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UNITA' DI RICERCA
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Programma di ricerca
Geografia e sociologia dell'innovazione in ItaliaUniversità di riferimento
Università degli Studi di NAPOLI "Federico II" - SOCIOLOGIA - ()Responsabile dell'Unità di ricerca
Fortunata PiselliDescrizione
L’indagine sarà suddivisa in due fasi, ciascuna della durata di un anno. La prima si concentrerà sull’aspetto territoriale dei fenomeni di innovazione, la seconda sui contesti organizzativi e sugli attori dell’innovazione.Durante la prima fase della ricerca verrà analizzata la consistenza e l’articolazione territoriale dei processi d’innovazione in Italia, utilizzando come indicatore le domande di brevetti depositate dalle imprese italiane presso l’ente europeo di protezione dei diritti di proprietà intellettuale (EPO). I brevetti rappresentano un indicatore ormai consolidato nella letteratura scientifica che studia l’output innovativo delle imprese. Di questo indicatore sono state messo in evidenza non solo le potenzialità analitiche ma anche i limiti. Il principale difetto, ad esempio, è quello di rilevare soprattutto le "innovazioni maggiori" e di celare la diversa propensione brevettuale dei settori produttivi. In altre parole, non consente di cogliere adeguatamente il tipo di innovazione incrementale diffusa nei settori tradizionali e nelle imprese di minori dimensioni.
La nostra ricerca, tuttavia, si focalizza proprio sulle dinamiche innovative di maggior rilievo (si veda più avanti), da qui la decisione di ricorrere all’indicatore brevettuale per invenzioni tutelate su scala europea. Uno dei vantaggi di questo strumento risiede nella reperibilità di informazioni quantitative omogenee sia sui protagonisti dell’innovazione (aziende e "inventori" responsabili della domanda di brevetto) che sui contenuti delle invenzioni. Consentono perciò di effettuare analisi comparate tra diversi contesti, mediante indicatori che rilevano "l’intensità brevettuale" di un territorio o di un settore produttivo, che sono costruiti ponderando la numerosità dei brevetti per la popolazione di riferimento.
Le informazioni relative alle domande di brevetto verranno raccolte mediante il data-base dell’European Patent Office (EPO - http://ep.espacenet.com ), utilizzando come criterio di attribuzione territoriale la provincia italiana di residenza del soggetto richiedente. All’interno di questo universo verrà poi selezionato un gruppo più ristretto di imprese, costituito da quelle attive nei settori manifatturieri high tech e maggiormente innovative. Questo sub-insieme costituirà l’oggetto di riferimento della nostra ricerca.
Per identificare i settori high tech ci avvarremo della classificazione Eurostat-Ocse ("Classificazione delle attività manifatturiere per intensità tecnologica e dei servizi per contenuto di conoscenza") che suddivide le attività manifatturiere in quattro classi, secondo un ordine decrescente d’intensità tecnologica. Verranno quindi selezionate le imprese che rientrano nelle attività manifatturiere ad "alta tecnologia" (di seguito, fra parentesi, vengono indicati i codici della classificazione europea Nace Rev. 1.1):
a) Costruzione di aeromobili e veicoli spaziali (35.3);
b) Fabbricazione di prodotti farmaceutici, chimici e botanici per usi medicinali (24.4);
c) Fabbricazione di macchine per ufficio, elaboratori e sistemi informatici (30);
d) Fabbricazione di apparecchi radiotelevisivi e apparecchiature per le comunicazioni (32);
e) Fabbricazione di apparecchi medicali, apparecchi di precisione, strumenti ottici e orologi (33).
