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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
G. Morlini, Comedia sine titulo, Napoli 1520;
G. Morlini, Novelle e favole, a c. di G. Villani, Roma 1983;
C. e M. Verardi Historia baetica,Fernandus servatus, Roma 1493;
A. D’Ancona, Origini del teatro italiano, Torino 1891;
S. D’Amico, Storia del teatro drammatico, Milano 1940;
I. Sanesi, La commedia, Milano 1954²;
V. Pandolfi, La commedia dell’arte, Firenze 1957;
V. Pandolfi, Le spurie origini del nostro teatro drammatico, «Il Ponte», XV, 1959, pp. 339-351;
E. Battisti, Rinascimento e barocco, Torino 1960;
A. Perosa, Teatro umanistico, Milano 1965;
V. Pandolfi–E. Artese, Teatro goliardico dell’Umanesimo, Milano 1965;
A. Stäuble, La commedia umanistica, Firenze 1968;
Il teatro classico italiano nel 500, Roma 1971;
B. Corrigan, Italian Renaissance Comedy and its Critics, «Renaissance Drama», n.s.,V, 1972, pp. 191-211;
A. Stäuble, La commedia umanistica. Bilancio e prospettive, «Maia», XXVIII, 1976, pp. 255-265;
A. Greco, L’istituzione del teatro comico nel Rinascimento,Napoli 1976;
L. Zorzi, Il teatro e la città, Torino 1977;
Teatro comico fra Medio Evo e Rinascimento: la farsa, a c. di M. Chiabò-F. Doglio, Viterbo 1987;
Mito e realtà del potere nel teatro. Dall’antichità classica al Rinascimento, a c. di M. Chiabò-F. Doglio, Viterbo 1987;
Teatro e culture della rappresentazione. Lo spettacolo in Italia nel 400, a c. di R. Guarino, Bologna 1988;
A. Pinelli, I teatri. Lo spazio dello spettacolo dal teatro umanistico al teatro dell’opera, Pisa 1994²;
P. Viti, Immagini e immaginazioni della realtà. Ricerche sulla commedia umanistica, Firenze 1999;
Teatro, scena, rappresentazione dal 400 al 700, a c. di P. Andrioli-G.A. Camerino-G. Rizzo-P. Viti, Galatina 2000;
S. Pittaluga, La scena interdetta. Teatro e letteratura fra Medioevo e Umanesimo, Napoli 2002;
La scena assente. Realtà e leggenda sul teatro nel Medioevo, a c. di F. Mosetti Casaretto, Alessandria 2006;
E. Cannavale, Lo Studio di Napoli nel Rinascimento, Napoli 1895;
G. Mazzatinti, La biblioteca dei re di Aragona a Napoli, Rocca S. Casciano 1897;
E. Gothein, Il Rinascimento nell’Italia meridionale, Firenze 1985;
Storia dell’Università di Napoli, Napoli 1924;
T. De Marinis, La biblioteca napoletana dei re d’Aragona, Milano 1946-69;
B. Croce, Storia del Regno di Napoli, Bari 1953;
L.D. Bradner, The Rise of the Secular Drama in the Renaissance, «Studies in the Renaissance», III, 1956, pp. 7-22;
L.D. Bradner, The Latin Drama of the Renaissance. 1314-1650, «Studies in the Renaissance», IV, 1957, pp. 31-70;
M. Santoro, Tristano Caracciolo e la cultura napoletana della Rinascenza, Napoli 1957;
M.G. Castellano Lanzara, Origine della stampa a Napoli e Biblioteche di Stato nelle Due Sicilie, Napoli 1959;
M.T. Herrick, Italian Comedy in the Renaissance, Urbana 1960;
C. De Frede, I lettori di Umanità nello Studio di Napoli durante il Rinascimento, Napoli 1960;
E. Battisti, La visualizzazione della scena classica nella commedia umanistica, in Rinascimento e Barocco, Torino 1960;
G. Galasso, Mezzogiorno medievale e moderno, Torino 1965;
B. Croce, La Spagna nella vita italiana durante la Rinascenza, Bari 1968²;
E. Pontieri, Ferrante d’Aragona re di Napoli, Napoli 1969;
D. Radcliff-Umstead, The Birth of Modern Comedy in Renaissance Italy, Chicago-Londra 1969;
M. Santoro, La cultura umanistica, in Storia di Napoli, IV/2, Napoli 1974, pp. 315-494 ;
A. Greco, Capitolo sulla Commedia del Rinascimento, in Interrogativi dell’Umanesimo, I, Firenze 1976, pp. 125-143;
La Corona d'Aragona e il Mediterraneo. 1416-1516, I, Napoli 1978;
G. Ferroni, La semiotica e il suo doppio teatrale, Napoli 1981;
M. Bersani, Alla ricerca dello specifico testuale nelle «Farse» del Sannazaro, «Lettere italiane», XXXIV, 1982, pp. 506-529;
Musica e cultura a Napoli dal XV al XIX secolo, a c. di L. Bianconi-R. Bossa, Firenze 1983;
F. D’Episcopo, La teatralizzazione dei modelli narrativi nell’opera pontaniana, in Cultura meridionale e letteratura italiana, a c. di P. Giannantonio, Napoli 1985, pp. 91-99;
