Vai al contenuto| Home page|

   Ti trovi in: HOME »Programmi, progetti e risultati »I progetti »PRIN - Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale»Programma di ricerca»Unità di ricerca
INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano
Bibliografia
S. Alonso, El pensamiento regalista de Francisco Salgado Somoza, Salamanca 1973
J. Alvarado (ed.), Historia de la literatura jurídica en la España del Antiguo Régimen, Madrid-Barcelona 2000
Atti del Congresso celebrativo del Centenario delle Leggi amministrative di unificazione. La legislazione ecclesiastica, a cura di P.A. d’Avack, Vicenza 1967
Arabeyre, P, Les idées politiques à Toulouse à la veille de la réforme : recherches autour de l'oeuvre de Guillaume Benoît (1455-1516), Toulouse, 2003
M. Bellomo, L'Europa del diritto comune, Roma 1988
M. Bellomo, Condividendo, rispondendo, aggiungendo. Riflessioni intorno al “ius commune”, in “Rivista internazionale di diritto comune”, 11 (2000), pp. 287-296
C. Beretta, Jacopo Menochio e la controversia giurisdizionale milanese degli anni 1596-1600, in “Archivio storico lombardo”, CIII (1979), pp. 47-128
H.J. Berman, Law and Revolution. II The Impact of the Protestant Reformations on the Western Legal Tradition, Cambrige Mass.-London 2003
I. Birocchi, Alla ricerca dell’ordine. Fonti e cultura giuridica nell’età moderna, Torino 2002
E.-W. Böckenförde, La formazione dello stato come processo di secolarizzazione [1967], in Cristianesimo e potere, a cura di P. Prodi e L. Sartori, Bologna, Dehoniane, 1986, pp. 101-122 (riedito in Id., Diritto e secolarizzazione, Roma-Bari 2007)
W.J. Bouwsma, Venezia e la difesa della libertà repubblicana. I valori del Rinascimento nell'età della Controriforma, Bologna, 1977
G.M. Cazzaniga- Y. C. Zarka, Penser la souveraineté à l'époque moderne et contemporaine, Paris, 2001
P.G. Caron, L'appello per abuso, Milano, 1954
Chiesa e religiosità in Italia dopo l’Unità (1861-1878). Atti del quarto Convegno di Storia della Chiesa, Milano, 1973
V.I. Comparato, Uffici e società a Napoli (1600-1647). Aspetti dell'ideologia del magistrato nell'età moderna, Firenze 1974
G. Coonan, M. van Stiphout, B, Wauters (ed.), Zeger-Bernard van Espen at the Crossroads of canon law, history, theology and Church-State relations, Leuven 2003
P. Costa, Iurisdictio. Semantica del potere politico nella pubblicistica medievale (1100-1433), Milano 1969
G. Cozzi, Politica e diritto nei tentativi di riforma del diritto penale veneto nel Settecento, in Sovranità e razionalità nel Settecento, a cura di V.Branca, Venezia, 1967, vol. I, pp.373- 407
J.M. De Bujanda, Index librorum prohibitorum 1600-1948, Montreal-Genève, Droz, 2002
Églises et pouvoir politique : actes des Journées internationales d'histoire du droit d'Angers, Angers, 1987
État et Église dans la genèse de l'État moderne : actes du Colloque , par J.-Ph. Genet et B. Vincent, Madrid, 1986
S. Ferrari, Legislazione ecclesiastica e prassi giurisprudenziale, Padova, 1977
V. Frajese, Nascita dell'Indice. La censura ecclesiastica dal Rinascimento alla Controriforma, Brescia, 2006
P. Godman, The saint as censor. Robert Bellarmine between Inquisition and Index, Leiden, 2000
A.C. Jemolo, Stato e Chiesa negli scrittori politici italiani del ‘600 e ‘700, Torino 1914 (Napoli 1972)
A. Lauro, Il giurisdizionalismo pregiannoniano nel Regno di Napoli. Problema e bibliografia (1563-1723), Roma, 1974
R. Lill e F. Traniello (ed.), Il “Kulturkampf” in Italia e nei Paesi di lingua tedesca, Bologna, 1992
D. Menozzi, La Chiesa cattolica e la secolarizzazione, Torino, 1993
F. Motta, Bellarmino. Una teologia politica della Controriforma, Brescia, 2005
F. Palladini Stato, chiesa e tolleranza nel pensiero di S. Pufendorf, in “Rivista storica italiana” CIX (1997), 436-82
