Vai al contenuto| Home page|

   Ti trovi in: HOME »Programmi, progetti e risultati »I progetti »PRIN - Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale»Programma di ricerca»Unità di ricerca
INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
Bibliografia del gruppo di ricerca in aggiunta ai titoli indicati nei curricula:
E. Brambilla, Il sistema letterario di Milano: professioni nobili e professioni borghesi dall’età spagnola alle riforme teresiane, in Economia, istituzioni, cultura nell’età di M. Teresa, Bologna 1982, vol. III
A. Forti Messina, I medici condotti nell’ottocento preunitario. Il caso della provincia di Napoli, in Timore e carità. I poveri nell’Italia moderna, Cremona 1982
A. Forti Messina, I medici condotti all’indomani dell’Unità, in Salute e classi lavoratrici in Italia dall’Unità al fascismo, Milano 1982
M. Canella, Luigi Broggi. I miei ricordi 1851-1924, Milano 1989
E. Brambilla, La medicina nel Settecento: dal monopolio dogmatico alla professione scientifica; M.L. Betri, Il medico e il paziente:i mutamenti di un rapporto e le premesse di un’ascesa professionale (1815-1859), in Storia d’Italia, Annali 7, Malattia e medicina, Torino, 1984
A. Forti Messina, I medici condotti e la professione del medico nell’Ottocento, in “Società e storia”, 1984
G. Liva, La formazione professionale di ingegneri e agrimensori in Lombardia dal 500 al primo decennio dell’800, in L’immagine interessata. Territorio e cartografia in Lombardia tra 500 e 800, Milano 1984
G. Liva, Il Collegio degli ingegneri e agrimensori di Milano dal 500 al primo decennio dell’800, in Cartografia e istituzioni in età moderna, in “Atti della Società ligure di storia patria”, 1986
E. Brambilla, Le professioni scientifico-tecniche a Milano e la riforma dei Collegi privilegiati, in Ideologia e scienza nell’opera di Paolo Frisi, Milano 1987
M.P. Donato, Il personale dell’ospedale di S. Spirito in Sassia (1798-99). Fonti e problemi per una storia dei medici tra Sette e Ottocento, in Popolazione e società a Roma dal medioevo all’età contemporanea, Roma 1998
A. Forti Messina, I medici militari, in L’arte di guarire, Bologna 1993
G. Bigatti, Il corpo di acque e strade tra età napoleonica e Restaurazione (1806-1848), in “Società e storia”, 1992
M.L. Betri, A. Pastore, L’arte di guarire. Aspetti della professione medica tra Medioevo ed età contemporanea, Bologna 1993
G. Bigatti, La provincia delle acque. Ambiente, tecnici e istituzioni in Lombardia tra Sette e Ottocento, Milano 1994
M.P. Donato, Alcune ipotesi sulla borghesia delle professioni e la Repubblica del 1798-99: il caso dei medici del S. Spirito in Sassia, “Roma moderna e contemporanea”, 1994
G. Maifreda, Credito e agricoltura. La Banca agricola milanese e la cultura agraria tra Otto e Novecento, in La Banca agricola milanese (1874-1997), Milano 1997
E. Brambilla, Università, scuole e professioni in Italia dal primo 700 alla Restaurazione: dalla ‘costituzione per ordini’ alle borghesie ottocentesche, in “Annali dell’Istituto storico italo-germanico in Trento”, 1997
A. Forti Messina, Il sapere e la clinica. La formazione professionale del medico nell’Italia unita, Milano 1998
G. Bigatti, La matrice di una nuova cultura tecnica. Storie di ingegneri (1750-1848), in Amministrazione, formazione e professione: gli ingegneri in Italia tra Sette e Ottocento, Bologna 2000
G. Bigatti, Gli accidentati sentieri dell’innovazione. “Macchinisti”, tecnici, ingegneri nella Lombardia della Restaurazione, in “Storia in Lombardia”, 2002
