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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
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Programma di ricerca

Negoziare le necessità: scelte di consumo e scelte di risparmio
Università di riferimento
Università degli Studi di TRENTO - SCIENZE UMANE E SOCIALI - ()
Responsabile dell'Unità di ricerca
Giovanna Gadotti
Descrizione
Descrizione del programma e dei compiti dell'Unità di Ricerca

L’ Unità di Trento - nell’ambito del progetto Cofin 2006 volto a studiare i percorsi di scelta e le pratiche di consumo di alcune fasce deboli di popolazione ed in sintonia con i presupposti teorici e metodologici ampiamente espressi nel progetto generale (mod.A) - prenderà in considerazione le pratiche e le strategie di consumo mediale e di mobilità simbolica di alcuni soggetti e di alcune famiglie di immigrati nella Regione Trentino Alto Adige.
L’ipotesi è che nel contesto migratorio il consumo mediale degli immigrati (le trasmissioni televisive satellitari, internet, ma anche i prodotti mass mediali generati dalla stessa comunità di immigrati che collegano la società di origine con quella di insediamento - non va dimenticata a questo proposito la ricca offerta di editoria etnica che si sta sviluppando in Italia) dia vita a pratiche quotidiane di "resistenza creativa" in cui universi simbolici tradizionali e universi altri si confrontano.
L'approccio etnografico consente di cogliere nella loro complessità tali pratiche in una fascia marginale della popolazione (dove il concetto di marginalità viene utilizzato per indicare molteplici fonti di disagio, non solo economiche, ma anche e sopratutto sociali e relazionali). Nel caso degli immigrati tale marginalità non è necessariamente di tipo economico, ma è piuttosto legata alla "fatica di integrarsi".
La popolazione degli immigrati si presenta infatti in Italia come un universo eterogeneo e frammentato sia su base etnica che interetnica. Secondo una recente ricerca del Censis Estat-Gruppo Delta (2005), gli immigrati residenti oggi in Italia presentano una struttura reddituale multiforme: per un 37% si possono ricondurre ad un modello di consumo definito basic, si tratta di adulti di giovane età giunti nel nostro Paese dopo il 2000; accanto a questi è possibile individuare un “corpo intermedio” nel quale si colloca il 32% degli immigrati giunti in Italia tra la metà e la fine degli anni ’90. Si tratta in questo caso di soggetti (trentenni e quarantenni) dotati di un buon livello di istruzione, con una elite composta da laureati. Il terzo segmento, infine, che consiste in un 31% della vasta comunità di immigrati è dotato di reddito più elevato rispetto alla media complessiva ed è presente in Italia dai primi anni ’90. Dalla stessa fonte emerge che questa ultima categoria di immigrati registra un livello di inclusione sociale più elevato.
La domanda di consumo (mediale e non) è dunque fortemente differenziata e “proteiforme” (Censis Estat-Gruppo Delta, 2005) all'interno della popolazione immigrata.
In particolare, per quanto riguarda il consumo mediale, secondo alcune ricerche (Laffi, 1999) quasi tre quarti degli immigrati vede la tv per una media di oltre due ore al giorno. La televisione è infatti un bene disponibile - con pochissime differenze territoriali e di nazionalità - per il 95% dei soggetti migranti. La parabola, in particolare, costituisce uno degli investimenti prioritari per tutti i migranti (Cingolani, 2006). Attraverso la parabola infatti sopratutto nella intimità dello spazio domestico "il soggetto supera grandi distanze fisiche e affettive e si inscrive in una collettività simultanea e transnazionale che ha precise caratteristiche, e precisi orizzonti valoriali” (Ibidem, p.69)”. Da recenti ricerche emerge ad esempio che molti stranieri immigrati in Italia preferiscono i notiziari della BBC a quelli della RAI o di Mediaset (Giaccardi, 1998). Se si prende come oggetto di attenzione ancora la televisione, si osserva che, "accanto a modi minoritari di consumo della programmazione tradizionale (per esempio a scopo di alfabetizzazione linguistica) si registra un’offerta di <<televisioni minoritarie>>, che comprendono le televisioni etniche (canali o programmi prodotti nel paese ospitante per le minoranze di lunga permanenza)…; le televisioni transnazionali (network che organizzano la programmazione sulla base di prodotti importati dai paesi di origine delle diverse audience diasporiche); le televisioni dell’esilio (exilic television, programmi realizzati da piccoli produttori indipendenti, dallo statuto di migranti, alla ricerca di un’autenticità culturale ma anche di un’espressione della nostalgia che tende a idealizzare il passato (Naficy 1993; 1999 cit. in Giaccardi 2005, p.163).