M. Del Treppo, L’anima, l’oro e il boia. Fisiologia di una crescita: Napoli nel 400, «Arch. Stor. Prov. Napoletane», CV, 1986, pp. 7-25;
Q. Galli, Il teatro nel 400: verso la scena moderna, in Studi in memoria di P.A. De Lisio, Napoli 1987, pp. 188-212;
J.H. Bentley, Il mecenatismo culturale di Ferrante I d’Aragona, «Esperienze letterarie», XII, 1987, pp. 3-19;
D. Boillet, La partécipation d’un humaniste aux spectacles de la cour des Aragonais de Naples: les farces de J. Sannazaro, in La fête et l’écriture. Théâtre de Cour, Cour-Théâtre en Espagne et en Italie, 1450-1530, Aix-en-Provence 1987, pp. 233-256;
M.T. Acquaro Graziosi, La conquista di Granata nelle farse del Sannazaro: storia e allegoria, «Ann. Ist. Univ. Orient. di Napoli», Sez. Romanza, XXX, 1988, pp. 116-122;
La Corona d'Aragona. Un patrimonio comune per Italia e Spagna, Cagliari 1989;
F.C. Casula, La Corona d'Aragona, Sassari 1990;
La Corona d'Aragona ai tempi di Alfonso il Magnanimo, Napoli 2002.

Programma di ricerca

TEATRO UMANISTICO. SAGGI ED EDIZIONI
Università di riferimento
Università degli Studi del SALENTO - FILOLOGIA, LINGUISTICA E LETTERATURA - ()
Responsabile dell'Unità di ricerca
Paolo Viti
Descrizione
All’interno del progetto complessivo sul Teatro umanistico l’Unità di ricerca di Lecce si propone, come primario obiettivo scientifico, alcuni ambiti peculiari di indagini sistematiche ed analitiche, ad oggi mai tentate, relative alla diffusione del teatro classico e umanistico a Napoli nel corso degli anni finali del Quattrocento e nei primi decenni del Cinquecento, che arrivino anche all’edizione di un gruppo di testi di commedie elaborate in lingua latina in quel medesimo periodo storico e culturale.
Le notizie fino ad ora disponibili sul teatro diffuso a Napoli nella parte finale dell’Umanesimo sono assai scarsi e si basano su ricerche molto frammentate e del tutto inadeguate a illustrare e a ricostruire scientificamente la situazione diffusasi in uno dei centri più importanti e qualificanti l’Umanesimo, quale Napoli, nella seconda metà del Quattrocento capitale di uno Stato soggetto alla dinastia degli Aragonesi, e guidato da figure come Alfonso I, Ferdinando e Alfonso II variamente legate alla cultura umanistica, da loro stessi promossa.
In particolare, per il periodo che più interessa, ormai superata l’esigenza intellettuale, vivissima di Alfonso I, di dare legittimazione anche culturale alla sua casata insediata a Napoli nel 1492, l’Umanesimo napoletano sembra estraneo al recupero del teatro classico e all’elaborazione di nuovi testi di commedie e di tragedia proprie di altre città italiane. Occorre iniziare a effettuare approfondimenti mai finora tentativi, partendo da alcuni dati di fatto oggettivi:
1) a Napoli nacque Girolamo Morlini, dottore in legge, autore di novelle, di favole, ma pure di una commedia, la Comedia sine titulo o Leucasia, in cui è attuata la trasfigurazione allegorica di un avvenimento storico di poco anteriore, la vittoria di Ferdinando il Cattolico sul re di Francia Luigi XII con la conseguente cacciata dei Francesi da Napoli;
2) a vicende legate alla storia di Spagna, e quindi, di Napoli, si rifanno i testi, in parte di difficile determinazione fra commedia e tragedia, di Carlo e di Marcello Verardi, rispettivamente la Historia Baetica e il Fernandus servatus, dedicati il primo alla presa di Granata nel 1492 da parte di Ferdinando il Cattolico, e il secondo allo scampato pericolo per un attentato contro il re, e che furono anche rappresentati a Roma;
3) a poche notizie, date da Girolamo Morlini, è legata la testimonianza dell’unica rappresentazione di una commedia di Plauto effettuata a Napoli, forse agli inizi del Cinquecento, mentre anche Iacopo Sannazaro compose due farse in volgare per celebrare la presa di Granada contro i Mori a dimostrazione di un interesse per un avvenimento che si prestava ad essere trasferito anche su piano drammatico;
4) a Napoli e in Spagna, in anni diversi nel corso del Cinquecento si hanno limitate ma significative edizioni di opere di teatro di Morlini e di Verardi.
