.
Nella seconda fase della ricerca troveranno svolgimento le seguenti attività:

a. Verifica dell’efficacia e delle potenzialità dei diversi approcci e delle diverse forme di CBT e PPT in aree campione già individuate da precedenti ricognizioni (Sudafrica, Namibia, Mozambico, Botswana) e da individuare in itinere (Malawi, Zambia).
Per quanto riguarda il Sudafrica saranno esaminate le iniziative di turismo comunitario attuate dalla comunità Zulu a Phinda, Kosi Bay e Dukuduku (provincia del KwaZulu Natal).
Per quanto riguarda il Mozambico sarà approfondito il coinvolgimento delle comunità nella realizzazione del Parco transfrontaliero del Great Limpopo in collaborazione con IUCN The World Conservation Union.
Per quanto riguarda la Namibia sarà esaminato il progetto pilota varato a Puros nella regione del Kunene, dove la piccola comunità locale di Himba e di Herero partecipa alla gestione del turismo e alla conservazione della natura.
Altri casi di studio sono in corso di individuazione in Botswana e Zambia.

b. Prospezione degli scenari di sviluppo turistico (naturalistico, etnico, comunitario, ecc.) che, in presenza di determinate condizioni oggettive di crescita integrano le esigenze di sostenibilità con riferimento sia al rispetto dell’ambiente che alla integrità culturale e alla partecipazione locale.

c. In ultima analisi verranno scelta una o più aree di studio ove far convergere le competenze delle varie Unità di Ricerca coinvolte nel programma, allo scopo di realizzare un progetto pilota di coinvolgimento della comunità locale nell’utilizzo turistico delle risorse naturali e culturali. Il progetto mira ad un lavoro transdisciplinare e punta sulla collaborazione fattiva di uno o più tour operator del settore.

Risultati parziali attesi:
1. Valutazione dell’efficacia dei diversi approcci e delle diverse forme di turismo alternativo e/o comunitario in aree campione e del loro impatto sul paesaggio e l’organizzazione sociale delle collettività insediate.
2. Valutazione di scenari di turismo alternativo con riferimento sia alla sostenibilità ambientale e culturale, che alla partecipazione locale.
3. Realizzazione di un progetto transdisciplinare mirato alla concreta realizzazione di un utilizzo comunitario delle risorse locali a fini turistici in una o più aree pilota in cui far convergere le competenze dei diversi settori scientifici coinvolti (geografici, antropologici, storici).

I risultati ottenuti nella prima e nella seconda fase, verranno discussi in seminari e convegni che verranno organizzati in itinere. E prevista la possibilità di instaurare rapporti di collaborazione a livello internazionale con Università, tour operator, organizzazioni governative e non governative sia per la necessità di verificare i risultati ottenuti che per evitare duplicati di ricerche.