M.L. Betri, Per una storia della professione medica in età preunitaria: il caso di Cremona, in Cultura, religione e trasformazione sociale. Milano e la Lombardia dalle riforme all’Unità, Milano, 2001
G. Maifreda, Negozianti e banchieri nella Milano della Restaurazione: una fonte classificatoria, in “Storia in Lombardia”, 2001
M.L. Betri, Gli agronomi nell’Ottocento: dall’arte alla professione, in Storia delle professioni in Italia tra Ottocento e Novecento, Bologna 2002
M. Canella, “La nozione della necessità”, in La città borghese. Milano 1880-1968, Milano 2002
M. Canella, Architettura a Milano nel secondo dopoguerra, in La fabbrica del futuro. Milano 1945-1965, Milano 2004
M.P. Donato, La medicina clinica moderna in Europa e l’eredità di Foucault, “Storica”, 2004
M. Soresina, Dal notaio “riconosciuto” al notai affermato. Il notariato dopo il 1875, in Notai a Parma. X-XX secolo, Milano 2006
N. Del Corno e A. Porati, Il giornalismo lombardo nel decennio di preparazione all’Unità, Milano 2005
M. Canella, E. Puccinelli, Beneficenza e Risparmio. Guida ai documenti preunitari della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, Milano 2005
P. Zocchi, Il Comune e la salute. Amministrazione municipale e igiene pubblica a Milano (1814-1859), Milano 2006
P. Zocchi, Medici e medicina al Pio Albergo Trivulzio, in La vita fragile. Dipinti, ambienti, immagini di Martinitt, Stelline, Pio Albergo Trivulzio nella Milano del lungo Ottocento (1815-1915), Milano 2007
M.P. Donato, Scienziati al servizio dell’Impero o viceversa? L’accademia dei Lincei fra due Restaurazioni, in L’Impero e l’organizzazione del consenso. Religione, cultura e diritto al servizio del potere napoleonico: gli Stati Romani, Soveria Mannelli 2007

Programma di ricerca

PROFESSIONI E POTERE NELL'ITALIA MODERNA E CONTEMPORANEA
Università di riferimento
Università degli Studi di MILANO - SCIENZE DELLA STORIA E DELLA DOCUMENTAZIONE STORICA (MEDIOEVO, ETA' MODERNA, ETA' CONTEMPORANEA) - ()
Responsabile dell'Unità di ricerca
Elena Brambilla
Descrizione
Il progetto di ricerca sulle professioni lombarde dall’antico regime al XX secolo si articola in diverse direttrici di analisi, secondo tre grandi scansioni cronologiche: la fase di trapasso dall’antico regime all’età napoleonica, i decenni dalla Restaurazione all’Unità, il più lungo periodo dall’età liberale al pieno Novecento. Pur concentrandosi sul caso lombardo, l’unità manterrà costantemente una prospettiva comparatistica relativamente ad altre realtà della penisola, in particolare nei decenni preunitari, nelle quali le forme di potere e la configurazione dei rapporti tra autorità statale e élites urbane e tra Stato e Chiesa possono rivelare analogie e differenze utili alla comprensione dell’evoluzione del campo professionale tra età moderna e contemporanea. La ricerca intende in primo luogo indagare la normativa introdotta dal 1796 all’età napoleonica e austriaca, al fine di colmare il vuoto legislativo lasciato dalla soppressione dei Collegi dei dottori e delle corporazioni d’antico regime, proponendosi altresì di valutare in che misura le idee, allora prevalentemente liberiste, sul mercato si applicarono anche all’esercizio professionale, e in che misura si scontrarono invece con la forte e antica tradizione associativa e corporativa lombarda. Meritano infine un attento riesame le riforme universitarie e para-universitarie a Pavia e a Milano, dal secondo Settecento all’Unità, per individuare gli istituti (come il Direttorio medico, la Scuola di Alta Legislazione, ecc.) specificamente preposti ad avviare le professioni all’abilitazione professionale e al tirocinio per la libera pratica.