Appare evidente che Napoli è strettamente collegato con la Spagna, per ovvie ragioni legate alla storia del Regno, e a Roma, dove, presso la corte papale, non solo confluiscono non pochi autori napoletani, ma dove si riflettono, anche sul piano culturale, vicende e fatti che con Napoli e con la Spagna hanno strettissima correlazione.
Sotto questo aspetto il Progetto che si propone può rappresentare un’occasione di grande rilevanza scientifica per il conseguimento di conoscenze e di obiettivi del tutto inesplorati e sconosciuti. In tale direzione l’Unità di ricerca di Lecce rivolgerà i suoi interessi ai seguenti obiettivi in settori molteplici ritenendo indispensabile procedere ad un iniziale censimento dei testi. La realizzazione del censimento si baserà su un’impostazione e una metodologia scientifica ormai ben consolidata in studi similari sulla trasmissione dei testi in età medievale e umanistica. Nella fase iniziale ci si servirà di repertori generali come l’Iter Italicum, per poi passare a indagini specifiche e settoriali su cataloghi di biblioteche in Italia e all’estero. Tale lavoro di censimento e di ricognizione sarà condotto in biblioteche specializzate come la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, la Biblioteca Nazionale di Napoli, la Bibliothèque Nationale de France a Parigi, la Staatsbibliothek a Berlino, la Bayerische Staatsbibliothek a Monaco, la British Library a Londra, la Bodleian Library a Oxford, la Biblioteca Universitaria di Simancas, la Biblioteca Capitolar e Columbina di Siviglia, la Biblioteca de El Escorial di Toledo. I risultati dovrebbero produrre un quadro sostanzialmente completo e definitivo della storia della tradizione manoscritta e a stampe dei testi e dei documenti che interessano.
Contemporaneamente al censimento si darà il via alla realizzazione delle seguenti edizioni critiche:
1) edizione critica della Comedia sine titolo o Leucasia di Girolamo Morlini: un’opera rimasta esclusa dalla recente silloge delle Novelle di Morlini, di cui non è sopravvissuto – ma le verifiche potrebbero portare a sorprese – alcun manoscritto, mentre si hanno edizioni antiche non più scientificamente adeguate (Napoli, 1520; Parigi, 1799; Parigi, 1855);
2) edizione critica della Historia Baetica di Carlo Verardi, tramandata da un solo manoscritto ora a Monaco, Staastbibliothek Clm 428, ma edita ripetutamente nel Quattrocento e pure in seguito (Roma, 1493; Deventer, 1493?; Roma, 1494; Basilea, 1494; Salamanca, 1494?; Valladolid, 1497?, Deventer, s.a.; Basilea, 1533; Francoforte, 1603; Madrid, 1919);
3) edizione critica del Ferdinandus servatus di Marcello Verardi, priva di manoscritti, ma edita più volte nel passato (Roma, 1493; Roma, 1494; Salamanca, 1494?; Valladolid, 1497; Strasburgo, 1513; Madrid, 1914);
Il testo di ciascuna edizione sarà preceduto da un’articolata introduzione che affronterà tematiche diverse: l’autore e il suo ambiente, le caratteristiche della commedia o della tragedia in oggetto, il suo rapporto con opere teatrali o narrative anteriori, la dipendenza dalle fonti classiche. Accanto al testo latino verrà stampata la traduzione in italiano per renderlo più fruibile, mentre, anche attraverso un essenziale commento, particolare attenzione sarà riservata allo studio della lingua, delle costruzioni sintattiche e delle scelte lessicali e linguistiche, dove spesso si individuano formazioni nuove e non usate in precedenza a causa delle influenze della lingua volgare parlata. Anche gli indici offriranno una guida alla lettura del testo con impostazione fortemente innovativa.