I brevetti afferenti a questo aggregato settoriale ci permetteranno poi di risalire al sotto-gruppo delle imprese maggiormente innovative: quelle che hanno depositato almeno due/tre domande nel corso degli ultimi dieci anni. Sarà così possibile individuare i poli innovativi presenti nel nostro paese e precisarne le caratteristiche. Una volta individuate le province con una maggiore densità relativa di imprese innovative ad alta tecnologia (da qui in avanti imprese ATI), verrà analizzato il contesto socio-produttivo di questi territori, in modo da individuarne il profilo distintivo. Sarà, ad esempio, interessante testare empiricamente la validità in Italia dell’ipotesi formulata da Richard Florida, che lega la crescita economica alla consistenza della "classe creativa" presente nelle varie zone, cioè alla percentuale di forza lavoro impiegata nei settori che utilizzano intensivamente conoscenze tecnico-scientifiche e/o artistico-culturali. A tale proposito sarà opportuno valutare con attenzione la tesi che associa le "3 T" della crescita economica (tecnologia, talento e tolleranza) a contesti urbani capaci di formare e/o attrarre i detentori del "capitale creativo": le città che si contraddistinguono per maggiore apertura, diversità e tolleranza.
Per individuare quali dimensioni contestuali risultano maggiormente significative in Italia per lo sviluppo dei poli innovativi, sarà necessario avvalersi di un’adeguata batteria di indicatori a livello provinciale, con particolare riferimento:
f) al contesto urbano e demografico (densità demografica, dimensioni del capoluogo di provincia, invecchiamento della popolazione, indicatori di coesione/tensione sociale ecc.);
g) al livello di sviluppo e di specializzazione produttiva dell’economia locale (reddito pro-capite, tasso di attività, specializzazioni settoriali misurate in base al coefficiente Lq, livelli di occupazione nei "settori creativi", ecc.);
h) per quel che riguarda la specializzazione settoriale, particolare attenzione verrà data alla tesi della "related variability" che associa l’intensità dell’attività innovativa alla relativa diversificazione – e quindi alla maggiore complementarietà - dei settori produttivi presenti a livello territoriale come elemento facilitante una fertilizzazione incrociata;
i) alla dotazione di capitale umano (livelli di istruzione della popolazione e della forza lavoro, tipo di credenziali educative, ecc.);
j) alla dotazione di capitale sociale (tasso di associazionismo, volontariato, ecc.);
k) alla dotazione di beni collettivi materiali e immateriali (infrastrutturazione sociale ed economica del territorio, dotazione di servizi avanzati per le imprese ecc.; );
l) alle attività delle università, degli enti per il trasferimento tecnologico e dei centri di ricerca pubblici e privati (addetti alla ricerca; spesa in R&S delle imprese e delle istituzioni; pubblicazioni ISI e "Citation impact"; attività brevettuale delle Università; presenza nella provincia di Incubatori, di Parchi scientifici e tecnologici, di Innovation Relay Center, di Industrial Liaison Office, ecc.);
m) alla dotazione di amenities (indici di qualità della vita; beni e servizi per attività di leisure: teatri, cinema, associazioni culturali-ricreative; attrattività turistica e immagine diffusa della città).
Nella seconda fase della ricerca il fuoco analitico si sposterà dalle variabili socio-territoriali a quelle organizzative, personali e relazionali dei protagonisti dell’innovazione. L’indagine si concentrerà da un lato sulle imprese e sugli imprenditori, dall’altro sugli inventori.
Il primo stadio della seconda fase sarà costituito da una survey sulle imprese. Avendo di nuovo come riferimento l’universo delle imprese ATI, verrà realizzato un sondaggio telefonico con metodo CATI (computer assisted telephone interviewing) su un campione rappresentativo di 1.000 aziende più innovative (almeno 2/3 brevetti nel decennio di riferimento), suddiviso per quote tra le 4 grandi aree geo-economiche del nostro Paese: Nord-Ovest; Nord-Est; Centro; Sud. L’indagine intende analizzare diversi aspetti:
a) formazione ed esperienze professionali dell’imprenditore/dirigente principale;
b) dotazione di capitale umano dell’impresa;
c) dimensioni (fatturato – occupati);
d) performance economica (in termini di dinamica del fatturato e dell’occupazione);
e) strategie di mercato;
f) struttura organizzativa e finanziaria del gruppo;
g) modalità di organizzazione del lavoro;
h) rapporti con altre imprese e modalità di governance delle relazioni con fornitori, utenti e partner;
i) attività di ricerca e sviluppo;
j) rapporti con centri di ricerca, università ecc.
