Dai laser scanner ai modelli 3D, una rete di ricercatori disegna la mappa dei rischi che minacciano il patrimonio culturale italiano
La Carta del rischio del patrimonio culturale è un sistema informativo territoriale pensato per tutelare, conservare e valorizzare i beni architettonici e storico-artistici. Nasce all’interno dell’Istituto Centrale per il Restauro come risposta alla necessità di programmare la conservazione, spostando l’attenzione dal restauro “a danno avvenuto” alla prevenzione.

L’obiettivo è valutare il rischio cui sono esposti i beni, combinando dati sul loro stato di degrado con informazioni sui pericoli ambientali e antropici. In questo quadro la Carta diventa uno strumento di supporto alle decisioni, capace di collegare ogni edificio storico al contesto territoriale in cui è inserito.
Il sistema, strutturato come GIS dedicato ai beni, si basa su indicatori omogenei per tutto il territorio nazionale. Le schede previste dall’ICR (dall’unità edilizia storica alle opere d’arte, fino alla pericolosità antropica) permettono di descrivere tipologie diverse di beni e di integrare scale molto differenti, dalla cartografia regionale fino al singolo manufatto architettonico. Catalogazione, conoscenza e conservazione convergono così in un unico modello, dove ogni aggiornamento alimenta direttamente la valutazione del rischio.
Rilievo, georeferenziazione e modellazione multiscala
Il programma di ricerca coinvolge numerose università e politecnici italiani, con il coordinamento del Politecnico di Milano, per sviluppare metodi e tecnologie avanzate di rilievo, georeferenziazione e modellazione.
Il patrimonio architettonico viene rilevato con tecniche integrate: laser scanner terrestre, fotogrammetria digitale, immagini satellitari ad alta risoluzione, sistemi GPS e reti VRS. L’obiettivo è costruire modelli 3D metricamente accurati, utili sia per la documentazione che per il restauro e il monitoraggio nel tempo.
La georeferenziazione multiscala è il punto di raccordo tra livelli diversi: dalle carte nazionali e regionali (1:25000, 1:10000) alle mappe comunali e catastali, fino ai disegni di dettaglio alla scala 1:100 o 1:50.
Nuvole di punti, ortofoto 3D e modelli raster-vector vengono allineati nello stesso sistema di riferimento, consentendo di passare dall’analisi territoriale alla lettura puntuale delle deformazioni di un prospetto o di una volta. Sono previste procedure standard, specifiche tecniche e criteri di collaudo per garantire qualità e confrontabilità dei dati prodotti dalle diverse unità di ricerca.
Un ruolo centrale è affidato alla modellazione avanzata delle superfici complesse: algoritmi per integrare scansioni laser e immagini fotogrammetriche, teorie delle superfici e strumenti per la semplificazione dei modelli consentono di descrivere in modo controllato architetture, elementi decorativi, siti archeologici. I modelli 3D diventano così l’interfaccia principale per leggere stato di fatto, dissesti e vulnerabilità, e per predisporre scenari di restauro virtuale.
Monitoraggio, rischio ambientale e risultati attesi
Accanto al rilievo statico, la ricerca punta sul monitoraggio continuo dell’ambiente e delle strutture, soprattutto in aree soggette a subsidenza, frane o rischio sismico. Tecniche come laser-scanning ripetuto nel tempo, GPS di precisione, livellazione geometrica e analisi interferometrica da satellite permettono di misurare spostamenti millimetrici, rotazioni e deformazioni di edifici storici e complessi archeologici.
Questi dati alimentano carte del rischio dedicate (idrogeologico, statico-strutturale, antropico) e offrono agli enti pubblici strumenti operativi per la prevenzione.
Il programma prevede la definizione di linee guida condivise per il rilievo, la georeferenziazione, la gestione e la distribuzione dei dati, insieme alla produzione di prototipi GIS 3D ottimizzati per l’uso da parte delle amministrazioni. Sono inoltre previsti test su siti campione, verifiche di qualità, seminari con enti cartografici, operatori dei rilievi e istituzioni responsabili della tutela.
Il risultato atteso è un modello metodologico trasferibile, capace di trasformare la Carta del Rischio da semplice archivio di informazioni a infrastruttura dinamica per la salvaguardia del patrimonio culturale.