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Curiosità

La legge mineraria nell’equilibrio tra Europa, Italia e autonomie locali

Cave di Carrara, miniere, Costituzione e ambiente: un viaggio nella storia del diritto minerario italiano mentre cambia l’equilibrio tra territori, Stato e Europa.

Il diritto minerario italiano nasce ben prima dell’Unità d’Italia, in un contesto frammentato in cui ogni Stato preunitario aveva il proprio sistema di norme su miniere e cave.

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Con il regio decreto 29 luglio 1927 n. 1443 si tenta per la prima volta una disciplina unitaria della “ricerca e coltivazione delle sostanze minerali e delle energie del sottosuolo”, ma questa unificazione resta solo parziale, perché molte normative particolari continuano a sopravvivere.

Tra le eccezioni più note spiccano le cave di marmo di Carrara e Massa, ancora oggi regolate dal cosiddetto “sistema estense”, un regime speciale che affonda le radici nei ducati di Massa e Carrara e di Modena (1751-1852). La legge mineraria del 1927 non ha cancellato del tutto questi diritti anomali, e la loro compatibilità con l’ordinamento è stata oggetto anche di interventi della Corte costituzionale, come la sentenza n. 488 del 20 novembre 1995 sulla legge regionale toscana relativa all’art. 117 della Costituzione.

Neppure il Codice civile del 1942 ha risolto i nodi di fondo: restano questioni aperte sulla natura giuridica dei beni minerari e sulla distinzione tra proprietà del suolo e risorse del sottosuolo. Questi problemi si intrecciano con il ruolo dello Stato e delle autonomie territoriali, rendendo il diritto minerario un settore in cui la stratificazione storica delle norme pesa ancora oggi sulle scelte regolatorie e sugli equilibri tra interessi pubblici e privati.

Un passaggio decisivo arriva con la riforma regionale degli anni ’70. Il dpr 616/1977 trasferisce alle Regioni le funzioni amministrative relative alle cave, ma esclude le miniere, che restano sotto competenza statale. Solo con il d.lgs 112/1998 anche una parte delle funzioni sulle miniere viene decentrata alle Regioni, aprendo una nuova fase di ripensamento dei rapporti tra centro e periferia nella gestione delle risorse del sottosuolo.

La successiva riforma costituzionale del 2001, che ridisegna il riparto delle competenze legislative tra Stato, Regioni ed enti locali, rende ancora più urgente una rilettura complessiva del diritto minerario. La “materia miniere” non è indicata espressamente né tra le competenze esclusive statali né tra quelle regionali, e questo impone di chiedersi se esista un ambito unitario riconducibile alle miniere e come debbano essere distribuiti poteri normativi e funzioni amministrative.

Da qui discendono tre interrogativi centrali per la ricerca: se il settore minerario possa essere considerato una materia unitaria; se le competenze debbano essere prevalentemente statali o regionali; e come debbano essere trattati i regimi minerari anomali, diversi dal regime ordinario, come il caso delle cave di Carrara, nel nuovo quadro costituzionale. L’analisi di questi diritti speciali è uno dei fulcri del progetto, perché mette in luce il conflitto tra tradizioni locali, esigenze economiche e principi di diritto pubblico contemporaneo.

Il diritto minerario non è però solo una questione di tecnica giuridica: ha forti ricadute su economia, energia e ambiente. Le regole sulle miniere incidono sulla produzione energetica, sugli investimenti industriali e sulla tutela dei territori. Per questo la ricerca dedica spazio anche agli impatti ambientali delle attività estrattive e agli strumenti normativi utilizzati per ridurne gli effetti negativi, dalle valutazioni d’impatto alle prescrizioni su sicurezza e ripristino dei siti.

In questo quadro gioca un ruolo crescente il diritto dell’Unione europea. Oltre alle direttive per la protezione dell’ambiente e la gestione dei rifiuti minerari, il diritto comunitario interviene sugli aspetti scientifici e tecnologici legati all’uso delle risorse del sottosuolo per la produzione di energia. Norme e politiche europee influenzano così la disciplina nazionale e regionale, imponendo standard comuni e orientando le scelte degli Stati membri.

L’obiettivo complessivo del progetto è quindi quello di ricostruire, in chiave sistematica, l’evoluzione del diritto minerario italiano tra fonti storiche, riforme costituzionali e vincoli europei, verificando come possano convivere regimi speciali, esigenze di autonomia regionale e necessità di una governance unitaria delle risorse minerarie.

Antonio Papa

Giornalista pubblicista dal 2010, "fratello maggiore" di tanti redattori del network, autore di trasmissioni televisive. In TvPlay sono, insieme a Claudio Mancini, il conduttore di FantaTvPlay, di "Chi Ha Fatto Palo" e di altri format creati da noi. Sono una persona che ha fatto della scrittura la sua ragione di vita, coronando un sogno che avevo fin da bambino. Il mio motto è “lavorare seriamente senza mai prendersi sul serio”. Cerco di trasmettere la mia passione e il mio entusiasmo alle persone che lavorano con me: quando ci riesco… ci divertiamo!

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