Particolare attenzione verrà dedicata alla lingua latina di questi testi, che, come tutti gli altri del secolo XV, contribuiscono a elaborare un lessico nuovo che spesso trova diffusione anche in generi letterari diversi; è un latino in certi casi marginale ma vivo nell’immediatezza e nel realismo delle sue soluzioni, e che andrà studiato anche in rapporto alle fonti classiche, plautine e terenziane, a cui attinge.
Si tratta in tal modo di recuperare e rendere usufruibili con criteri metodologici rigoroso e scientifici testi che hanno stretta corrispondenza con vicende storiche specificamente interessanti Napoli e la storia politica ed intellettuale del Regno. Il periodo è concentrato in un gruppo di anni abbastanza ridotti, per i quali la cultura umanistica aragonese ha fornito testimonianze importanti, specialmente sul versante storiografico, ma rimasti molto più ignorati in ambito squisitamente letterario, anche per valutazioni generali e generiche d’insieme che tendevano a vedere scarsa originalità in quella produzione. L’edizione dei testi sopra indicati permetterà di portare un riequilibrio nelle lettura e nella comprensione delle opere e, più in generale, della letteratura napoletana e aragonese del momento, grazie anche ad un adeguato commento che, sia pure basato su termini essenziali, ci si propone di realizzare per una migliore comprensione dei singoli scritti.
Sui singoli autori – Girolamo Morlini, Carlo e Marcello Verardi – di cui si hanno notizie molto ridotte, ma sui quali non sono mai state organizzate ricerche sistematiche che facciano luce sulle loro famiglie e sul loro ambiente sociale e culturale sarà possibile:
1) effettuare indagini e studi specifici avviando una serie di ricognizioni su documenti di archivi pubblici e privati che spieghino non soltanto le origini delle loro famiglie (napoletane o romane, come sembra), ma pure le loro scelte di vita e le loro preferenze intellettuali, compresi i ruoli avuti nell’elaborazione della cultura a Napoli e a Roma;
2) occorrerà attuare una sistematica ed omogenea lettura di autori ed opere di area napoletana, di bibliografia antica e recente, per arrivare a individuare eventuali ragioni che spinsero a scelte come quelle ora indicate, o a recuperare testimonianze sconosciute o mal note che modifichino acquisizioni consolidate ma non verificate. Per il conseguimento di questi obiettivi sarà opportuna una minuziosa indagine delle opere prodotte a Napoli negli ultimi decenni del Quattrocento e oltre, accompagnata da un’altrettanto capillare indagine su testi apparsi in Spagna che abbiano attinenza con gli avvenimenti trattati nelle opere di Morlini e dei Verardi;
3) indagare sulle ragioni e sulle modalità che hanno portato alla rappresentazione in particolare dei testi dei Verardi e delle altre commedie classiche (in modo prevalente a Roma rispetto a Napoli). A titolo comparativo non si può ignorare quanto avviene in altri centri umanistici particolarmente sensibili alla ripresa e alla trasposizione in scena di opere di teatro classiche in particolare Venezia, Mantova, Ferrara, Firenze. Indagini specifiche sulle forme delle rappresentazioni non solo nell’Italia meridionale costituiranno un elemento qualificante il Progetto dell’Unità di ricerca di Lecce.
Ricerche in archivi e in biblioteche, anche private, potrebbero portare al rinvenimento di nuovi testi finora ignorati o non identificati mancando un censimento europeo dei testi del teatro umanistico. Questo sarebbe, fra l’altro, un obiettivo da realizzare, e dimostrerebbe l’incidenza che le opere di teatro composte fra il Trecento e il Quattrocento hanno avuto anche nelle letterature nazionali, che proprio da questa produzione prendono avvio, insieme ad una rinnovata conoscenza delle commedie e delle tragedie classiche latine (e poi anche greche) che gli Umanisti hanno contribuito a definire.
È necessario precisare quindi il discorso e il taglio che il Progetto intende perseguire in relazione ai contati culturali con la Spagna, ma anche con Roma, senza trascurare la singolare fortuna francese della commedia (e pure delle novelle) di Morlini, specie tra la fine del secolo XVIII e tutto il secolo XIX.
