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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano
Bibliografia
Audi R. – Walterstorff N., “Religion in The Public Square. The place of religious convictions in political debate”, Lanham 1997.
Bancalari S., “Intersoggettività e mondo della vita. Husserl e il problema della fenomenologia”, Padova 2003.
Baubérot J., “Laïcité 1902-2005, entre passion et raison”, Paris 2004.
Berger P. (a cura di), “The Desecularization of the World”, Washington 1999.
Berger P. – Luckmann T., “La realtà come costruzione sociale”, Bologna 1973.
Blanchot M., “La comunità inconfessabile”, Milano 2000.
Hick J., “The Rainbow of Faiths. Critical Dialogues on of Religious Pluralism”, London 1995.
Casanova J., “Public religions in The Modern World”, Chicago 1994.
Derrida J., “Fede e Sapere. La religione nei limiti della ragione”, Roma-Bari 1994.
Di Gaetano G.C., “Alvin Plantiga: la razionalita della credenza teistica”, Brescia 2006.
Dombrowski D.K., “Rawls and Religion, The Case for Political Liberalism”, Albany 2001.
Durkheim E., “Il suicidio; L'educazione morale”, Torino 1969.
Frazer J.G., “Il ramo d'oro: studio sulla magia e la religione”, Torino 1965.
Greenawalt K., “Religion and The Constitution”. vol. 1: “Free exercise and fairness”, Princeton 2006.
Habermas J., “Etica del discorso”, Bari-Roma 1985.
Habermas J., “Il discoso filosofico della modernità”, Bari-Roma, 1987.
Habermas J., “Teoria dell'agire comunicativo”, Bologna, 1986.
Henrich D. – Horstmann R.P., “Hegels Logik der Philosophie. Religion und Philosophie des absoluten Geistes”, Stuttgart 1984.
Hick J. – Knitter P. F. (a cura di), “L' unicità cristiana: un mito? Per una teologia pluralista delle religioni”, Assisi 1994.
Höffe O., “Globalizzazione e diritto penale”, Torino 2001.
Honneth A., “Lotta per il riconoscimento”, Milano 2002.
Huntington S.P., “Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale”, Milano 2000.
Imamichi T., “In search of wisdom: one philosopher’s journey”, Tokyo 2004.
Küng H., “Progetto per un'etica mondiale”, Milano 1991.
Kymlicka W., “La cittadinanza multiculturale”, Bologna 1999.
Leuze R., “Die auβerchristlichen Religionen bei Hegel”, Tübingen 1975.
Levinas E., “Altrimenti che essere o al di là dell’essenza”, Milano 1983.
Levinas E., “Totalità ed infinito. Saggio sull’esteriorità”, Milano 1990.
Luhmann N., “Sistemi sociali: fondamenti di una teoria generale”, Bologna 1990.
Luhmann N., “Funzione della religione”, Brescia 1991.
McKinnon C. e Castiglione D. (a cura di) “The Culture of Toleration in Diverse Societies. Reasonable Tolerance”, Manchester-New York 2003.
MacIntyre A., “Dopo la virtù”, Milano, 1993.
Melica C., “La comunità dello spirito in Hegel", Trento 2007
Nancy J.-L., "Essere singolare plurale”, Torino 2002.
Nishida K., “Last writings: nothingness and the religious worldview”, Honolulu 1987.
Nishitani K., “Was ist Religion?“, Frankfurt a.M. 1986.
Olivetti M. M., “Analogia del soggetto”, Roma-Bari 1992.
Olivetti M. M. (a cura di), “Il dono e il debito”, Padova 2004.
Olivetti M.M., “Filosofia della religione come problema storico. Romanticismo e idealismo romantico”, Padova 1974.
Olivetti M. M. (a cura di), “Le tiers”, Archivio di Filosofia” 2006.
Panikkar R., “Pace e interculturalità: una riflessione filosofica”, Milano 2002.
Ricoeur P., “Amore e giustizia”, Brescia 2000.
Ricoeur P., “Il giusto”, Torino 1998.
Rorty R. –G. Vattimo, "Il futuro della religione", Milano 2005.
Rosenzweig F., “La stella della redenzione”, Casale Monferrato 1985.
Rosenzweig F., “Globus. Per una teoria storico-universale dello spazio”, Genova-Milano 2007.
Taylor C., “La topografia morale del sé”, Pisa 2004.
