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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
Pubblicazioni di Loriano Zurli relative ad Anthologia Latina:

Prolegomeni ad una nuova edizione della "Aegritudo Perdicae", "Giornale italiano di filologia" 38, 1986, 161-219.

Aegritudo Perdicae, recognovit Laurianus Zurli, "Bibliotheca scriptorum Graecorum et Romanorum Teubneriana", Leipzig 1987 [ed. stereotypa, Monachii et Lipsiae 2001].

Note al testo di Reposiano, "Giorn. it. di filol." 41, 1989, 73-79.

L'"Aegritudo Perdicae" e Maxim. 3, "BStudLat" 21, 1991, 313-318.

L'"Aegritudo" di Hunt, "Giorn. it. di filol." 43, 1991, 161-164.

Sul carme "Marcus amans" attribuito a Claudiano, “Giorn. it. di filol.” 44, 1992, 67-71.

Alcimiana (714 e 715 R.), ibid., 281-286.

Esegesi e critica del testo. Qualche esempio da Luxorius, “Giorn. it. di filol.” 45, 1993, 29-46.

Codici referenziali, intertesto e ricadute testuali. Un esempio da Luxor. 371 R. (relazione tenuta al Convegno "Il viaggio intertestuale", Roma, 8-10 novembre 1993), “BStudLat” 24, 1994, 129-139.

Luxorius e la fitoterapia, “Giorn. it. di filol.” 46, 1994, 189-195.

L’Aegritudo Perdicae non è di Draconzio in Ars narrandi. Scritti di narrativa antica in memoria di Luigi Pepe, a cura di C. Santini e L. Zurli, Napoli 1996, 233-261.

Eros ludens in Miscillo flamine. Studi in onore di Carmelo Rapisarda, a cura di A. Degl’Innocenti - G. Moretti, Trento 1997, 343-350.

Intorno ad alcuni carmi dell’"Anthologia Latina", “Giorn. it. di filol.” 49, 1997, 141-169.

Appendice a Intorno ad alcuni carmi cit., ibid., 170-176

Il cod. Vindobonensis 9401* dell’Anthologia Latina, “Giorn. it. di filol.” 50, 1998, 211-237.

Gli epigrammi attribuiti a Seneca. Appunti sulla tradizione manoscritta, in Scienza, cultura, morale in Seneca, Atti del Convegno di Monte Sant’Angelo (27-30 settembre 1999), a c. di P. Fedeli, Bari 2001, 155-170.

Gli epigrammi attribuiti a Seneca, I. La tradizione manoscritta, “Giorn. it. di filol.” 52, 2000, 185-221.

Anthologia Vossiana, recognovit Loriano Zurli. Traduzione di N. Scivoletto, Roma (Herder) 2001.

Diadema Luxorii, “Giorn. it. di filol.” 54, 2002, 53-57.

Appendice a Diadema Luxorii, ibid., 58-60.

Heidelberg Hs. 46, Riese e i suoi (distratti) successori, “Giorn. it. di filol.” 54, 2002, 133-137.

Anonymi Versus serpentini, recognovit Loriano Zurli. Traduzione di N. Scivoletto, Roma (Herder) 2002.

Hippodamia (cento Vergilianus), v. 63: un caso di arte negata, “Giorn. it. di filol.” 54, 2002, 225-228.

Un Witz lussoriano (358 Riese2 [= 353 Shackleton B.], 10), “Giorn. it. di filol.” 54, 2002, 229-231.

Florentinus (376 Riese = 371 Shackleton Bailey), "Miscellanea Setaioli", a cura del Dipartim. di Filologia e tradizione greca e latina, Perugia 2006.

“Epigrammi” di Seneca. La costituzione del corpus, in Mostra di Seneca. Catalogo, a c. del Comitato nazionale per le celebrazioni del bimillenario della nascita di Lucio Anneo Seneca (responsabile G. Resta) [in corso di stampa].

