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UNITA' DI RICERCA
italiano
Bibliografia
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2006 – Malatesta Maria, Le professioni e la città. Bologna 1860-1914, «Società e storia», 111, pp. 51-112
2006 - Malatesta Maria, Professionisti e gentiluomini. Storia delle professioni nell’Europa contemporanea, Torino, Einaudi
2006 – Sofia Francesca, Enti pubblici e storia d’Italia. Riflessioni a partire da due case-studies regionali, «Mondo contemporaneo», 1, pp. 131-165
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1995 – Minesso Michela, The engineering Profession, 1802-1923, in Malatesta 1995
1994 – Charle Christophe, La république des universitaires 1870-1940, Paris, Le Seuil
1994 – Kuehne Thomas, Dreiklassenwahlrecht un Wahlkultur in Preussen, 1867-1914: Landstagwahlen zwischen korporativer Tradition und Politischem Massenmarkt, Dusseldorf, Droste
1994 – Musella Luigi, Individui, amici clienti. Relazioni personali e circuiti politici in Italia meridionale tra Otto e Novecento, Bologna, il Mulino
1994 - Turi Gabriele (ed.), Libere professioni e fascismo, Milano, Angeli
1993 – Sugarman David, Simple Images and Complex Realities: English Lawyers and Their Relationship to Business and Politics, 1750-1950, «Law and History Review», 2, pp. 257-301
1991 – Rossi Giampaolo, Gli enti pubblici, Bologna, il Mulino
1989 – Bourdieu Pierre, La noblesse d’état: grandes écoles et esprit de corps, Paris, Éditions de minuit
1988 – Macry Paolo, Ottocento. Famiglia, élites e patrimoni a Napoli, Torino, Einaudi
1987 – Charle Christophe, Les élites de la République 1880-1900, Paris, Fayard
1984 – Della Peruta Franco (ed.), Malattia e medicina, Torino, Einaudi
1978 – Cosi Dante e Pugliese Francesco Paolo, I modelli organizzatori degli enti pubblici, Milano, Angeli
1977 – Cromwell Valerie, Revolution or Evolution. British Government in the 19th century, London, Longman
1970 – Goguel François, Géographie des elections françaises sous la Troisième et la Quatrième République, Paris, Colin
Programma di ricerca
PROFESSIONI E POTERE NELL'ITALIA MODERNA E CONTEMPORANEAUniversità di riferimento
Università degli Studi di BOLOGNA - DISCIPLINE STORICHE - ()Responsabile dell'Unità di ricerca
Maria MalatestaDescrizione
Le professioni italiane si distinguono oggi nel panorama europeo per la capacità di conservare una forte rappresentanza politica sia su scala nazionale che su scala locale. La presenza dei professionisti italiani in politica è un dato di lungo periodo, tale per cui si può affermare che il potere professionale italiano è ancor oggi composto di due elementi fondamentali: il potere intrinseco all’esercizio delle professioni e quello connesso alla carica politica, o istituzionale, che si affianca spesso senza sostituirlo all’esercizio della professione.L’unità di ricerca bolognese intende sottoporre ad una verifica esaustiva basata sull’analisi di dati quantitativi su ampia scala questa peculiarità nazionale. All’interno di questo progetto si articoleranno quattro linee di indagine. La prima focalizzerà la fase risorgimentale come momento chiave di definizione di rapporti tra borghesia delle professioni e costruzione dell’élite politica.
Con l’Unità, l’esistenza di un Parlamento nazionale consente alla classe dirigente, composta nella maggior parte di professionisti, di diventare il luogo della sintesi delle diverse élites nazionali e locali.
Con il passaggio dall’Italia liberale a quella fascista prima e repubblicana poi si consuma nella formazione di uno Stato che costruisce la sua immagine politica attraverso la forma-partito, il processo di trasformazione della selezione delle élites, dove dalle vecchie categorie notabilari si passa ad un professionismo politico di fronte al quale le professioni “liberali” riescono a mantenere una rappresentanza di tutto rispetto.
La politica si configura nel caso italiano come uno degli strumenti fondamentali di riproduzione delle élites professionali italiane. Questa modalità di riproduzione si affianca a quella, tuttora evidente, della famiglia come luogo primario di elaborazione di strategie che consentono di trasmettere attraverso le generazioni la medesima occupazione intellettuale.
