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UNITA' DI RICERCA
italiano - english
Bibliografia
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Programma di ricerca
Il tardo Illuminismo e la crisi dell’Antico Regime in EuropaUniversità di riferimento
Università degli Studi di TORINO - STUDI POLITICI - ()Responsabile dell'Unità di ricerca
Vincenzo FerroneDescrizione
L’unità di ricerca, oltre a svolgere funzioni di coordinamento dell’intero progetto, mira a fornire il quadro generale di riferimento attraverso la messa a fuoco dei caratteri originali del tardo Illuminismo dal punto di vista dei modelli politico-religiosi e delle forme della comunicazione pubblica con particolare attenzione al tema dei diritti umani (libertà individuale, in polemica con la schiavitù; libertà di pensiero; tolleranza; giustizia sociale; felicità individuale). Il movimento illuminista viene studiato soprattutto nel contesto italiano e francese, ma con uno sguardo comparativo al mondo europeo e posto in relazione con le varie realtà istituzionali dei differenti contesti, geografici e culturali, presi in esame dai componenti dell’unità locale tenendo conto delle specifiche competenze di ciascuno.Per quanto riguarda l’emergere del repubblicanesimo e del costituzionalismo nel secondo Settecento, l’attenzione si concentra in primo luogo sulla penisola italiana. Nello sforzo di ridefinire il pensiero politico del tardo Illuminismo, il coordinatore, continuando un progetto avviato con lo studio di Gaetano Filangieri e della sua Scienza della legislazione, esamina ora non soltanto testi di carattere politico-giuridico, quali quelli di A. Genovesi, F. M. Pagano, ma anche testi letterari, come quelli di V. Alfieri, del cui teatro si mira a sottolineare la fondamentale funzione educativa e politica considerando l’ampia circolazione del genere fra un pubblico di tipo intercetuale.
Sulla repubblica veneta si concentra F.M. Paladini, la cui ricerca affronta la crisi della costituzione repubblicana nel contesto dello sfaldamento settecentesco delle tradizionali forme di dominazione coloniale o dipendenza in Dalmazia, Albania e Levante, coeva alla metamorfosi degli spazi imperiali mediterranei, inaugurata ai tempi delle guerre di successione e della guerra bosniaca, acuita in quelli della guerra dei Sette anni. L’attenzione viene rivolta alle progettualità del ceto di governo e al discorso costituzionale, in rapporto alle contemporanee spinte riformatrici veneziane ed europee, ma soprattutto alla mutazione dei linguaggi politici accelerata dalle rivoluzioni settecentesche e al dibattito costituzionale tardoilluminista, nonché all’osservazione - consapevole nei contemporanei - della crisi istituzionale ottomana. Fonti interrogate sinora con attenzione alla sola storia veneziana, quali la trattatistica di governo, verranno a tal fine ricontestualizzate nel più largo dibattito costituzionale europeo e atlantico, mentre fonti amministrative, come le serie dei dispacci degli ambasciatori presso le corti europee (specialmente Costantinopoli) e dei governanti nei territori dominati dalla repubblica, saranno riconsiderate come deposito di progettualità e laboratorio di mediazione politica.
Per la messa a punto del profilo di I. Bianchi, proseguendo la ricerca già avviata nell’ambito del precedente programma di ricerca di interesse nazionale (2005), S. Variara si concentra sulla sua vasta raccolta di lettere autografe, conservate manoscritte in varie biblioteche italiane ed europee (Milano, Venezia, Firenze, Napoli, Palermo, Parigi, Londra, Copenaghen). Portando alla luce la corrispondenza epistolare quale forma di comunicazione intellettuale di primo piano nell’ambito della repubblica delle lettere, Variara mira a ricostruire i réseaux culturali costruiti da Bianchi con l’obiettivo di individuare la circolazione e la ricezione dei testi philosophiques (molti dei quali proibiti) e di enucleare il pensiero bianchiano, in particolare intorno ai temi dei diritti naturali, del repubblicanesimo e del costituzionalismo.
Sul mondo francese lavora G. Rutto, la cui indagine mira a ricostruire il dibattito costituzionale nel contesto della Francia degli anni Ottanta del Settecento attraverso la vasta produzione di opere, saggi, pamphlet che vari rappresentanti dei Parlamenti francesi pubblicarono nel periodo immediatamente precedente la rivoluzione francese. Si mira qui a individuare, da un lato, i termini del dibattito politico-costituzionale che caratterizzò la Francia negli anni di crisi dell’Antico Regime e, dall'altro, a seguire il mutamento e il maturare di un nuovo lessico politico relativo in particolare a voci quali “patria”, “patriottismo” e “nazione”. La documentazione di riferimento è conservata presso la Bibliothèque nationale di Parigi e la Bibliothèque historique de la ville de Paris.
Riguardo agli approfondimenti tematici, Patrizia Delpiano esamina il rapporto tra Illuminismo e schiavitù partendo dalla constatazione che la stagione dei Lumi coincise con il periodo di maggiore prosperità della tratta degli schiavi in America. Basti pensare al fatto che il numero degli schiavi imbarcati in Africa passò dai 509.500 del periodo 1676-1700 ai 1.921.000 del 1776-1800 (O. Pétré-Grenouilleau, 2006, p. 166). D’altra parte, come è stato notato di recente (E. Noël, L’esclavage dans la France moderne, “Dix-huitième siècle”, 2007, 3, pp. 361-383), la questione della schiavitù riguardava non soltanto le colonie, ma pure la madrepatria, se si pensa che migliaia di neri furono condotti in Francia dopo le perdite coloniali alla fine della guerra dei Sette anni. Obiettivo è quello di affrontare il problema della supposta ambiguità sul tema in questione da parte del mondo europeo dei Lumi, spesso accusato di essere all’origine del colonialismo e della sua legittimazione, studiandone nel contempo le forme della comunicazione pubblica attraverso la letteratura destinata a un pubblico ampio, ovvero teatro e romanzo, oggetti di consumo culturale per eccellenza nel secondo Settecento.
Il tema “Giansenismo e secolarizzazione della ragione pubblica nel tardo Settecento italiano” viene affrontato da F. Motta con l’obiettivo di indagare le relazioni fra pensiero giuridico-politico e pensiero teologico in una stagione del cattolicesimo italiano che, dagli anni Settanta del XVIII secolo alla rottura rivoluzionaria, si configura come la sola esperienza nella penisola di interazione fra corpo episcopale e potere civile che possa essere qualificata come Staatskirchentum. L’attenzione si concentra sulla Lombardia e sulla Toscana, ove il riformismo asburgico elaborò una strategia a vasto raggio di mutamento della società cristiana nella direzione dello sfoltimento del clero regolare e del disciplinamento dei fedeli attraverso la loro integrazione nella rete delle parrocchie. L’attenzione si concentra, in particolare, sui rapporti tra il linguaggio giuridico di questa strategia (quello del riformismo illuminato) e il linguaggio teologico di Tamburini, De’ Ricci e dei padri del sinodo di Pistoia, ossia quello della tradizione giansenista con il suo antiritualismo, la sua concezione paolino-agostiniana del potere politico, la sua insistenza sulla Scrittura come baricentro della pietà individuale.
Si prevede la pubblicazione a stampa (in saggi e volumi) dei risultati della ricerca in lingua italiana, francese e/o inglese.