Cultura e professione medica
Nell’ottica comparatistica di cui si è detto, sempre in tema di declino e fine del monopolio corporativo dei collegi professionali, potrà essere significativo raffrontare il caso lombardo con la realtà dello Stato pontificio, vertendo una parte della ricerca sulle professioni sanitarie nella Roma papale, ove appare forte la dinamica tra un assetto corporativo stabile, promosso dal potere politico-ecclesiastico anche in chiave religiosa, e i fenomeni di mobilità sociale e culturale de/tra i diversi segmenti dell’arte, che fanno perno su un sistema istituzionale multiforme, nonché sul capitale simbolico offerto dal papato al sapere medico. In particolare, si indagheranno gli scarti introdotti a partire dalla seconda metà del XVII secolo (rivalutazione e stabilizzazione della formazione per i chirurghi maggiori e minori; modifiche dell’assetto collegiale e delle dinamiche del ricambio; cambiamento dei curricula dell’insegnamento per i medici; valorizzazione delle forme di autoformazione come le accademie) al fine di delineare il mutevole profilo sociale e intellettuale di questi professionisti di antico regime e di cogliere le premesse intellettuali e ideologiche alla crisi dei valori e assetti cetuali. Questa si manifesterà nell’epoca francese e nella Restaurazione, sia nella forma di tensioni interne alla professione e di questa con lo Stato (in particolare durante il periodo di annessione all’Impero napoleonico), sia nella forma di partecipazione politica al processo risorgimentale.
Costituisce, in quest’ultimo contesto, un caso emblematico di un esercizio professionale in cui la scienza medica si coniugò all’impegno politico e civile la vicenda di Andrea Verga (Treviglio 1811 – Milano 1895), uno dei principali protagonisti e promotori dello sviluppo della psichiatria come branca autonoma e scientificamente riconosciuta della medicina. Lo studio delle sue carte inedite conservate presso l’archivio del Museo del Risorgimento di Milano costituirà la base documentaria per ricostruire sia il percorso professionale che lo condusse, da brillante anatomico formatosi alla scuola pavese di Bartolomeo Panizza, a cambiare indirizzo dedicandosi alla nuova disciplina, sia la sua rete di relazioni scientifico-culturali, sia il suo ruolo in alcune importanti istituzioni milanesi.

“Professioni minori”
Nel tentativo di ampliare l’ottica di indagine, in età preunitaria, in un campo ancora largamente sconosciuto, la ricerca tenterà di far riemergere anche figure professioniali “minori”, come nel caso delle maestre private che operarono in territorio lombardo tra la fine della dominazione napoleonica e il ritorno degli Asburgo. Il reperimento di un corposo fondo di documenti nell’Archivio di Stato di Milano riguardanti più di un migliaio di donne, sollecita a considerare la particolare declinazione di un ruolo all’interno della difficile e contraddittoria professionalizzazione del maestro nell’“ordine scolastico” lombardo-veneto, nel quale il governo austriaco investì non solo in termini di risorse, ma anche in quanto canale di mediazione fra Stato e società. Una mappatura della dislocazione territoriale delle maestre private in Lombardia consentirà di ricostruire, incrociando dati quantitativi e qualitativi, le caratteristiche socio economiche e i percorsi formativi di questo gruppo magistrale. Ne emergeranno alcune fasi della transizione dalla “maestra di putti” di ancien régime, priva di qualsiasi tipo di controllo statale, alla figura di maestra privata inquadrata all’interno di un sistema scolastico pubblico che detta regole e impone controlli, al fine di chiarire il ruolo e il peso dell’insegnamento privato nella prassi del sistema di educazione femminile.

Discipline politecniche
Dopo l’Unità, l’osservatorio lombardo si presta in modo particolare per valutare i ruoli che svolsero, nel plasmare l’esercizio e la disciplina professionale, da un lato lo Stato e dall’altro il mercato. Tra Ottocento e primo Novecento lo sviluppo delle attività mercantili, industriali, finanziarie del bacino milanese-lombardo, sommata alla lontananza dello Stato, crearono un ambiente favorevole alle funzioni di mediazione tecnico-intellettuale fornite dalle professioni. Uno degli obiettivi dell’indagine quindi sarà sia di individuare in che misura i modi di alcuni esercizi professionali furono influenzati, come nel mondo anglosassone, dal libero mercato, sia quali furono gli strumenti e i tramiti di formazione di nuovi saperi professionali.