[Riferimenti ad Anth. Lat.: per es., In margine a Testo e metodo di Kenney, “Giorn. it. di filol.” 48, 1996, 283-288; e in altri lavori].
Unius poetae sylloge. Verso un’edizione di Anthologia Latina, cc. 90—197 Riese2 = 78—188 Shackleton Bailey, Hildesheim - Zürich - New York (Olms) 2005.

Il PSI II 142 rivisitato (A Cesare Questa per i suoi splendidi settant’anni), “Giorn. it. di filol.” 56, 2004, 189-200.

Coronatus, a cura di Loriano Zurli. Traduzione di N. Scivoletto, Roma (Herder) 2005.

‘De conviviis barbaris’ (285-285a Riese = 279-280 Shackleton Bailey): una rivisitazione, “Giorn. it. di filol.” 58, 2006, 335-340.

Vnius poetae sylloge recognovit Loriano Zurli. Traduzione di N. Scivoletto, Hildesheim - Zürich - New York (Olms) 2007.

Novità nella trasmissione di Anthologia Latina. Note mss. a margine di ed. pithoeana (e loro provenienza), “Giorn. it. di filol.” [in corso di stampa].

Appendice a Novità nella trasmissione di Anthologia Latina, ibid. [in corso di stampa].

Anonymi In laudem Solis (Anthologia Latina, c. 389 Riese = 385 Shackleton Bailey) recognovit Loriano Zurli. Traduzione di N. Scivoletto, Roma (Herder) [in preparazione].

ALCUNE EDIZIONI ANTICHE:

P. Burmannus Secundus Anthologia veterum Latinorum epigrammatum et poematum, 2 tom., Amstelaedami 1759, 1773

J.C. Wernsdorf Poetae Latini minores (1780-99; ed. Lemaire 1824-6) III Altenburgi 1782

