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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
B. Appay, A. Thébaud-Mony, 1997, Précarisation sociale, travail et santé, IRESCO, Paris
M. C. Belloni, M. Rampazi (a cura di), 1989, Tempo, spazio e attore sociale. Tredici saggi per discuterne, FrancoAngeli, Milano
R. Castel, 1991, De l’indigenze à l’exclusion, la désaffiliation. Precarité du travail et vulnérabilité relationnelle, in J. Donzelot (dir.), Face à l’exclusion, Esprit, Paris
Censis, 2005, Rapproto sui servizi sociali, Edizioni Censis, Roma
M. Crozier, E. Friedberg, 1977, L’Acteur et le système: les contraintes de l’action collective, Éditions du Seuil, Paris
M. De Certeau, 1990, L’invention du quotidien. 1. Arts de faire, Gallimard, Paris
C. Delcroix, 2005, Ombres et lumières de la famille Nour. Comment certains résistent face à la précarité, Payot & Rivages, Paris (ed. or. 2001)
M. Douglas, B. Isherwood, 1984, Il mondo delle cose, Il Mulino, Bologna
A. Fadda, 2002, Dinamiche della razionalità, Carocci, Roma
L. Gallino, 1987, L’attore sociale. Biologia, cultura e intelligenza artificiale, Einaudi, Torino
E. Goffman, 1970, Stigma. L’identità negata, Laterza, Bari
N. Luhmann, 1983, Teoria politica nello stato del benessere, FrancoAngeli, Milano
A. Merler, M. L. Piga, 1996, Regolazione sociale, insularità, percorsi di sviluppo, Iniziative Culturali, Sassari
R.E. Park, 1928, Human Migration and the Marginal Man, in “American Journal of Sociology”, 6, mag., vol. XXXIII, pp. 881-893; ed. it. Migrazione umana e l’uomo marginale, in S. Tabboni (a cura di), Vicinanza e lontananza, FrancoAngeli, Milano, 1986, pp. 195-209
A. Schutz, 1944, The Stranger: an Essay in Social Psycology, ora in Collected Papers, vol. II: Studies in Social Theory, The Hague, 1964; ed. it. Lo straniero: saggio di psicologia sociale, in A. Izzo (a cura di), Saggi sociologici, Utet, Torino, 1979, pp. 375-389
G. Simmel, 1908, Exkurs uber den Fremden, in Soziologie. Untersuchungen uber die formen der vergesellschaftung, De Gruyter, Berlin, ed. it. Lo straniero, in S. Tabboni (a cura di), Vicinanza e lontananza, FrancoAngeli, Milano, 1986, pp. 147-154
E. V. Stonequist, 1937, The Marginal Man. A study in Personality and Culture Conflict, Charles Scribner’s Sons, New York
A. Touraine, 1967, Sociologie de l’action, Éditions du Seuil, Paris
A. Touraine, 1988, Il ritorno dell’attore sociale, Editori Riuniti, Roma

Programma di ricerca

Negoziare le necessità: scelte di consumo e scelte di risparmio
Università di riferimento
Università degli Studi di SASSARI - ECONOMIA, ISTITUZIONI E SOCIETA' - ()
Responsabile dell'Unità di ricerca
Andrea Vargiu
Descrizione
Considerate le premesse poste dalla base di partenza scientifica sopra sommariamente delineate e quelle del progetto nazione in cui questo programma di ricerca si inserisce e cui fa riferimento per quanto qui non esplicitamente argomentato, l’Unità di ricerca di Sassari intende analizzare in profondità alcuni particolari casi individuati presso luoghi specifici: i servizi sociali e altri luoghi di erogazione di servizi a persone in stato di bisogno. Si tratterà dunque di utenti che ai servizi si rivolgono a vario titolo e per la soddisfazione di diversi tipi di bisogni (materiali, relazionali od altro). Ciò che si vuole comprendere sono le modalità attraverso le quali i soggetti che si studieranno risolvano la tensione esistente tra i vincoli dati dalla loro particolare collocazione nella struttura sociale e le loro specificità personali di attori sociali dotati di risorse particolari e di proprie tattiche e/o strategie finalizzate all'inclusione in determinati sistemi di riferimento o in parti di essi.