Taylor C. – Habermas J., “Multiculturalismo. Lotte per il riconoscimento”, Milano 2003.
Weithman P., “Religion and The Obligations of Citizenship”, Cambridge 2002.

Programma di ricerca

Vita e forme della cultura in età moderna e contemporanea
Università di riferimento
Università degli Studi di ROMA "La Sapienza" - RICERCHE STORICO-FILOSOFICHE E PEDAGOGICHE - ()
Responsabile dell'Unità di ricerca
Pierluigi Valenza
Descrizione
Il programma di ricerca intende studiare le molteplici relazioni che si possono stabilire tra il fenomeno religioso e le strutture della socialità umana racchiudibili nel termine greco “ethos”, capace di contenere in sé il senso ampio di identità culturale di una civiltà e il senso più specifico di “eticità”, comprensivo dell’ambito del diritto, delle strutture politiche, dell’organizzazione sociale. L’intreccio teorico tra ethos e religione, in particolare, assume una rilevanza notevole nello snodo che caratterizza il passaggio dall’età moderna a quella contemporanea. Da un lato la critica illuministica ha teso a ricondurre l’aspetto ritenuto superstizioso della religione ad un nucleo essenziale di verità di tipo sostanzialmente etico; o comunque, anche nella disamina di autori che non condividono tale riduzione, il fenomeno religioso conosce uno spostamento di prospettiva per cui, sganciandosi dai fondamenti ontologici, essa fa riferimento ad un orizzonte appunto anzitutto etico. D’altro lato la religione si è mostrata, nei suoi elementi costitutivi più caratterizzanti, non completamente riconducibile all’etica stessa. Se per molti aspetti religione ed etica condividono quindi percorsi comuni, per altro verso il loro rapporto risulta essere conflittuale. Tale intreccio di solidarietà e conflittualità si ripercuote su tutti gli aspetti della vita pubblica, così che sembra opportuno, a partire da un’analisi specifica del rapporto tra etica e religione, prendere in considerazione quello più generale dell’«ethos» con la religione stessa: sono infatti evidenti le questioni politiche o di diritto – a livello nazionale e sopranazionale – che vi sono implicate.
Si cercherà quindi di rendere conto delle diverse sfumature che contribuiscono a rendere al contempo complicato, potenzialmente pericoloso, ma altresì ricco di opportunità feconde il rapporto tra vita pubblica e religione, facendo riferimento a momenti significativi della riflessione teorica sull’argomento. In particolare, si presterà attenzione alla nascita della disciplina della «filosofia della religione», avvenuta in un periodo ed un luogo specificamente rilevanti per l’intreccio tra ethos e religione, vale a dire la Germania tra la fine del settecento e l’inizio dell’ottocento – un ambiente fortemente segnato dai conflitti di religione, marcato dalla cultura illuministica, eppure improntato ad una forte attenzione nei confronti della teologia e del ruolo pubblico della religione. A livello accademico è nel diciannovesimo secolo (Hegel fu il primo) che corsi designati con la denominazione di Religionsphilosophie vengono progressivamente a sostituire l’insegnamento della teologia naturale o razionale, le cui pretese cognitive vengono ritenute, a partire da Kant, prive di validità (ciò sarà oggetto della ricerche di Tommasi); se avvisaglie o prodromi di tale svolta possono essere rinvenute già in pensatori di diversa estrazione della tradizione precedente (a ciò si dedicherà Adinolfi), è a seguito della critica kantiana che si cerca una sistematizzazione di un’«etico-teologia» con riferimento anzitutto a contenuti di tipo storico-empirico piuttosto che dottrinale. Tali elementi sono ripresi nel dibattito idealistico, in cui filosofia della religione, etica, e filosofia della storia costituiscono un intreccio che non trova soluzione, nonostante i diversi tentativi di rendere conto delle reciproche esigenze in un sistema totalizzante. La Fenomenologia hegeliana è paradigmatica in tal senso, come momento di confronto con i modi contemporanei di pensare l’assoluto e quindi la religione (dalla visione morale del mondo, al suo sviluppo fichtiano alla concezione schellinghiana dell’identità e del nostro accesso teorico e simbolico ad essa) e come tentativo di pensare un orizzonte comprensivo dell’eticità attraverso lo spirito come storia. Una particolare attenzione verrà dedicata, nel più vasto campo della filosofia hegeliana, da un lato al tema del riconoscimento – sia nel confronto con la filosofia pratica del criticismo e dell’idealismo, sia nelle interpretazioni date della filosofia di Hegel in chiave contemporanea (Valenza, Mancina, Vinci, Pierini); dall’altro lato anche, con un approfondimento specifico, alle lezioni di filosofia della religione e dunque all’indagine storica e teorica operata da Hegel sulla religione stessa (Valenza, Melica, Pierini), che costituisce un punto di riferimento imprescindibile per tutto il pensiero successivo.