Il grado di radicamento del potere professionale nella società sarà “misurato” da due contributi, incentrato l’uno sullo studio delle professioni giuridiche e contabili nel settore economico-finanziario, e l’altro sulla presenza dei professionisti nei consigli di amministrazione degli enti pubblici italiani dall’Unità al 1975.
Il Risorgimento
L’Unità prevede lo stanziamento di un assegno di ricerca finalizzato all’affidamento ad uno specialista di una ricerca ampia e molto articolata sull’età risorgimentale.
Per Risorgimento si intenderà la vicenda del movimento liberal-nazionale, dai primordi della Restaurazione fino alla proclamazione di Roma capitale. Essa sarà analizzata in una prospettiva di storia sociale, al fine di ricostruire con una precisione finora non raggiunta su scala nazionale, la provenienza e lo status delle centinaia di medici, avvocati, tecnici, che a vario titolo sono entrati nella memoria del patriottismo, nonché le modalità discorsive con le quali i rappresentanti delle libere professioni si sono legittimati quali portavoce della nuova comunità nazionale. Si individueranno, a partire da opere di compilazione “classiche” (il Dizionario di Rosi, il Dizionario di Ercole, il Dizionario biografico degli Italiani) incrociate con dizionari regionali e con fonti più specifiche, la presenza dei professionisti nei luoghi e negli eventi che hanno scandito il processo politico, nonché le ragioni dell’appartenenza ai diversi fronti, dal moderatismo alla democrazia, al socialismo. La ricognizione prosopografica permetterà di attribuire ai professionisti (anche alle categorie all’epoca ambiguamente definite, come veterinari e architetti-artisti) una collocazione quantitativamente accertata, considerando sia gli itinerari intrapresi da ciascuna professione, sia il loro emergere come presenza collettiva dal contesto generale della borghesia. Soprattutto laddove l’appartenenza professionale si affianchi ad ulteriori indicatori di status, quali la proprietà terriera o la funzione burocratica, particolare attenzione sarà prestata alle forme dell’autorappresentazione, ricostruita a partire dalle biografie d’epoca, dagli scritti autobiografici, dalle designazioni scelte in occasione di elezioni accademiche e affiliazioni universitarie, partecipazioni ad assemblee amministrative e consultive e ai parlamenti, ai raduni di dotti, alle sottoscrizioni e petizioni.
Si privilegerà la metodologia della “rete” per costruire le mappe relazionali nelle quali i professionisti interagirono con altri attori sociali e politici, o che si formarono su scala nazionale sulla base dell’identità di “corpo”.
Il secondo versante sarà quello dell’influenza esercitata dalle professioni sul potere, attraverso un’indagine condotta su: gli Stati restaurati, il Regno delle Due Sicilie nel “nonimestre costituzionale”, le monarchie costituzionali del 1848, le Repubbliche democratiche del 1848-49, i governi della “Seconda Restaurazione”, fino al Regno di Sardegna nel “decennio di preparazione”. Da una parte, si seguirà la voce dei professionisti, espressa tramite le accademie e associazioni, i consigli locali, i congressi degli scienziati, una fitta attività pubblicistica finora alquanto trascurata. Dall’altra parte, saranno analizzate le ricadute concrete di tali pressioni in termini di riforme legislative, regolamentazione dell’istruzione superiore, creazione di nuove istituzioni e organi consultivi, ma anche in termini di riconoscimenti simbolici (ad es. tramite il cavalierato). L’indagine mira inoltre a ricostruire i transfer culturali che collegarono i professionisti italiani tra di loro e con l’Europa.
Questa ricerca sarà condotta su varie tipologie di fonti: a) la pubblicistica “grigia” fino al 1871; b) le riviste “enciclopediche” prima e dopo il 1848; c) le riviste “specialistiche” che fiorirono durante l’età del Risorgimento (delle quali si traccerà per la prima volta una mappatura esaustiva); d) le memorie e le corrispondenze di alcuni professionisti-patrioti; e) i repertori legislativi degli Stati restaurati; f) la pubblicistica inerente ai progetti di riforma universitaria dal 1816 alla metà degli anni ’50.
Parlamento e professioni dall’età liberale a oggi
La ricerca sarà svolta da Cammarano e Piretti. Per studiare il mondo dei parlamentari come classe a sé non si può prescindere dallo studio di una biografia biografico/parlamentare dei singoli soggetti e soprattutto dal loro background di provenienza sia come formazione che come classe sociale.