H. Meyer Anthologia veterum Latinorum epigrammatum et poematum Lipsiae 1835

A. Riese Anthologia Latina I2 1-2 Lipsiae 1894-1906 (I 1-2 Lipsiae 1869-1870)

Ae. Baehrens Poetae Latini minores IV Lipsiae 1882

D.R. Shackleton Bailey Anthologia Latina I 1 Stutgardiae 1982

Programma di ricerca

Musisque deoque II. Un archivio digitale dinamico di poesia latina, dalle origini al Rinascimento italiano.
Università di riferimento
Università degli Studi di PERUGIA - LINGUE E LETTERATURE ANTICHE, MODERNE E COMPARATE - ()
Responsabile dell'Unità di ricerca
Loriano Zurli
Descrizione
L'unità di ricerca dell'Italia mediana intende collaborare all'ampliamento del patrimonio di edizioni elettroniche, già avviato con il PRIN 2005. Il contributo di questa unità operativa è stato e sarà particolarmente incentrato sullo sviluppo cognitivo della materia in ambito filologico. Infatti il software “mqdq” ideato dall’unità di Venezia è stato testato a partire dalle edizioni critiche prodotte da questa unità. Perciò le pubblicazioni inerenti l’Anthologia Latina prodotte dal coordinatore scientifico e dai suoi collaboratori (vd. Bibliografia) sono servite per un duplice scopo: da un lato hanno soddisfatto l’esigenza di una nuova edizione dei testi della silloge, che dall’Anthologia Latina di Riese (I 1, 1869-18942) non è stata più oggetto di adeguata rivisitazione critica, dall’altro hanno fornito edizioni aggiornate e competenze filologiche per l’allestimento della biblioteca digitale. Con il medesimo proposito si intende continuare ad operare nel presente progetto. Siamo confortati a procedere su questa linea dalle risultanze del Convegno “Poesia latina, nuova e-filologia. Opportunità per l’editore e per l’interprete” (Perugia, 13-15 settembre 2007). Esso ha costituito un banco di prova sia del software che delle pubblicazioni scientifiche cui è stato applicato ed un bilancio del progetto non solo interno al PRIN ma aperto a tutta la comunità scientifica, che ha avuto modo di verificare il nostro lavoro di un intero biennio (il convegno ha contato 27 relazioni). Vi hanno partecipato oltre 60 professori provenienti da 23 atenei italiani e le conclusioni sono state tenute dal prof. Louis Holtz, direttore di ricerca emerito dell'Institut des Sources Chrétiennes e direttore dal 1986 al 1997 dell'Institut de recherche et d'histoire des textes di Parigi. Il Convegno ha previsto due sessioni di studio parallele: la prima, condotta in maniera tradizionale con relazioni di insigni professori e discussione seminariale, si è proposta di illustrare ed apprezzare l’apporto crescente degli strumenti informatici all’indagine della filologia tradizionale; la seconda, supportata da videoproiezione illustrativa dei prodotti della ricerca fin qui condotta, ha fornito uno specimen dell’innovativo software realizzato per l’elaborazione e l’archiviazione dei testi corredati – novità assoluta nel settore – dei loro apparati critici. Sia dalla discussione che dall’opinione di chi ha proposto di annunciare “Musisque deoque”, nell’ambito di convegni ancora da celebrare, come uno dei massimi risultati della ricerca odierna a carattere internazionale, abbiamo ricevuto conferme ed utili apporti, che ci invitano a proseguire sulla stessa linea.
A questo scopo, ci si preoccuperà di continuare a fornire edizioni critiche digitali con marcatura metrica, apparato critico e corredo esegetico e bibliografico degli autori e delle raccolte di poesia latina lirica, elegiaca, epigrammatica, di occasione e scenica; in particolare i ricercatori dell'Ateneo romano si occuperanno, con l'ausilio dei ricercatori urbinati di Orazio, Stazio, Marziale ed Epigrammata Bobiensia; i ricercatori dell'Ateneo di Urbino cureranno, inoltre, la poesia scenica non frammentaria (Plauto, Terenzio, Seneca); i ricercatori di Sassari si occuperanno degli elegiaci dell'età augustea e dei loro rapporti con l'elegia umanistica; i ricercatori di Perugia, infine, continueranno ad occuparsi dell'Anthologia Latina edita dal Riese (voll. I e II) ed, in seconda istanza, dei Carmina Latina epigraphica di Buecheler-Lommatzsch, dei Fragmenta Poetarum Latinorum, editi da Morel, Buechner e Blansdorf, dei Poetae Latini Minores, editi da Baehrens e Vollmer, senza trascurare le più recenti edizioni commentate come The fragmentary latin poets di E. Courtney.