A partire proprio dall’inesausto confronto con la filosofia pratica sia di Hegel che di Kant il progetto di ricerca intende muovere all’analisi della religione nelle condizioni sociali e politiche dell’età contemporanea. Rispetto a una condizione che faceva prevedere un ampliamento quantitativo e qualitativo della base dei diritti umani tale da poter progressivamente "colmare" le disuguaglianze tra società altamente sviluppate e un terzo/quarto mondo negato nella sua dignità, il programma di ricerca intende considerare la brusca inversione di rotta seguita ai tragici eventi del settembre 2001. A ciò corrisponde una rilevanza anche teorica riguadagnata dalla religione, in controtendenza rispetto ai processi di secolarizzazione (di questo tema si occuperà Mancina). Avvisaglie di tali fenomeni storici sono rinvenibili come detto nell’elaborazione teorica. Nell’orizzonte teorico moderno la filosofia della religione costituisce infatti una crux per i diversi modelli di organizzazione del sapere in sistemi sinottici ultimativamente onnicomprensivi e totalizzanti. L’«oggetto» religioso non viene mai a rappresentare solo parte di una teoria, ma spesso ne costituisce il fondamento, così che il rapporto tra teoria e oggetto non si instaura mai in modo semplicemente lineare, ma dà luogo anche a circolarità, che mettono in crisi i dispositivi appunto lineari, e non a caso di filosofia della storia, cui sovente ricorrono le suddette visioni sinottiche. Se dunque la filosofia hegeliana vede il suo sorgere in una interpretazione razionale della cristiana «storia della salvezza», la religione costituisce il «caso paradigmatico» in molte delle discipline specialistiche che nascono nella modernità, dall’antropologia alla psicanalisi (a partire dalle opere di Frazer e Freud), sino alla sociologia (si pensi a Durkheim). Proprio nell’ambito di questa scienza, originatasi sulla scorta del sistema di pensiero che forse in modo più deciso tenta di ricondurre la religione ad una filosofia della storia assolutamente lineare, ossia il positivismo di Comte, le interpretazioni più recenti cercano di rendere conto della circolarità tra modelli teorici e oggetti di riferimento che emerge emblematicamente quando si ha a che fare con il contesto religioso (cfr. ad esempio gli studi di Luckmann e Berger e quelli di Luhmann) (le ricerche di Bancalari si occuperanno in particolare di questi ultimi autori).
La riflessione su tale prospettiva storica si approfondirà con il progetto specifico di un volume dell’“Archivio di Filosofia” dedicato ai momenti più salienti della vicenda della filosofia della religione dall’Illuminismo all’età contemporanea. Da sempre, sotto la direzione di Enrico Castelli prima e di Marco Maria Olivetti poi, questa rivista è stata un luogo di raccolta della comunità scientifica internazionale che si occupa di tali temi (vi hanno contribuito, tra gli altri, Rahner, Kerényi, Sholem, Daniélou, Löwith, Levinas, Ricoeur, Luhmann, Apel, Mosès); essa è attualmente diretta (Semplici) ed animata (Valenza, Ciglia, Bancalari, De Vitiis) da membri dell’unità di ricerca, che appunto coordinano e partecipano direttamente anche a questo progetto specifico; la pubblicazione coinvolgerà inoltre figure quali Marion, Greisch, Courtine, Swinburne, Dalferth.
Una ulteriore pubblicazione, organizzata sempre dai membri dell’unità di ricerca che si occupano dell’“Archivio di filosofia” (Semplici, Valenza, Ciglia, Bancalari), sarà dedicata nello specifico al pensiero di Marco Maria Olivetti, che per anni ha svolto una rilevantissima opera di elaborazione teorica personale, ma anche di chiamata alla discussione di molti tra i più autorevoli pensatori di quest’ambito disciplinare nella cornice dei colloqui intitolati a Enrico Castelli, di cui si dirà ancora più avanti.