K. Pennington, The Prince and the Law, 1200-1600. Sovereignty and Rights in the Western Legal Tradition, Berkeley-Los Angeles-Oxford 1993
R. Savelli, The censoring of law books, in G. Fragnito (ed.), Church, censorship and culture in early modern Italy, Cambridge, 2001, pp. 223-253
R. Savelli, Da Venezia a Napoli: diffusione e censura delle opere di du Moulin nel Cinquecento italiano, in Censura ecclesiastica e cultura politica in Italia tra Cinquecento e Seicento, a c. di C. Stango, Firenze, 2001, pp. 101-154
M. Stolleis, 'Confessionalizzazione' o 'secolarizzazione' agli albori dello stato moderno, in Id., Stato e ragion di stato nella prima età moderna, Bologna, 1998, pp. 271-96
J.-L. Thireau (ed.), Le droit entre laïcisation et néo-sacralisation, Paris, P.U.F., 1997
F. Todescan, Le radici teologiche del giusnaturalismo laico, Milano, 1983- 2001
C. Valsecchi, Jacopo Menochio e il giurisdizionalismo tra Cinque e Seicento, in “Studia Borromaica” 14 (2000), 93-114
G.B. Varnier, Echi dell’ Unam Sanctam nel tramonto del potere temporale dei papi, in “Archivio Giuridico Filippo Serafini”, 2005, pp.173-197
S. Zotta, G. Francesco de Ponte. Il giurista politico, Napoli 1987
S. Zotta, Napoli e Venezia al tempo dell'interdetto, in “L'ape ingegnosa”, II (2002), 1, pp. 145-212; 2, pp. 143-233

Programma di ricerca

Diritto del “Principe”, diritto della Chiesa: il problema della secolarizzazione e della tolleranza nella prospettiva della storia giuridica
Università di riferimento
Università degli Studi di GENOVA - CULTURA GIURIDICA "GIOVANNI TARELLO" DI.GI.TA. - ()
Responsabile dell'Unità di ricerca
Rodolfo Savelli
Descrizione
Una prima parte del lavoro di ricerca, come enunciato al § 11. sarà volta a censire, prendendo il via dalla recente bibliografia delle proibizioni dei libri curata da De Bujanda, quelle opere che possono essere collocate nella tradizione del regalismo iberico e di una particolare corrente di pensiero gallicano; sarà necessario tenere presente anche altre fonti inedite visto che numerosi furono i casi in cui non si addivenne a proibizioni formali, ma solo a delle “messe in mora” di singoli testi (ricorrendo a comunicazioni interne, senza editti pubblici). Censite queste fonti innanzi tutto per la prima metà del Seicento (una data periodizzante significativa potrebbe essere la pace di Westphalia, per tutte le implicazioni correlate, ivi compresa la bolla di condanna di Innocenzo X), si procederà all'individuazione degli scritti che i consultori della Congregazione dell'indice e del S. Ufficio elaborarono nella fase istruttoria che precedeva le proibizioni.
Rispetto al periodo cinquecentesco risulta evidente come il lavoro dei censori non solo si formalizzi, ma si istituzionalizzi in vere e proprie trattazioni sempre più sistematiche (in almeno un caso, per quanto si è potuto verificare in questa fase di preparazione del progetto, uno di questi testi ebbe la fortuna di ben due edizioni: si tratta delle “Observationes ad tractatum De indiarum iure Ioannis de Solorzano Pereira”, del giurista fermano Antonio Lelio). La maggior parte di questi scritti sono conservati presso l'Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede, ma altri sono rintracciabili in importanti depositi come l'Archivio Segreto Vaticano, la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Biblioteca Nazionale di Napoli, la Biblioteca Casanatense di Roma, etc. Lo studio di questi permetterà di comprendere quali fossero le linee guida e le idee forza dei giuristi che collaboravano al sistema censorio romano (in base ai finanziamenti che si potranno raccogliere sarà possibile eventualmente estendere la ricerca anche alle fonti spagnole).