Per quanto concerne l'aspetto tecnologico, ci si avvarrà ancora della competenza informatica dell'unità centrale di Venezia, che ha già elaborato nuovi modelli e strumenti informatici per un accesso al testo digitale, atto a consentire l'organizzazione e l'esplorazione delle varianti, nonché l'indagine di campi contigui. Ad es., sono noti all'unità di Venezia particolari sistemi di open source, motori di ricerca verbale potenziati, word processor (come Classical Text Editor, Collate2 e Critical Edition Typesetter) per una migliore impaginazione dell'edizione critica, applicativi in grado di associare il testo digitalizzato all'immagine del manoscritto di provenienza (come il database Kleio). Soprattutto continueremo a valerci – come si è detto – del nuovo software “mqdq” con il quale sono stati elaborati finora tutti i testi attualmente disponibili in rete. La facies dei testi, quindi, è uniforme, in quanto risponde alle indicazioni fornite dall'unità centrale, in modo tale che sia omogenea in tutto l'archivio digitale la visualizzazione del testo, con relativa suddivisione e numerazione dei versi ed uguali caratteri e segni diacritici.
Va da sé che i testi elaborati in maniera digitale vengono tutti, preliminarmente, sottoposti ad analisi tematica completa e al vaglio critico-filologico, cercando di fornire per ognuno lo stato aggiornato della ricerca ecdotica e, per quanto possibile, anche esegetica.
Ad es., i ricercatori di Sassari intendono compiere una disamina sui rapporti intertestuali degli elegiaci latini dell’età augustea e compararli con quelli esistenti nell’elegia umanistica. La ricerca tende a far emergere a) gli effetti della imitatio e dell’aemulatio all’interno del genere sia nel periodo antico che in quello umanistico; b) le relazioni di dipendenza o di autonomia degli scrittori umanistici rispetto ai loro modelli classici; c) gli spazi di novità e originalità di entrambi e le ragioni teoriche di quell’operare. I testi saranno messi in relazione fra loro, anche facendo uso del data base Poetria Nova, che potrà facilitare l’individuazione dei loci similes. Si ritiene che dalla loro analisi comparata possa emergere la dialettica interna del sistema e la sua fortuna.
La ricerca intende esplorare i modi del riuso lessicale, tematico e stilistico dell’elegia classica latina nell’ambito della poesia umanistica quattrocentesca di area italiana. Particolare attenzione verrà rivolta alla questione dei generi letterari, a più ampia illustrazione di quanto alcuni studi – limitati per quanto importanti –hanno già segnalato: ovvero le profonde modificazioni impresse al genere elegiaco in età umanistica, per cui sotto il nome di elegia troviamo in realtà riuniti i generi letterari più diversi, retaggio questo della massiccia sperimentazione alla quale fu sottoposto il genere fin dall’età argentea e tardoantica, ma soprattutto medioevale. Ambito precipuo della presente ricerca sarà tuttavia quello di esplorare il versante complementare della questione, ovvero la confluenza della materia e del lessico elegiaci classici in altri e nuovi generi letterari in età umanistica. In altre parole , nel Quattrocento assistiamo a uno slittamento incrociato di generi letterari che, mentre piega a nuovi contenuti e caratteri espressivi il ‘vecchio’ contenitore dell’elegia latina, attinge proprio dall’elegia ‘vecchi’ contenuti da riversare in nuovi generi-contenitori, spesso contaminandoli in senso sia diacronico che sincronico, ma generalmente mantenendone riconoscibile la fisionomia.
In fase preliminare, per tornare al lavoro di costituzione dell'archivio digitale, una volta individuati con precisione testi ed autori (vd. sopra) con il proposito di soddisfare l'esigenza della completezza dell'archivio testuale di pertinenza, si individuano le edizioni a stampa di riferimento, alle quali si attengono i testi digitali; quindi si procede alla redazione di un catalogo delle opere censite. Laddove le edizioni a stampa disponibili, per vetustà ed inaffidabilità, non risultano essere soddisfacenti, si provvede, previa opportuna indicazione, ad attuare alcuni interventi di aggiornamento e/o emendamento.