L’obiettivo dell’analisi è di individuare una prima trama essenziale delle relazioni che uniscono le variabili strutturali, le scelte organizzative, le reti sociali e le caratteristiche dell’imprenditore con la performance economica e innovativa delle imprese-ATI. In particolare, con riferimento a queste ultime, intendiamo verificare alcune ipotesi elaborate nell’ambito della sociologia economica e dell’organizzazione, che legano il processo innovativo oltre che al contesto macro-istituzionale, anche ad alcune caratteristiche delle aziende e alle loro scelte organizzative. La capacità innovativa delle imprese, infatti, viene associata oltre che ad alcuni attributi strutturali (come la dimensione, la dotazione di capitale umano, la spesa per ricerca e sviluppo), anche alla presenza di modalità di coordinamento flessibili e aperte, orientate ad un lavoro per progetti. In altri termini a strutture aziendali che agevolano comunicazioni informali di tipo orizzontale, e consentono di sviluppare networks di apprendimento tra soggetti diversi (ricercatori, consulenti esterni, partner di progetto, utenti, fornitori, ecc.).
In particolare, gli studi condotti sui contesti organizzativi che hanno facilitano la realizzazione di scoperte scientifiche e tecnologiche di grande rilievo (in particolare quelli di Rogers Hollingsworth), sottolineano l’importanza: 1) della presenza all’interno della stessa organizzazione di una varietà di competenze scientifiche e di ricerca, ovvero di soggetti altamente specializzati in settori diversi, ma tra loro contigui; 2) un buon livello di comunicazione e di integrazione sociale tra scienziati e specialisti, ovvero frequenti e intense interazioni non solo in ambiti di studio e di ricerca ma anche in attività di tipo informale; 3) una leadership organizzativa dotata sia di visione strategica, relativamente agli obiettivi da conseguire, che di capacità di guida e coordinamento, in modo da tenere insieme le diverse fasi e dimensioni del processo innovativo (dall’integrazione dei vari gruppi di lavoro, al finanziamento dei progetti, al reclutamento del personale specializzato ecc.); 3) una buona flessibilità dei team di ricerca e una certa autonomia rispetto all’organizzazione di appartenenza.
Il secondo stadio della seconda fase dell’indagine sarà costituito da una survey sugli inventori. In questo caso, l’universo di riferimento è costituito dai responsabili delle invenzioni per le quali il succitato campione di imprese-ATI ha richiesto la brevettazione. A questo proposito verranno considerate tutte le domande di brevetto presentate dalle 1.000 aziende più innovative in termini di numero di brevetti nei dieci anni di riferimento dell’indagine. Gli inventori – i cui nominativi sono indicati nelle schede brevettali - saranno contattati telefonicamente e/o via posta elettronica e invitati a collegarsi, attraverso parametri individuali (nome utente e password), ad un sito internet appositamente allestito per l’indagine, dove saranno chiamati a compilare un questionario (metodo CAWI: computer assisted web interviewing). Questa tecnica di somministrazione on-line del questionario è già stata sperimentata in passato e si è dimostrata piuttosto efficace per interviste con “testimoni qualificati”, assicurando buoni tassi di risposta. La riteniamo perciò particolarmente indicata per figure come quelle degli inventori, dotati di elevate competenze tecnico-scientifiche e socializzati alle modalità di comunicazione in rete. Il questionario servirà a testare alcune ipotesi su queste figure chiave dei processi di innovazione, da un lato raccogliendo informazioni sulle cosiddette variabili di attributo (percorso formativo professionale, mobilità territoriale e di carriera, aspetti motivazionali, forme di socialità), dall’altro sulle variabili relazionali (ricostruendone il network strumentale, quello espressivo e la specifica trama delle reti coinvolte nell’innovazione/scoperta).