La ricostruzione di questa sorta di radiografia dei parlamentari permette poi di fare un ulteriore passo verso la comprensione di quelle che sono le dinamiche di gestione del potere. Permette cioè di capire come si ricostruisce, all’interno del Parlamento, la stessa gerarchia che a livello di società civile seleziona il notabilato, a cui vanno ricondotti i rapporti di patronage classici della società ottocentesca e che vengono messi di fatto in crisi con l’avvento della prima guerra mondiale che prelude, anche in Italia, al passaggio da una politica di tipo notabilare ad una politica gestita dai partiti.
Lo studio che si vuole condurre intende indagare la classe parlamentare nelle diverse fasi della storia italiana: la deputazione del Regno; gli eletti nel ventennio fascista; il professionismo dei “resistenti”, che si ricollega alla rappresentanza repubblicana.
In ogni singolo periodo sarà fatta massima attenzione ai seguenti aspetti: a) aspetto temporale (età del parlamentare e arco temporale durante il quale si ricopre la carica di parlamentare); b) aspetto geografico (provincia di nascita e collegio elettorale nel quale si ottiene l’elezione); c) ruolo che il parlamentare viene a giocare all’interno degli organi dello Stato (in ambito governativo e in ambito parlamentare [commissioni parlamentari]); d) background formativo (titolo di studio); e) professione esercitata prima di intraprendere la carriera parlamentare
L’universo di professioni considerate sarà evidentemente molto vasto e andrà dalle classiche professioni giuridiche [avvocato, notaio, magistrato], alle cosiddette libere professioni [ingegneri, medici, architetti, veterinari, farmacisti, agronomi], alle professioni legate all’insegnamento [maestri, professori di scuola media, docenti universitari], ai lavori dipendenti di diversa natura, fino ad arrivare al professionismo politico [organizzatori sindacali, quadri di partito] e infine al “non professionismo” che riguarda tutti coloro che soprattutto nell’Ottocento erano definiti nella loro scheda parlamentare come nobili o possidenti).
L’interrogazione di questi database, volta a mettere in comunicazione le diverse informazioni che il profilo biografico parlamentare dei soggetti considerati contiene, permetterà di evidenziare alcuni macrofenomeni seguendo in particolare tre variabili:
1. come muta nel tempo l’universo dei parlamentari considerando: a) le professioni esercitate prima di arrivare alla carriera parlamentare; b) età e professioni esercitate;
2. come muta da un punto di vista geografico l’universo dei parlamentari considerato, ovvero se esiste un collegamento anche di tipo territoriale tra la professione dell’avvocato, dell’ingegnere ecc.. e l’area di provenienza del parlamentare;
3. possibili relazioni che intercorrono tra i due fenomeni (temporale e spaziale).
Accanto a questa analisi, che ha come campo d’indagine la deputazione dei rappresentanti della Nazione, sarebbe rilevante affrontare anche alcuni case-studies a livello periferico, al fine di mettere a fuoco nel lungo periodo la relazione tra professionismo politico a livello centrale e professionismo politico a livello periferico, ovvero quali direttrici si possono evidenziare studiando il rapporto tra professioni e rappresentanza territoriale (comune, provincia e successivamente regione) e se questo presenta elementi di continuità/discontinuità con lo studio relativo alle diverse fasi della storia politica nazionale.
La ricerca si baserà prevalentemente su:
1) fonti primarie: schede dei parlamentari reperibili presso l’Archivio storico della Camera dei deputati; statistiche ufficiali; le «navicelle» con i profili dei parlamentari; repertori;
2) fonti secondarie: studi di microstoria; memorialistica.
Strategie di riproduzione
La ricerca, che sarà svolta da Malatesta, si occuperà del tema della riproduzione nell’ambito delle professioni intellettuali. La metodologia di ricerca adottata ha come punto di riferimento privilegiato gli studi sociologici e storiografici francesi, per cui sarà basata fondamentalmente su ricerche archivistiche condotte su fonti seriali e su dati statistici. In particolare, Malatesta utilizzerà una banca dati relativa a Bologna per il periodo 1860-1940, che è stata composta consultando le fonti successorie, gli albi professionali di medici, avvocati e ingegneri, gli “Indicatori della città di Bologna”, l’Anagrafe del Comune di Bologna, e alcuni archivi privati di famiglie di professionisti che ancora oggi esercitano nella città.