Ecco che, dunque, la costituzione dell'archivio di testi digitali viene a coniugarsi con un più ampio lavoro di esegesi e di ecdosis, che si annuncia particolarmente necessario, ad es., per la silloge tardoantica, che va sotto il nome di Anthologia Latina. Infatti, ad eccezione delle edizioni di singoli carmi che la compongono, l’Anthologia Latina, da Alexander Riese in poi, non è stata piú oggetto di indagine complessiva. L’edizione curata venticinque anni fa (esattamente nel 1982), per la Teubner di Stoccarda, da Shackleton Bailey, che peraltro ha fatto uscire finora solo il primo dei due tomi previsti, non è fondata su una nuova collazione dei codici sí che a tutt’oggi fa fede, per questo aspetto, l’edizione ottocentesca di Riese, rivista nel 1894 (il I tomo) e nel 1906 (l’altro tomo), riedita in séguito anastaticamente. Già da tempo il responsabile scientifico di questa unità se ne sta occupando: ha iniziato a risottoporre a collazione tutti i testimoni manoscritti (noti e ignoti al Riese) sui quali è fondato il testo dei carmi stampati nei due tomi costituenti l’Anthologia Latina di Riese e a redigere dei tabulati contenenti l’indicazione delle varianti seguíte dalle sigle dei codici che le esibiscono, in modo da fornire un quadro possibilmente completo dello ‘stato’ della tradizione manoscritta della silloge. Esito di questa attività sono state cinque edizioni critiche (L. Zurli, Anthologia Vossiana, Id. Anonymi versus serpentini, Id. Coronatus, Id. Unius poetae sylloge, P. Paolucci, Il centone virgiliano Hippodamia dell’Anthologia Latina) e due saggi sulla tradizione manoscritta della silloge (L. Zurli, Apographa Salmasiana…, e dello stesso i Prolegomena ad Unius poetae sylloge), che sono stati in buona parte trasferiti nell'archivio digitale di questo progetto.
L’approccio codicologico preliminare, la cui metodologia d’indagine s’è ora brevemente descritta, immette al successivo livello d’indagine, relativo alla storia della trasmissione (e alle modalità di frammentazione nei singoli testimoni) della silloge, e agli ulteriori livelli di indagine, qui appresso considerati, discendenti dalla natura particolarmente composita dell’Anthologia Latina.
Gli ulteriori livelli di indagine, cui accennavamo, sono in primo luogo i diversi generi e forme della produzione letteraria ospitate nella silloge stessa (epigramma, epillio, centone, elegia, enigma e via dicendo), poi autori, fonti e testimonia, quindi il rapporto col potere istituzionale, e con le scuole e i centri di organizzazione e diffusione della cultura, e soprattutto l’ampio ventaglio di dati linguistici riferibili all’uso tardoantico in generale e, in particolare, al fenomeno, confortato da testimonianze grammaticali ed epigrafiche coeve, della cosiddetta Africitas.
Passiamo ai materiali utili alla ricerca. Lo studio di taluni testimoni manoscritti comporta ovviamente l’acquisto di altrettanti microfilms — alcuni, è vero, sono già disponibili — e microfiches, lettori ottici, un lettore-stampatore.
E soprattutto il materiale bibliografico. I ricercatori devono poter disporre, in primo luogo, di tutti i repertori bibliografici dei manoscritti contenenti spezzoni piú o meno consistenti dell’Anthologia Latina e di tutti gli altri testi poetici, che questa unità di ricerca intende immettere nell’archivio digitale; poi di tutte le edizioni a stampa degli autori curati da questa unità di ricerca con relativi repertori bibliografici. Devono inoltre poter disporre, gli stessi ricercatori, della maggior parte possibile degli studi inerenti le raccolte poetiche oggetto d'indagine (contributi sulla tradizione manoscritta, sui generi letterari, gli autori, la lingua, il contesto culturale e politico e cosí via). Per l'Anthologia Latina, non ci si potrà limitare alle edizioni ottocentesche (Meyer, Baehrens e Riese), ma si intende partire dalle edizioni di età umanistica (Pierre Pithou e Scaligero), per giungere fino all'edizione settecentesca di Burman, il più grande Sammelsurius della sua età, snodo fondamentale fra il lavorio ecdotico e esegetico del Cinque e Seicento e quello dell'età moderna. Non meno imponente – come ognuno può comprendere – è il materiale da acquisire in relazione ad autori come Orazio, gli elegiaci altoimperiali, Stazio, Marziale, Plauto, Terenzio e Seneca.
L'unità dell'Italia centrale condivide con l'unità di Venezia e le altre unità, afferenti a questo progetto, lo scopo di fornire al filologo, attraverso lo strumento informatico, anzitutto, l'accesso alle varianti e non solo al testo delle edizioni di riferimento, in modo da evitare il rischio che si perda nel passaggio dal supporto cartaceo al supporto informatico tutto il prodotto del lavoro ecdotico. Condivide, inoltre, l'obiettivo di potenziare la strumentazione informatica attualmente disponibile per il lavoro filologico, mostrando gli esiti dell'applicazione di strumenti telematici alla collazione dei testimoni manoscritti e alla registrazione di congetture e contributi testuali disseminati negli apparati e nelle note testuali, pubblicate dopo le edizioni di riferimento. In questa maniera, per certi autori e certe opere, l'archivio digitale potrà configurarsi anche come un aggiornato Thesaurus criticus.