Come osservato nella base scientifica, l’inserimento in un circuito assistenziale comporta l’assunzione di un’identità sociale specifica che si disegna a partire da un particolare stato di bisogno e che può divenire omnipervasiva. Termini quali “disoccupato”, “escluso”, “ragazza-madre”, “invalido” etc. designano cioè particolari categorie di utenza dei servizi sociali, delle situazioni, non particolari persone. Peraltro, il senso comune e, sovente, la letteratura scientifica tendono a trascurare questa distinzione che per noi si rivela centrale. Da due punti di vista: quello dell’attore sociale che si intende studiare e quello della prospettiva nella quale ci si vuole collocare per osservarlo.
Dal punto di vista dell’osservatore, questa premessa implica l’abbandono di opzioni osservative preconcette e paternalistiche. Dal punto di vista dell’attore sociale, essa implica che la categorizzazione imposta dallo stato di bisogno non diventi l’unica dimensione lungo la quale si costruisce la sua identità sociale di persona.
L’Unità locale di Sassari intende studiare in che modo e attraverso quali tattiche e/o strategie di azione e negoziazione di senso i soggetti arrivino a costruire identità composite che passano anche attraverso altre modalità di soddisfazione dei bisogni, quali quelle che si possono rintracciare nelle scelte di consumo. In particolare, si vuole capire in che modo questa attività di negoziazione di significati si snodi nel quadro di un percorso di vita individuale e familiare. In questo senso, si possono allo stato attuale intravedere alcune domande empiriche.
In che modo ci si difende, in termini di identità sociale, dalla pervasività di una categorizzazione cui si deve quotidianamente fare ricorso per ottenere alcuni vantaggi relativi o per assicurarsi la sussistenza materiale, ma che allo stesso tempo stigmatizza? Che ruolo giocano in tutto ciò le strategie di auto-mutuo aiuto che consentono di evitare l’inserimento in una categoria, al di là della collocazione in uno stato di bisogno? In che modo la vita sociale degli oggetti di consumo (intesa nelle sue componenti materiali e simboliche) si interseca con la vita sociale (materiale e simbolica) dei consumatori? Di quali “ambiti di libertà” dispongono gli attori sociali in stato di bisogno per esercitare la loro qualità di “consumatori creativi”, sia rispetto ai loro consumi di beni e servizi “privati” che di beni e servizi “pubblici”? Rispetto a quale identità sociale costruiscono i propri “panieri” di consumo? Quali strategie di consumo mettono in atto? È possibile che il loro paniere di consumo sia costituito, in tutto o in parte, di prodotti “low cost”? Quali possono essere gli effetti culturali profondi di una strategia di consumo “low cost”? Come si compone con strategie di consumo e progetti di vita nel breve, nel medio e nel lungo periodo?

Come si è detto, sul piano operativo, l’individuazione dei soggetti da considerare sarà fatta a partire da luoghi di erogazione di servizi sia che essi facciano capo a strutture pubbliche o del privato sociale. Si cercherà inoltre di individuare altri soggetti che, pur in stato di bisogno, non fanno ricorso ai servizi sociali proprio per difendere la propria “identità” e “dignità”. L’ambito territoriale considerato si limiterà alla Sardegna.