Nella storia del professionismo lombardo, quello legato alla cultura politecnica ha giocato un ruolo centrale nel contesto nazionale ed europeo in età moderna e contemporanea. Alla formazione dei saperi politecnici sarà dunque dedicata una parte fondamentale dell’indagine e in particolare verrà destinato a questi temi un assegno di ricerca annuale, che partirà da una ricognizione capillare delle fonti archivistiche e delle raccolte librarie. Dopo aver ultimato l’Inventario dell’archivio del Venerando Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano e il censimento della documentazione relativa alla storia del Collegio presso i maggiori archivi e biblioteche milanesi (Archivio di Stato, Archivio Storico Civico, Biblioteca Ambrosiana, Biblioteca Nazionale Braidense) lungo l’arco cronologico 1573-1796, la ricerca intende affrontare la storia del Collegio degli ingegneri e architetti di Milano tra il XVI e il XX secolo e la nascita degli ordini professionali moderni legati alle discipline politecniche (ingegneri, architetti, ma anche geometri, agronomi, ecc.).
Contemporaneamente verranno effettuati la catalogazione e lo studio per filoni tematici (trattati di architettura, trattati di urbanistica, scienza delle costruzioni e dei materiali, idraulica, ponti e strade, età del vapore, elettrotecnica, ingegneria sanitaria, manuali e strumenti professionali, macchine e lavoro, oggetti industriali e protodesign, riviste) dei circa 25.000 volumi che compongono la Biblioteca del Collegio degli ingegneri e architetti di Milano, nata grazie al lascito dell’ingegner Elia Lombardini, uno dei maggiori idraulici dell’Ottocento. Tali ricerche consentiranno di seguire l’articolazione dell’esercizio professionale e i mutamenti dei suoi referenti scientifici e culturali nel lungo periodo.
Infine una parte del gruppo di ricerca svolgerà un’indagine sulla fisionomia e sul ruolo di professionisti provenienti da facoltà politecniche ed economiche nell’imprenditoria italiana del Novecento, attraverso l’utilizzo di fonti orali: in particolare verranno realizzate interviste a personale specializzato di grandi imprese legate alla produzione alimentare e all’edilizia cooperativa.

Economia e finanza
Un altro polo della ricerca verterà su professionalità correlate alla centralità del ruolo dell’imprenditoria, del commercio e della finanza nella realtà milanese e lombarda. Uno dei filoni di indagine, in particolare, affronterà il tema dell’archeologia del sapere economico e la nascita delle professionalità economiche. L’età a cavallo tra Rinascimento e Rivoluzione scientifica ha visto la fondazione culturale ed epistemologica dell’edificio teorico e dell’identità professionale dell’economia e dell’economista. Spesso gli studi di storia del pensiero economico sottovalutano il ruolo svolto in tutta Europa dai presupposti concettuali e dalle professionalità di mondi apparentemente estranei ai canoni del mainstream economico degli ultimi tre secoli, a partire dai medici e dagli astronomi fino ai matematici, ai teologi e ai filosofi. Si tratta di saperi e figure che tra Cinque e Seicento fondarono i presupposti metodologici del pensiero occidentale moderno in tema di valore, prezzo, moneta, lavoro. Un approccio autenticamente interdisciplinare indagherà dunque l’archeologia (in senso foucaultiano) dell’economia, non solo per esaminare i discorsi che furono effettivamente compiuti fin da prima dei suoi testi fondativi, ma anche per cogliere i presupposti della nascita dell’economia come scienza sociale autonoma, coltivata da un nuovo ceto professionale.
L’accentuarsi della vocazione terziaria della capitale lombarda ha suscitato nuovi interessi di ricerca sulle istituzioni finanziarie e sulle reti bancarie ottocentesche, di cui si è dato conto in alcuni recenti lavori sui rapporti tra “negozio” e banca e sulla finanza privata nell’area milanese, grazie ai quali la comunità economico-finanziaria si è rivelata molto più complessa e dinamica di quanto si sia ritenuto in passato. Anche gli studi sulle minoranze evangeliche ed ebraiche hanno contribuito a ravvivare l’attenzione per la composita realtà dell’élite milanese degli affari. Aprendo nuove questioni di sicuro interesse, queste ricerche hanno anche reso più evidenti le lacune nella conoscenza dei presupposti dello sviluppo, della struttura, delle gerarchie del sistema finanziario lombardo tra prima e seconda metà del XIX secolo. Uno degli obiettivi della ricerca sarà di contribuire a illuminare, individuando alcune delle figure più significative, alcuni aspetti ancora poco esplorati dell’attività del banchiere, il suo ruolo non solo all’interno della comunità d’affari, ma anche nell’evoluzione del sistema finanziario milanese e lombardo.
