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UNITA' DI RICERCA
italiano
Bibliografia
1. S.Serpenti e G.Cataldo: Programma di salvaguardia del patrimonio architettonico del territorio di Bari - Analisi, acquisizione e recupero (Levante Editori 1989)2.F.Dell'Aquila: Bari - Ipogei e insediamenti rupestri (NEI 1977)
3. Restucci A., Matera, i Sassi; Torino, Einaudi, 1991.
4. Allen, Edward, Pietre di Puglia. Dolmen, trulli e insediamenti rupestri. Mario Adda Editore Bari, 1984
5. Caprara R: Le chiese rupestri del territorio di Taranto, Taranto, 1981.
6. V.Campobasso, G. Ricchetti , S. Luperto, E. Inni. Note stratigrafiche e paleontologiche sugli strati più profondi del calcare di bari nelle murge baresi. Boll. Soc. Geol. It ., 1972 Roma.
7. B. Martins. Geologia Ambientale.1988.
8. Fabrizio Ardito - Città sotterranee: quindici itinerari sotto strade e piazze d'Italia. Mursia. Milano, 1990
9.Progettare il sottosuolo:atti di cultura tecnica per l’architettura sotterranea/Federica Avanza … [et al.]; prefazione di Anna Mangiarotti; Dipartimento di Programmazione Progettazione e Produzione Edilizia, Politecnico di Milano – Milano F. Angeli, 1991.
10.R. Francovich, A. Zifferaro, Musei e parchi archeologici, Giglio, Firenze, 1999
11.R. Ghetti, Archeologia come metodo. Le fasi della ricerca, Università degli Studi di Parma, Parma, 1997
Programma di ricerca
Progettare il sottosuolo - creazione di Linee Guida alla progettazione architettonica per il recupero e la valorizzazione del sottosuolo urbano ed extraurbano.Università di riferimento
Politecnico di BARI - ARCHITETTURA E URBANISTICA - ()Responsabile dell'Unità di ricerca
Antonella CalderazziDescrizione
La Puglia è una delle regioni a più elevata densità di monumenti ipogeici con alta valenza archeologica e storico artistica. Numerosi sono gli studi su tali monumenti, ma spesso essi sono inseriti e limitati in contesti di scavi archeologici (ipogei funerari) o in ricerche inerenti prevalentemente la storia dell’arte (cripte medievali).Purtroppo, come la maggior parte del patrimonio archeologico e storico artistico italiano, tali emergenze versano in uno stato precario di conservazione che pregiudica molto spesso la lettura completa dell'insediamento .
A tale proposito, molti sono gli interventi di restauro eseguiti negli ultimi anni che hanno portato alla riqualificazione di singoli manufatti, molto spesso inseriti in una rete o in percorsi di fruizione ben collocati sia dal punto di vista spaziale che temporale. Alcuni studi hanno riguardato gli ipogei dell’area di Taranto di età ellenistica e quelli della antica Messapia (Manduria, Mesagne ed Egnazia); altri, poi, peraltro ancora in corso, sono relativi agli ipogei messapici del basso Salento (Rudiae, Cavallino e Vaste). D’altro verso, per quanto concerne le chiese ipogee di età medievale, l’attenzione è stata rivolta a testimonianze della civiltà rupestre della Grecìa Tarantina (S. G. di San Marzano) e dell’Alto Salento (S. Vigilia). Il territorio di Bari, per moltissimo tempo non è stato considerato, nemmeno dagli specialisti, quale significativo esempio di "habitat rupestre” mentre dagli studi condotti a partire dalla fine degli anni '70 è emersa una realtà rupestre ricchissima e molto articolata, che merita di essere conosciuta, tutelata e valorizzata, anche in considerazione dei fenomeni di degrado in atto che ne mettono a rischio la sopravvivenza stessa. Per quanto riguarda la morfologia del territorio barese, una delle forme maggiormente legate al fenomeno rupestre è quella delle lame che costituiscono in genere dei micro ambienti molto favorevoli all'antropizzazione, per la presenza di acqua, di terreni particolarmente fertili, di un microclima temperato e perché costituiscono vie di comunicazione naturali. Per di più la morfologia delle lame offre all'uomo fianchi subverticali nella parete di tufo in cui risulta più semplice iniziare lo scavo degli ambienti rupestri.
Nel territorio di Bari le lame si sviluppano a ventaglio e partendo dalla Murgia confluiscono verso il centro urbano. Da nord-ovest a sud-est si incontrano le seguenti lame: Balice, Lamasinata, Villa Lamberti, Picone, Fitta, Valenzano, S.Marco, S.Giorgio e Giotta.
Ad ogni modo, il patrimonio ipogeo è molto complesso e articolato ed è basato su una pluralità di processi insediativi e culturali di epoche e connotazioni diverse, strettamente integrati nel tessuto edilizio attuale, quale l’esempio significativo di Canosa di Puglia che racchiude nel sottosuolo della città storica una serie di cavità insediative meritevoli di essere valorizzate.