Napoli e Spagna hanno avuto un collegamento fondamentale anche in ambito culturale alla fine del Quattrocento e nei primi del Cinquecento: in quest’ottica andranno valutate le edizioni di testi in Spagna, dal momento che riguardano vicende spagnole come negli scritti dei Verardi: ma sarà opportuno verificare la loro incidenza anche in Italia e a Napoli in particolare, dove la presenza di figure assai significative come Giovanni Gioviano Pontano e Iacopo Sannazaro porta effetti di straordinaria efficacia e caratterizzazione. Da qui l’opportunità di ampliare le indagini alla letteratura aragonese di fine Quattrocento che si rivolge specificamente ai classici e al loro recupero: non solo per meglio comprendere la presenza dei classici latini nel teatro ma anche per meglio individuare le ragioni della presenza (o assenza) di rappresentazioni di commedie nella Napoli aragonese. Sembra, infatti, che accanto ad un operoso interesse per altri generi letterari, quale la storiografia, non abbia corrisposto un uguale intendimento verso il teatro, come farebbe pensare la presenza di una sola – e assai malamente testimoniata – rappresentazione di un testo plautino.
Non vi è dubbio che non si può prescindere da un’ampia esplorazione anche sulle conseguenze – ben oltre Pontano, ad esempio – che il passaggio dagli Aragonesi ai Borboni all’inizio del 1495 e poi il ritorno della precedente dinastia nel luglio successivo ha potuto rappresentare sul piano letterario. Né è da escludere che possano essere recuperate testimonianze inedite su vicende che segnarono profondamente la storia della città, anche se trascorse entro un lasso di tempo piuttosto contenuto, ma in stretta correlazione con avvenimenti che si andavano svolgendo ben al di fuori dei confini del Regno di Napoli stesso per le implicazioni internazionali che configuravano.
Sarà da valutare con specifica attenzione anche un campo non trascurabile quale quello della presenza satirica in note e discussioni erudite napoletane, pure al di fuori, anche qui, dell’esperienza di Pontano, e che, in molti casi, non esclude una dimensione teatrale e drammatica tipica della commedia. Entro questa dimensione si diffondono anche, negli ultimi anni degli Aragonesi, farse in volgare che riflettono situazioni buffonesche e satiriche che non sono del tutto estranee allo spirito del teatro. Allo stesso tempo non si potrà non escludere del tutto l’attenzione per la trattatistica sulla figura del principe che caratterizza molta produzione letteraria napoletana della seconda metà del secolo XV, e che tende a delineare norme comportamentali, utili per una più ampia comprensione.
A sua volta, le rappresentazioni delle commedie, più semplici nella prima metà del Quattrocento, assai più complesse nella seconda quando si applica il concetto di imitazione in rapporto ai modelli classici, anche per le rappresentazioni, può produrre nuovi risultati sulle motivazioni che, specie all’interno delle corti signorili, si arrivi alla realizzazione di fantastiche scenografie che acquistano anche un valore paradigmatico come modelli del tutto innovativi. Le ricerche si presentano ampie e complesse, ma potrebbero aver inizio attraverso una campionatura documentaria rivolta anche a magistrature incaricate di organizzazioni culturali, mentre fonti importanti saranno carteggi privati, specie di ambasciatori e di viaggiatori che raccontavano vicende ed avvenimenti cittadini.
Il Progetto si pone come obiettivo fondamentale quello di recuperare eventuali testi teatrali fino ad ora non conosciuti e rimasti ignorati soprattutto per essere stati tramandati anonimi o anepigrafi o con errate attribuzioni di autori. Ciò sarà possibile dalla realizzazione di un censimento sistematico e da una ricerca capillare che verrà attivata in Italia e altrove, sia utilizzando gli strumenti di corredo disponibili sia attraverso ricognizioni dirette e specifiche in biblioteche italiane e straniere. Indagini così condotte avranno positivi riflessi anche rispetto a testi anonimi: la raccolta e lo studio di materiali diversi, anche documentari, dovrebbe consentire l’identificazione di autori di alcune opere fin qui conosciute come anonime. Il lavoro che ci si propone di realizzare soprattutto in rapporto agli ambienti culturali in cui tali scritti furono elaborati dovrebbe agevolarne l’attribuzione a scrittori precisi. Sarà possibile arrivare a definire in modo più preciso che nel passato il genere letterario, commedia o tragedia, che rende equivoci un po’ tutti i testi oggetto dell’indagine, legati a vicende storiche oggettive variamente interpretate e rielaborate nella trasposizione teatrale.
Il Progetto si propone l’obiettivo globale di portare un contributo decisivo allo studio sulla diffusione di opere non legate a situazioni contingenti ma ricche di fermenti culturali e pure ideologici che hanno arricchito la cultura del Quattrocento e che sono state alla base degli sviluppi successivi della produzione teatrale a livello europeo.