In parallelo con l'analisi di questi testi si cercherà di seguire il dibattito teorico che si svolse quei decenni (la stessa persona poteva ricoprire due ruoli: un nome tra tutti – Bellarmino, autore di importantissimi trattati e membro delle congregazioni dell’Indice e dell’Inquisizione). Andranno presi in esame quelli che possono essere considerati i “grandi” nomi della cultura giuridica seicentesca: i loro libri venivano utilizzati senza soluzione di continuità insieme a quelli di autori minori, che però contribuivano a formare un'opinione “pubblica” tra i pratici (una delle argomentazioni ricorrenti tra i censori è che bisognava impedire il formarsi di una “communis opinio”, visto il valore autoritativo che questa poteva avere nel sistema argomentativo seicentesco).
Un tema non secondario sarà quello dell'indagine di alcuni casi significativi di incontro-scontro tra cultura cattolica e cultura illuminista: si prenda ad esempio l'edizione italiana della Théorie des lois criminelles di Jacques Pierre Brissot de Warville, curata da Giulio Trento a Treviso nel 1785. La convinzione dell’eccellenza dell’opera di Brissot si accompagna ad una presa di distanza in materia dei “rapporti del Principato co’ dettami della nostra pura e religiosa morale”; il curatore vi appose delle note per “spiegare” quali siano questi “giusti rapporti” e per “raddolcire” talvolta ciò che “sembra l’autore aver troppo crudamente detto”. In realtà non di spiegazioni o di “raddolcimenti” si tratta, ma di una visione radicalmente differente da quella di Brissot, tutte le volte che affiora la sua impostazione laica. Gli elementi di inconciliabilità tra le due impostazioni risultano in particolare nelle note dedicate ai “delitti contro la Religione”, che Brissot considera i meno importanti e i meno pericolosi per la società. Il motivo di interesse di quest’opera singolare, che ci si propone di esaminare nelle sua molte sfumature, sta proprio nel suo tentativo di apertura, nonostante alcuni limiti invalicabili, ad alcune acquisizioni della cultura illuministica. Un solo esempio: l’accettazione da parte del Trento del principio della tolleranza, che lo Stato dovrebbe accogliere “quando le religioni siano più d’una”.
Un'altra parte del lavoro sarà dedicata all'altro tema che si è sopra enunciato, vale a dire alle vicende delle reazioni della Chiesa allo sviluppo del costituzionalismo ottocentesco. Volendo soffermarsi sui momenti più significativi di questo processo (che per l’Italia prese avvio nel 1848 con lo Statuto albertino e si esaurì con la legge Crispi del 1890 sulle opere pie) si possono seguire le condanne della Chiesa che, intrecciandosi con quelle relative alla questione romana, tesero a delegittimare il fondamento stesso del potere statuale (la volontà della nazione), introducendo la distinzione tra Paese legale (laico e minoritario) e Paese reale (cattolico e maggioritario). A ben guardare siamo in presenza di una visione eversiva che applica al sistema rappresentativo la distinzione canonistica della pars sanior.
Prendendo avvio proprio dallo Statuto fondamentale del Regno, ricordiamo l’articolo 28 che affermava: “La stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi. Tuttavia le bibbie, i catechismi, i libri liturgici e di preghiera non potranno essere stampati senza il preventivo permesso del vescovo”; norma subito modificata dalla legge sulla stampa 26 marzo 1848 e successive leggi 26 febbraio 1852 e 30 giugno 1858.
Significativo fu il caso del vescovo di Pinerolo, il savoiardo André Charvaz, legatissimo ai Savoia tanto da essere scelto come precettore dei figli di Carlo Alberto, che si dimise per protestare nei confronti delle leggi sulla stampa che infirmavano anche in materia strettamente religiosa il potere dei vescovi.
Al di là dell’aspetto episodico a partire da quella data si innescò un processo, fatto di scomuniche e condanne ecclesiastiche, che andò di pari passo con la laicizzazione dello Stato, processo che, pur noto, necessita di essere studiato per la parte strettamente di interesse della Chiesa.
Bisogna aggiungere che in questo percorso di laicizzazione, se in un primo momento si cercò di evitare di entrare in contatto con il potere ecclesiastico, successivamente fu palese la volontà di colpire direttamente anche gli interessi della Chiesa cattolica a differenza di quelli delle altre confessioni religiose che, per quanto numericamente ridotte, restarono esenti dalle leggi eversive dell’asse ecclesiastico.