Infatti, se opportunamente progettate, le aree del sottosuolo, possono contribuire attivamente allo sviluppo delle aree urbane e favorire una trasformazione del territorio che non blocchi la crescita di questa vasta economia ma la collochi in un ben più vasto processo di controllo e di rinnovamento della forma del paesaggio mediterraneo.
Nel complesso, la notevole varietà di tipologie ipogee (talora non tutte adeguatamente approfondite), nonché le notevoli potenzialità in ambito urbano, offrono la possibilità di fornire nuovi contributi e nuove proposte progettuali.
Il concetto di riqualificazione si configura come l'insieme degli interventi finalizzati al miglioramento delle prestazioni esistenti.
Ciò è possibile quando si può individuare una soglia di compatibilità tra gli interventi di conservazione, manutenzione e sostituzione, attraverso analisi atte a determinare l'entità delle relazioni, degli attributi e delle attività del sistema costruito.
Inoltre, sempre più forte si pone l’esigenza della divulgazione, valorizzazione e della tutela di questo patrimonio che è frutto e testimone della storia degli uomini e che oggi per la pressante aggressione antropica del territorio interagisce con sempre più frequenza ed intensità con le strutture del soprassuolo, soprattutto nell’ottica dello sviluppo e della valorizzazione a fini didattico culturali di questa potenziale risorsa turistica.
Si pensa ad un progetto che abbia come filo conduttore la storia di questi spazi e la necessità di relazionarli tra loro. La programmazione e la riqualificazione degli ipogei diviene una proposta d'uso e percorrenza di luoghi con funzioni diverse, in un modo nuovo di vivere lo spazio pubblico, attraverso collegamenti tra quote fortemente differenti, tra esterno e interno, tra spazi in luce e spazi in ombra, tra memoria e quotidianità, in una sintesi di fattori per cui l'identità del costruito non possa mai essere dimenticata.
In tale contesto si inserisce il programma di ricerca che affronta con approccio multidisciplinare e multiscala le diverse problematiche delle tipologie ipogee, la loro ubicazione, il loro recupero e una nuova funzionalità al fine di ricavare ulteriori spazi collettivi e strutture che non necessitano di luce naturale e che siano messe in relazione con lo strato del livello stradale. A tal fine mirano
gli obiettivi della ricerca supportati, attraverso il reperimento di dati, dall’individuazione di modelli di studio che analizzano l’evoluzione del rapporto intercorrente tra le aree ipogee e gli insediamenti urbani e come questo rapporto, progressivamente, si estende ad un ambito territoriale. La ricerca si propone, inoltre, di valutare la progettazione di area vasta, così da legare le aree ipogee a processi progettuali di rinnovato interesse per le città e per la costruzione di una nuova forma del paesaggio. La ricerca mira, quindi alla valorizzazione delle relazioni tra il sistema costituito dalle cavità sotterranee e il costruito in superficie, tra le prestazioni che si prevedono e i livelli normativi in atto, tra qualità e costo dell'intervento,tra concetto di tutela degli insediamenti rupestri e nuova progettualità,in linea con la tecnologia e i principi di ecosostenibilità ambientale.
Tenendo conto del livello di complessità della ricerca che investe oltre il campo della storia e del recupero anche quello geologico e progettuale, le categorie classiche del procedimento organizzativo (identificazione, analisi, rappresentazione, progettazione), rivestono un ruolo rinnovato e strategico nella loro funzione fondamentale di agevolare l’organizzazione di scenari di conoscenza, valutazione, valorizzazione e costruzione.
Le attività dell'Unità di Ricerca saranno formulate ed individuate secondo le competenze di ciascun componente e saranno articolate attraverso 7 fasi successive impegnando 24 mesi.
Fase 1 – 3 mesi – Raccolta dei dati attraverso l’individuazione dei siti, la loro consistenza e funzionalità e conseguente catalogazione.
Fase 2 – 3 mesi – Individuazione delle soluzioni progettuali adottate in altre analoghe situazioni con analisi delle tecniche, dei sistemi tecnologici e della ecosostenibilità ambientale.
Fase 3 – mesi 5 – Realizzazione di un database delle varie tipologie diversificate tra insediamenti rupestri, aree archeologiche, cavità sotterranee urbane e insediamenti lungo le lame con particolare riguardo agli aspetti ambientali, storici, architettonici, tecnologici ed ecosostenibili.
Fase 4 – mesi 3 –Individuazione degli spazi, dei percorsi e delle destinazioni da connettere all’ambito urbano attraverso soluzioni progettuali di riferimento.
Fase 5 – mesi 4 –Questa fase sarà propositiva ovvero dovrà fornire indicazioni utili per il recupero dei siti archeologici e delle cavità interrate e per la creazione di percorsi e spazi che valorizzeranno tali luoghi rendendoli fruibili.
Fase 6 – mesi 3 – Creazione delle linee guida attraverso la definizione di modelli progettuali relativi alle diverse categorie tipologiche esistenti e alle nuove proposte di utilizzazione con successivo assemblaggio dei dati su supporto cartaceo ed informatico.
Fase 7 – mesi 3 – Divulgazione del database e dei modelli progettuali formulati, mediante la pubblicazione dei risultati della ricerca su supporto cartaceo e informatico.