Oltre a ricostruire le modalità di formazione del suo sapere professionale e le pratiche del suo esercizio, saranno prese in esame le tipologie delle relazioni che legavano gli operatori lombardi alla comunità d’affari locale, ed anche alla rete finanziaria italiana ed europea, delineandone l’evoluzione nel corso del secolo, ripercorrendo gli scambi, anche culturali, che questi network promuovevano, e tentando di mettere in luce, infine, i complessi e intricati rapporti tra finanza e politica. Sempre nell’ambito delle professionalità legate al crescente sviluppo delle attività finanziarie e ai più recenti effetti dirompenti della globalizzazione economica, la ricerca prenderà in esame la figura degli agenti di cambio milanesi e dei loro procuratori alle grida, dal secondo dopoguerra agli anni novanta, privilegiando l’uso delle testimonianze orali,raccolte intervistando altrettanti protagonisti del parterre della Borsa di Milano. Lo studio trarrà lo spunto dalla profonda cesura dalla legge n. 1 del 2 gennaio 1991 che ha avviato una trasformazione istituzionale e organizzativa della Borsa italiana, recependo i profondi rivolgimenti in atto sul piano nazionale e internazionale a livello macroeconomico, politico e tecnologico. La Borsa valori, che nell’ordinamento giuridico italiano era, dalle sue origini napoleoniche, un’istituzione pubblica, viene privatizzata. L’agente di cambio, che nell’ordinamento italiano dal 1913 si configurava come broker o mediatore puro e deteneva il monopolio della mediazione in titoli, ha perduto questa esclusiva, esaurendosi come attore economico e sociale, e concludendo la sua esperienza professionale.

Associazionismo e amministrazione pubblica
Anche nell’ambito dell’associazionismo Milano e la Lombardia hanno scritto pagine originali, e proprio a un particolare organismo associativo, nato agli inizi del Novecento con finalità di organizzazione del tempo libero e fortemente contraddistinto dalla presenza della borghesia delle professioni, sarà dedicata una parte della ricerca. Verrà così ricostruita la storia di un noto circolo milanese fondato per impulso di alcuni esponenti della grande imprenditoria lombarda, inserendone la vicenda nella più lunga parabola delle altre esperienze nazionali e internazionali, con particolare attenzione ad analoghe iniziative ispirate al modello anglosassone. Seguendo lo sviluppo dell’associazione, dal 1901 ad oggi, in stretta relazione con la storia politica, economica e culturale della società milanese, un approccio prosopografico consentirà di conoscere più a fondo un significativo segmento dell’élite imprenditoriale, finanziaria e professionistica milanese e lombarda.
Un ultimo capitolo della ricerca, ma certo non ultimo per importanza, concernerà un’altra delle questioni nodali nella storia del moderno professionismo, ovvero il suo ruolo di mediazione nel rapporto con le amministrazioni locali (comuni e province). Nell’arco cronologico compreso tra l’Unità e il fascismo, sarà preso in considerazione il contributo fattivo delle associazioni professionali e di singoli professionisti (impiegati, consulenti, voci critiche, ecc.) all’amministrazione, in relazione tanto alle politiche di gestione/miglioramento del territorio (viabilità, arredo, igiene e così via.), quanto più in generale alle questioni fiscali/daziarie, di riorganizzazione/creazione degli uffici e dei servizi (specie quelli a rete). Anche in questo caso, l’approccio prosopografico consentirà, in una seconda fase, di delineare alcuni profili professionistici di uomini impegnati nella pubblica amministrazione e nella vita politica locale, sia in età preunitaria che nel secondo dopoguerra.