La ricerca evidenzierà le strategie che, a seconda delle professioni e dei contesti storico-politici, hanno guidato la riproduzione sociale all’interno delle famiglie di avvocati, medici, ingegneri bolognesi. Questo campione locale, indagato in maniera sistematica, sarà messo a confronto con i dati attualmente disponibili per altre città.
Professioni, economia e enti pubblici
Cantagalli indagherà il ruolo svolto dalle élites delle professioni giuridico-contabili, costituite da giuristi d’affari, ragionieri e commercialisti, nell’economia e nella finanza italiane dagli anni ’80 dell’Ottocento fino agli anni ’60 del Novecento. Questa élite occupò ruoli di potere grazie alla combinazione di competenze e di legami interoganizzativi. Questo è ancor più evidente per i ragionieri e i dottori commercialisti, che non godevano dello status delle professioni liberali tradizionali e non appartenevano in modo organico al notabilato.
Per i professionisti dell’area giuridico-contabile il saper fare tecnico e il saper fare sociale appaiono strettamente intrecciati. La consulenza giuridica, amministrativa e contabile da essi prestata alla clientela pubblica e privata (amministrazioni locali, organi della giustizia, grandi imprese e istituti di credito), e i legami di fiducia che si sono instaurati, sono stati lo strumento per la costruzione di una capillare rete di rapporti all’interno del mondo economico e di quello politico. Utilizzando il proprio sapere professionale l’élite dei professionisti giuridico-contabili ha svolto il ruolo strategico di tramite fra due mondi spesso espressione e portavoce di strategie e di poteri in difficile equilibrio, quello industriale e finanziario e il mondo della politica.
Allo scopo di far emergere le dinamiche economiche, politiche e sociali di cui i professionisti giuridico-contabili sono stati protagonisti verrà utilizzata una pluralità di fonti. In primo luogo fonti archivistiche, tra le quali appaiono fondamentali gli archivi comunali e delle opere pie, gli archivi delle banche, nonché i materiali conservati presso archivi privati. Lo studio di una vasta gamma di fonti a stampa, quali, ad esempio, gli albi professionali, riviste di categoria, gli “Indicatori” delle città, gli elenchi degli amministratori cittadini e dei consiglieri comunali e provinciali, gli elenchi dei membri dei circoli cittadini e delle associazioni culturali servirà, poi, a disegnare la rete delle relazioni, delle aderenze e dei legami che i professionisti giuridico-contabili riuscirono ad intrecciare. A completamento si intende affrontare l’analisi di qualche biografia rappresentativa. Le indagini su casi individuali saranno condotte in modo tale da far emergere nella loro pienezza questioni altrimenti eluse ad un livello di osservazione aggregato.
La ricerca di Sofia e Giorgi sarà finalizzata a individuare la presenza dei professionisti negli enti pubblici, e il ruolo da essi ricoperto al loro interno. Essa si baserà essenzialmente sulla banca-dati costruita da Sofia, per conto della Direzione generale dei beni archivistici del Ministero per i beni e le attività culturali, “Enti pubblici e organismi affini, 1861-1975”, che raccoglie le schede di circa 44.000 istituzioni riconosciute come “pubbliche” dall’ordinamento italiano nell’arco di tempo considerato.
Alcune questioni saranno oggetto di particolare attenzione. Tra queste, la presenza dei professionisti nei consigli di amministrazione degli enti di rilevanza nazionale (enti pubblici economici, enti previdenziali, ecc.), così come delle maggiori imprese pubbliche controllate. Se è vero infatti che la presenza dei professionisti all’interno delle assemblee parlamentari tende a diminuire con la fine dell’età liberale, finora non si è mai appurato se tale perdita sia stata compensata con la loro presenza in questi circuiti finanziari introdotti massicciamente dal fascismo e connotanti in maniera indelebile la storia economica e politica dell’età repubblicana. In tal caso l’analisi potrebbe concentrarsi su quegli enti classificati da Cosi e Pugliese 1978, con una spesa annua superiore ai 51 miliardi di lire, mentre per le imprese pubbliche si potrebbe ipotizzare un’indagine “campione” su quelle controllate dall’Iri e dall’Efim.