L’individuazione dei casi sarà operata a seguito di diversi passaggi:
1) Individuazione delle organizzazioni e dei servizi e predisposizione delle condizioni di fondo per l’accesso al campo. Considerata la diversa strutturazione dei servizi, dei bisogni e delle diverse forme di fronteggiamento di questi ultimi in aree a carattere urbano, periurbano o nei piccoli centri, si valuterà l’opportunità di articolare la raccolta di informazioni con riferimento a questa ripartizione. Per la individuazione dei servizi ci si avvarrà dei materiali e delle informazioni raccolti nel corso di una precedente ricerca cofinanziata dal Miur (“Le pratiche del servizio sociale per l’autonomia civica e comunitaria”, 2003-2005), nel corso della quale si sono acquisiti e analizzati i piani socio-assistenziali di 56 centri della Sardegna e sono stati intervistati 24 testimoni qualificati tra dirigenti del settore servizi sociali, assistenti sociali e rappresentanti del terzo settore accreditato. A tal riguardo, ad esempio, si può ricordare che il piano socio-assistenziale del Comune di Sassari (2006) individua alcune specifiche aree di intervento per il contenimento del disagio: disabilità psico-cognitiva, povertà, non autosufficienza. In corrispondenza di ciascuna area sono predisposti servizi e progetti di intervento specifici cui si può fare utilmente riferimento per definire operativamente i casi di studio. A tal proposito, si può già ipotizzare che particolare rilievo sarà assegnato a casi multiproblematici per i quali maggiori sono i rischi di esclusione. Parallelamente ai servizi predisposti dal Comune, ve ne sono altri approntati ad esempio dall’ASL (quali l’ADI – Assistenza Domiciliare Integrata e quelli erogati dal Dipartimento di Salute Mentale), o, ancora, dal privato sociale e dal volontariato di matrice sia cattolica che laica. Rispetto a buona parte di queste entità esistono da tempo contatti privilegiati di contatto e di studio, oltre che, in alcuni casi, di collaborazione fattiva: ad essi l’Unità locale potrà fare utilmente ricorso ai fini dell’accesso al campo e dell’acquisizione di informazioni.
2) Individuazione di più precisi criteri di individuazione dei casi all’interno dei servizi selezionati e costruzione del rapporto di fiducia. Ciascuno di questi enti ed organizzazioni dispone di un proprio ethos del servizio, dello scambio e del dono e pone in atto strategie e modelli di azione con esso coerenti. Allo stato attuale delle conoscenze è possibile ipotizzare che ad essi facciano riferimento varie categorie di utenza, pure in maniera significativa associabili alle diverse filosofie che ispirano l’erogazione del servizio. Per tale motivo, un primo momento di esplorazione sarà volto a capire se e in quale misura tale connessione esista e se essa possa essere ritenuta significativa ai fini della successiva individuazione dei casi di studio.
A tal fine, nei servizi selezionati, si intende procedere come segue: a) acquisizione di ulteriore materiale informativo di natura documentale e sua analisi; b) osservazione; c) colloqui con gli operatori. Questo insieme di attività di acquisizione delle informazioni sarà utile, oltre che per i fini sopra evidenziati, anche per altri due ordini di motivi: a) acquisire informazioni utili alla individuazione di servizi e contesti di fronteggiamento della marginalità che fossero eventualmente sfuggiti alla prima fase esplorativa; b) rafforzare o costruire il rapporto di fiducia con l’ente, i suoi operatori, la sua utenza ai fini di garantire la buona riuscita delle fasi di ricerca successive. Giacché la ricerca intende occuparsi di persone in situazione di disagio sociale – e a partire da servizi che sono tenuti, in primo luogo, a promuoverne la tutela – i componenti dell’équipe di ricerca sono consapevoli dell’estrema delicatezza degli equilibri personali, interpersonali e istituzionali che saranno investiti dall’attività osservativa. Pertanto, si può prevedere che sarà necessaria una delicata opera di avvicinamento e costruzione di rapporti di fiducia reciproca al fine di garantire il buon esito della ricerca, ma anche e soprattutto per assicurare le necessarie condizioni di tutela delle persone e delle istituzioni.
3) Individuazione dei casi di studio e approfondimento empirico. Una volta individuati gli attori si condurranno interviste in profondità – eventualmente in più tornate – a partire dagli oggetti presenti nelle abitazioni dei soggetti considerati. L’obiettivo sarà quello di ricostruire le storie di vita individuali e/o familiari e la loro relazione con la storia di vita degli oggetti di consumo che costituiscono il quotidiano degli intervistati, la “faccia” della loro identità personale e sociale. Si cercherà di comprendere l’intersecarsi delle sedimentazioni di senso in relazione alle sedimentazioni materiali (gli oggetti di consumo), delle tracce concretamente rinvenibili presso le abitazioni degli intervistati, testimonianze di percorsi di vita personali e familiari e della spesso difficile opera di composizione di risorse a volte scarse ed eterogenee quanto alla loro natura e valenza materiale e simbolica. Le informazioni raccolte attraverso queste interviste verranno completate con colloqui anche informali con gli operatori dei servizi e attraverso anche la triangolazione con eventuali testimonianze di altri membri del nucleo familiare o altri soggetti significativi che emergeranno nel corso dell’inchiesta.