L’analisi del paradosso costituito dalla filosofia della religione, ossia dal rapporto problematico tra religione e filosofia, apre la possibilità di un recupero di quel senso profondo dell'ethos che precede la separazione tra pratica politica, convinzione morale e fede religiosa. Per tentare questo nuovo cammino occorre uscire dalla concezione autarchica di un soggetto che si identifica attraverso l'esclusione del proprio altro, e autocertifica la propria identità-signoria con le nozioni di padronanza e di proprietà, riducendo la comunità ad una somma di atomi. Occorre uscire dal lessico concettuale della modernità, centrato su una nozione di individuo che possiede come sue proprietà la coscienza, la volontà e la libertà, per lasciarsi guidare dalle possibilità dischiuse dal pensiero della differenza, tenendo sullo sfondo il lavoro di decostruzione del "pregiudizio coscienzialistico" che Nietzsche, Freud e Heidegger hanno fatto (oggetto dellel ricerche di Pellecchia). In questo modo il decentramento del cogito che ha caratterizzato tanta parte del pensiero del novecento, mostra oggi le sue forti implicazioni etico-politiche ed il necessario passaggio ad una rinnovata conoscenza di sé e degli altri. Anzi, non si tratta più solo di conoscenza, ma di sollecitudine, cura, amicizia ed ospitalità nei confronti di un sé e di una alterità inoggettivabili ed inappropriabili.
Questa parte del programma di ricerca intende mettere al centro delle proprie riflessioni queste questioni che interrogano il nostro tempo combattuto tra l'omogeneizzante processo di globalizzazione e la rivendicazione, spesso anche radicale, delle differenze. Si analizzerà quindi la piegatura del rapporto tra ethos e religione a partire da alcune delle prospettive più vive, e della più diversa estrazione culturale, del dibattito contemporaneo: la fenomenologia, nella rilevanza che essa assegna ai temi dell’intersoggettività (Bancalari) e della religione (De Vitiis, Salmeri); la prospettiva analitica, che pare assegnare una nuova validità alla teologia razionale (Di Gaetano); il cosiddetto “nuovo pensiero”, che invece accentua appunto il riferimento antropologico ed etico della religione (Ciglia, Milani); i tentativi di rinnovamento della teologia cristiana (Falconi, Tolone, Tommasi). Verrà così approfondito il confronto tra la linea anglosassone, attenta a salvaguardare le esigenze degli individui e l'appartenenza comunitaria, e il paradigma continentale che, sulla linea della rivoluzione francese, insiste per una cittadinanza che estenda a livello cosmopolitico gli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità. Ed in tutto ciò vi sarà spazio per un approfondimento, inevitabile, dei problemi di bioetica, che evidentemente costituiscono uno dei capitoli più rilevanti dei rapporti contemporanei tra ethos e visione del mondo religiosa (Semplici).
Su questi temi, in modo specifico, si è soffermata la riflessione dei menzionati “Colloqui Castelli”, come detto diretti per anni da Marco Maria Olivetti, il cui trentatreesimo appuntamento avrà luogo nel Gennaio del 2008 e sarà dedicato al tema del «sacrificio». Tale tema è immediatamente connesso con la questione relativa alla possibilità di identificare la qualità specifica di ciò che pertiene allo spazio religioso e che si è soliti definire col termine di «sacro»; il sacrificio, infatti, è un sacrum facere, un sottrarre un elemento all’ordine profano per consegnarlo ad un ordine diverso, altro, persino totalmente altro, secondo il modo di esprimersi di una certa fenomenologia della religione. Il sacrificio è evidentemente ciò che qualifica l’ordine religioso in senso stretto, nella sua irriducibilità, talvolta persino scandalosa per l’ethos (si pensi ai sacrifici umani!). Ciò che è sacro – spazio, tempo, individuo – è tale proprio in quanto non è soggetto alle leggi ordinarie dell’ethos. Degno di riflessione il fatto che il sacrificio sia stato per lo più considerato come una mediazione tra l’umano e il divino, che nell’atto stesso di separare istituisce l’uno e l’altro ordine, il sacro e il profano, il religioso e il non religioso; una mediazione che la teologia cristiana, schiudendo lo spazio per la domanda radicale del Cur Deus homo?, arriva a pensare come possibile in entrambe le direzioni: come pensiero inaudito del sacrificio stesso di Dio.