L’ultimo stadio della ricerca consisterà nella realizzazione di 30 casi di studio. Questo approfondimento qualitativo servirà a ricostruire alcune "storie esemplari". Dopo aver elaborato una tipologia dei processi innovativi – a partire dai dati raccolti mediante le surveys – verranno selezionati i 30 casi più significativi e saranno svolte 120 interviste semi-strutturate con i protagonisti dell’innovazione, in modo da ricostruirne in dettaglio i meccanismi generativi. Notevole spazio sarà dedicato all’approfondimento degli aspetti relazionali, avvalendosi delle tecniche della network analysis.
L’insieme dei dati raccolti nella seconda fase dell’indagine servirà anche a testare alcune ipotesi sulla dimensione personale e relazionale dei processi innovativi, elaborate dalla letteratura sociologica ed economica. Ad esempio, alcuni dei classici della sociologia economica (Simmel e Sombart) hanno sottolineato il ruolo della marginalità sociale e politica, per spiegare la propensione imprenditoriale e innovativa presente in alcuni gruppi sociali "emarginati" (ebrei, stranieri, eretici). Più di recente, invece, la "nuova sociologia economica" ha attirato l’attenzione sul ruolo delle reti sociali, collegando l’innovazione a due aspetti della struttura sociale. Da un lato all’apertura dei reticoli e alla circolazione d’informazioni "non ridondati" mediante i cosiddetti "legami deboli"; dall’altro alla capacità di alcuni soggetti di colmare i "buchi strutturali" presenti nei network (Burt) e di mettere in collegamento tra loro risorse e sfere di attività non collegate (Granovetter). Altri contributi di taglio economico (a partire dl lavoro pionieristico di Schumpeter) o socio-psicologico (McClelland e vari altri autori successivi) hanno invece attribuito maggiore importanza ad alcuni tratti personali e motivazionali: la capacità di leadership e di rottura delle routine tradizionali; la gioia e la capacità creativa insieme al desiderio di vittoria e al need for achievement. Di recente Richard Florida è tornato su questi aspetti legando l’inclinazione della "classe creativa" verso certi stili di vita, alla scelta di contesti urbani caratterizzati da elevata apertura sociale e tolleranza per la diversità. Nel complesso queste ipotesi offerte da studi economici e sociologici si prestano a un tentativo di verifica con riferimento ai caratteri oggi prevalenti nell’attività di invenzione. L’ipotesi che intendiamo esplorare chiama in causa la centralità di figure capaci di "introdurre nuove combinazioni" dei fattori produttivi: a) mettendo in comunicazione tra loro sfere di attività e competenze prima disgiunte; b) integrando risorse diverse ma complementari (legami forti e legami deboli; conoscenza tacita e conoscenza codificata; asset interni ed esterni).
Tutti i responsabili delle unità locali hanno partecipato alla stesura del progetto di ricerca e successivamente contribuiranno alla sua messa a punto, concordando la divisione dei compiti relativi alla parte empirica. Per favorire l’integrazione tra le unità locali saranno previste riunioni periodiche dei responsabili, sia per definire gli strumenti operativi della ricerca che per valutare lo stato di avanzamento della stessa. Saranno inoltre svolte attività formative comuni, per socializzare tutti i ricercatori coinvolti alle finalità e alle tecniche dell’indagine. Infine, al termine di ognuna delle due fasi della ricerca, saranno organizzati dei seminari di discussione per valutare collegialmente i risultati raggiunti. Riteniamo che uno stretta integrazione operativa tra le unità locali – sia nella fasi di progettazione che in quella d’implementazione– rappresenti un fattore cruciale per il buon esito della ricerca.
Posta questa premessa generale, va anche aggiunto che viste le diverse competenze presenti nei vari team di ricerca, l’unità di Napoli curerà maggiormente l’approfondimento qualitativo sui 30 casi di studio.



