Poli di ricerca, laboratori condivisi e giovani ricercatori in rete: così i centri di eccellenza provano a ridisegnare il ruolo dell’università nel Paese
I centri di eccellenza universitari nascono in Italia con il Decreto ministeriale 11/2000, che per la prima volta destina risorse specifiche a strutture di ricerca avanzata collegate a una singola università. L’idea di fondo è creare poli stabili in grado di fare ricerca di alto livello e, allo stesso tempo, formare competenze utili allo sviluppo economico e sociale del Paese.
Questi centri riuniscono docenti e ricercatori di aree diverse attorno a una stessa tematica, con un’impostazione dichiaratamente inter e multidisciplinare. In questo modo diventano luoghi in cui fisici, biologi, ingegneri, economisti o giuristi lavorano insieme, sfruttando le interdipendenze tra saperi per generare innovazione tecnologica e sociale nel medio e lungo periodo.
Accanto alla ricerca avanzata, i centri devono sviluppare attività di alta formazione come dottorati, master e corsi specialistici. L’obiettivo non è solo rafforzare la base scientifica e tecnologica nazionale, ma anche favorire la nascita di nuova imprenditorialità, in particolare in settori ad alto contenuto di conoscenza e innovazione.
Un elemento centrale riguarda il partneriato scienza–industria. I centri sono chiamati a collaborare con imprese medio-grandi, sostenendo la ricerca strategica e rendendo più attrattive le università italiane per gli investimenti di multinazionali attive in settori high-tech. In questo senso, i centri funzionano come cerniera tra mondo accademico e sistema produttivo.
Ugualmente importante è la dimensione organizzativa: ogni struttura deve dotarsi di strategie di rete coerenti con collaborazioni nazionali e internazionali. Rientrano in questo quadro il richiamo di ricercatori italiani attivi all’estero, l’ospitalità di studiosi di livello internazionale e la mobilità tra università, enti pubblici di ricerca e centri privati.
Un obiettivo esplicito del programma è portare i centri, nell’arco di tre anni di cofinanziamento tra MIUR e atenei, verso un’elevata capacità di autosostenibilità. Questo passa anche attraverso la generazione di spin-off accademici e il reperimento di risorse competitive da bandi nazionali, europei e contratti con le imprese.
Nel complesso il programma ha portato all’approvazione, tramite valutazione internazionale, di 55 centri di eccellenza in diversi campi della conoscenza. Di questi, 45 stanno concludendo il primo triennio di attività previsto dal finanziamento iniziale.
I fondi complessivamente impegnati ammontano a circa 65 milioni di euro, distribuiti su aree considerate strategiche per la competitività del sistema Paese. La ripartizione evidenzia una forte concentrazione nelle scienze della vita e nelle tecnologie digitali, senza trascurare ambiente e studi economico-sociali.
In particolare sono stati istituiti 23 centri in biotecnologia e biomedicina, dedicati ad esempio alla ricerca sui nuovi farmaci, alla genomica e alle tecnologie per la salute. Sette centri sono focalizzati sui nuovi materiali, dodici sull’ICT (Information and Communication Technologies), quattro su tematiche ambientali, due sulla logistica e sette su aspetti economici e sociali legati ai processi di innovazione.
Nel loro insieme questi centri rappresentano un laboratorio avanzato per sperimentare un modo diverso di fare ricerca universitaria: più connesso al territorio, più aperto alle imprese, più inserito nelle reti internazionali e orientato non solo alla produzione di conoscenza, ma anche al suo impatto concreto sulla società.
Bicchieri "eco", tessuti rigenerati, pannelli solari: il racconto del green perfetto salta qualche capitolo. È…
Quando il corpo non fa male è davvero tutto a posto? Un viaggio nel lato…
Scegliere se proseguire gli studi con una laurea magistrale è uno dei passi più importanti…
Un territorio che respira, una comunità che ascolta i suoi movimenti e una storia sotterranea…
Nei Balcani del 1943 migliaia di soldati italiani scelsero tra resa, fuga e resistenza. Una…
Atlante linguistico della Sicilia. La dimensione geolinguistico-antropologica della cultura alimentare in Sicilia: rappresentazioni cartografiche, lessicografia…