Con l’obiettivo dunque di mettere a fuoco articolate pratiche di consumo mediale e processi di integrazione/esclusione di alcuni segmenti della popolazione immigrata nella Regione Trentino Alto Adige, la ricerca dell’Unità di Trento si articolerà in quattro fasi:

La prima fase, che rappresenta il trade d'union rispetto alle altre unità operative, sarà costituita da un'analisi condotta sulle fonti secondarie in merito ai consumi (mediali e non) della popolazione italiana, con particolare riferimento alla popolazione immigrata. In questa sede si esamineranno i dati provenienti da ricerche ISTAT, Eu-silc, ISMO, Censis ….proponendo, ove possibile, una rielaborazione dei dati stessi.(Primo anno)

La seconda fase sarà costituita da un'analisi approfondita dei dati relativi ai flussi migratori che interessano la regione Trentino Alto-Adige, con particolare attenzione ai dati relativi ai consumi mediali. Si esamineranno a tale scopo i dati provenienti da ricerche e studi della Provincia Autonoma di Trento e di Bolzano, da Studi e osservatori del Ministero dell'Interno, Censis, Cestim, Ires, Cospe…. (Primo anno)

La terza fase (da compiersi nel secondo anno di ricerca) prevede un'analisi etnografica sui consumi mediali delle etnie maggiormente presenti nella Regione: albanesi, marocchini, rumeni.
Tale fase prenderà l'avvio con una intervista semi strutturata rivolta a tre mediatori culturali appartenenti ai gruppi etnici selezionati, allo scopo di inquadrare con maggiore definizione la popolazione oggetto della nostra indagine.
L'analisi etnografica sui consumi mediali del gruppo degli albanesi, marocchini e rumeni che vivono nella Regione prevede l'utilizzo di tecniche non standard, in particolare interviste in profondità e osservazione partecipante.
Come unità di analisi saranno scelti sia il singolo individuo che il nucleo familiare.
Il contesto o ambiente/luogo "naturale" nel quale avviene la fruizione mediale sono determinanti per comprendere il senso dell'agire di consumo dei diversi soggetti intervistati. Si renderà pertanto necessaria una ricognizione attenta della "mappa" dei luoghi di fruizione mediale.
Gli individui e i nuclei familiari oggetto d'indagine verranno selezionati a partire da (e analizzati nei) luoghi di concreto consumo mediale quotidiano (internet point, phone center, videoteche, luoghi abituali di ritrovo e di forte concentrazione della comunità culturale di origine, abitazione della unità familiare, ambienti del tempo libero..).
Le interviste in profondità (10 per ogni etnia scelta) hanno l'obiettivo di individuare, all'interno della vita quotidiana dei diversi soggetti interpellati:
1. la dieta mediale e le pratiche di consumo attivate (ad esempio quale dotazione tecnologica viene utilizzata, per vedere cosa, in quali occasioni, per quanto tempo, con quale frequenza, in quali luoghi, con chi.....) (Aroldi et al., 1998).
2. gli usi/interpretazioni dei testi mediali fruiti (ad esempio di un programma particolarmente seguito o gradito) con l'obiettivo di cogliere i significati attribuiti e le finalità/modalità di conversione dei testi mediali in risorse simboliche per la costruzione della propria identità individuale. (L'identità personale può essere definita anche prendendo le distanze da prodotti culturali giudicati negativamente o rifiutati (Aroldi et al, 2000; Fiske, 1989; DeCerteau 1984).

L'osservazione partecipante di nuclei famigliari (una per ogni gruppo etnico) ha invece lo scopo di:
1. comprendere le dinamiche relazionali e di interazione che si sviluppano all'interno del nucleo familiare con (e durante) la fruizione collettiva di un testo mediale (ad esempio un programma particolarmente seguito o gradito) (Lull 1980; Lull trad.it. 2003; Mancini 1991; Casetti 1995).
2. cogliere le interpretazioni individuali (anche attraverso interviste in profondità ai componenti della famiglia) dei contenuti mediali fruiti nonché le riflessioni collettive che emergono - in qualche modo alimentate dai programmi scelti - in relazione al proprio vissuto di immigrati.

La quarta fase consiste nella produzione di una pubblicazione tramite cui divulgare i risultati della ricerca.