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UNITA' DI RICERCA
italiano
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Programma di ricerca
Negoziare le necessità: scelte di consumo e scelte di risparmioUniversità di riferimento
Università degli Studi di BOLOGNA - SOCIOLOGIA - ()Responsabile dell'Unità di ricerca
Egeria Di NalloDescrizione
Sulla base dei presupposti teorici illustrati, il progetto dell’unità di ricerca di Bologna, ponendosi in sintonia e continuità con il programma di ricerca generale e con le altre Unità Locali, si propone di analizzare i comportamenti e le pratiche di consumo alimentare di alcune fasce deboli della popolazione, nel tentativo di far emergere o rilevare le strategie di negoziazione e costruzione della propria identità sociale e della propria dignità personale.Le domande alle quali il lavoro dell’unità di ricerca di Bologna intende rispondere sono:
- In che modo i comportamenti e le pratiche di consumo di cibo entrano nella costruzione dell’identità sociale delle persone che dispongono di risorse (economiche, relazionali, culturali) limitate?
- Che ruolo gioco lo stigma sociale?
- Che ruolo giocano le forme di scambio alternative all’acquisto sul mercato, quali la gratuità, il dono, lo scambio di servizi e di oggetti?
- Quali sono le strategie adattive-innovative che vengono messe in atto?
Le riflessioni teoriche esposte sul tema si propongono come il quadro concettuale di riferimento di un disegno di ricerca volto all’approfondimento, più che alla mera verifica delle ipotesi iniziali, nella consapevolezza della complessità del fenomeno indagato e della originalità dell’approccio teorico con cui ci apprestiamo a studiarlo. La scelta di ricorrere all’esclusivo uso di metodi qualitativi è quindi motivata dall’esigenza di prediligere l’esplorazione alla verifica, la scoperta di nuovi nessi e significati alla generalizzabilità dei risultati, la descrizione alla deduzione .
Fasi della ricerca
Per la realizzazione del progetto dell’unità di ricerca di Bologna si prevede un’articolazione in tre fasi principali:
1)ricerca desk
2)ricerca sul campo
3)disseminazione dei risultati
1. Ricerca desk. In questa prima fase, comune a tutte le unità di ricerca, si procederà alla raccolta, sistematizzazione e rielaborazione di dati di secondo livello sul tema dei consumi della popolazione economicamente e socialmente disagiata nel territorio italiano. La nostra unità si concentrerà su dati e informazioni relativi ai consumi alimentari. Costituiranno fonti privilegiate di questa fase della ricerca: ISTAT (Indagini Multiscopo), Banca d’Italia, Eurisko, Censis, Unioncamere, Regioni, Eurispes, Eurostat.
2. Ricerca sul campo. Per la ricerca sul campo verrà adottata una metodologia qualitativa basata su case studies, osservazione partecipante, shadowing di persone durante le loro attività di acquisto e di uso di beni alimentari e interviste non standard tipo storie di vita.
Come evidenziato nella premessa teorica, i luoghi di consumo, di distribuzione/acquisto di beni e di servizi alimentari nei quali gravitano alcune delle fasce deboli, povere o marginali della popolazione costituiranno il punto di partenza della nostra analisi, nella convinzione che solo identificando concretamente i contesti sociali nei quali le varie forme di scambio entrano a far parte dell’esperienza di vita delle persone si possano meglio comprendere le logiche e le dinamiche dei comportamenti e delle pratiche del consumo di cibo. Dalle mense per i poveri ai take away etnici, dagli hard discount ai mercati rionali, dagli ipermercati agli spacci alimentari all’interno di Associazioni attive nell’assistenza di persone in stato di disagio.
A tal fine il primo step della ricerca sul campo sarà costituito dall’individuazione di luoghi particolarmente significativi.
Per quanto riguarda le mense per i poveri questa prima fase sarà tesa a individuare casi studio sia in termini di eccellenza o best practice che di bad practice relativamente all’attenzione o meno alle valenze relazionali e simboliche legate al cibo: dagli elementi di convivialità alle possibilità di scelta, dal gusto alle proprietà nutrizionali.
Un altro “luogo”, in un’accezione più ampia del termine, rispetto al quale si sta valutando l’opportunità di concentrare una parte della ricerca sul campo è costituito dai servizi sociali, canale privilegiato per arrivare a particolari fasce di popolazione disagiata.
Se le mense per i poveri e i soggetti o le istituzioni preposte alla distribuzione di buoni acquisto o “borse della spesa” (rappresentative del Volontariato o terzo settore e dello Stato) appaiono i canali privilegiati per arrivare alle forme più visibili o estreme di disagio o marginalità sociale, i takeaway etnici, gli hard discount e gli ipermercati sono individuabili come i luoghi nei quali tentare di cogliere le forme di povertà più difficili da catturare, meno visibili o meno esplicite (e rappresentano nel contempo il terzo soggetto o polo di approvvigionamento, vale a dire il Mercato).
Si sta valutando se includere in questo secondo fronte di osservazione e analisi anche i fast food, non nella loro veste, piuttosto abusata, di luoghi o non-luoghi della globalizzazione come omogeneizzazione culturale, quanto piuttosto di luoghi della ristorazione tipicamente low cost.
L’ambito territoriale di riferimento di questa fase esplorativa sui luoghi di consumo, di distribuzione/acquisto di beni e di servizi alimentari nei quali gravitano fasce deboli o marginali sarà principalmente costituito dalla regione Emilia Romagna, ma non si esclude l’opportunità di allargare l’indagine ad altre città, nelle quali sono localizzate situazioni di eccellenza. Pensiamo in particolare all’Associazione gesuita “San Marcellino”, situata nella città di Genova.
In questa fase di esplorazione potrebbe essere altresì utile un’analisi mirata su un quartiere o un ristretto territorio cittadino particolarmente significativo o connotato per la presenza di fasce a rischio di esclusione o marginalità, concentrata sui takeaway etnici e i mercati rionali.
Una volta individuati e analizzati i luoghi, anche attraverso interviste non standard a testimoni privilegiati che in questi luoghi lavorano (volontaristicamente e non), verranno selezionate le persone e i gruppi familiari ai quali verranno somministrate interviste non standard, attraverso le indicazioni fornite dai testimoni intervistati, osservazione partecipante e shadowing di persone durante le loro attività di acquisto e uso di beni alimentari.
Questo secondo step della ricerca sul campo ha lo scopo di ricostruire i percorsi di scelta di un campione significativo, ma non statistico. A tale scopo si utilizzerà lo strumento dell’intervista tipo racconti di vita focalizzati intorno alle scelte di consumo alimentare, che, là dove sarà possibile, verranno realizzate all’interno delle mura domestiche.
Le informazioni raccolte saranno analizzate mediante l’ausilio della tecnica dell’analisi del contenuto e interpretate alla luce del quadro concettuale di riferimento.
3. Disseminazione dei risultati. Nella terza ed ultima fase si provvederà alla diffusione dei risultati, attraverso l’organizzazione di Seminari e Convegni e la pubblicazione di saggi e monografie, nei quali verranno presentati i risultati della ricerca.



