Quando la vita quasi scomparve, il mare trovò un modo per ricominciare. Dal gelo ordoviciano, la lunga risalita degli organismi pelagici
Alla fine dell’Ordoviciano si verificò una delle più grandi estinzione di massa della storia della vita. Subito dopo, nel Siluriano inferiore, cominciò una fase di ripresa profonda e complessa, il vero “inizio dopo la fine”. Il progetto analizza questo passaggio attraverso organismi marini pelagici come conodonti, graptoliti e cefalopodi, tra le vittime principali della crisi.

L’obiettivo è chiarire come questi gruppi abbiano reagito ai cambiamenti ambientali del Nord Gondwana, valutando le variazioni di biodiversità attraverso analisi sistematiche, biostratigrafiche e indagini geochimiche. Il confronto fra parametri paleoclimatici e risposte biologiche permetterà di ricostruire in modo preciso l’impatto e la ripresa dopo l’evento ordoviciano.
Obiettivi del progetto
La ricerca nasce dal bisogno di comprendere meglio le dinamiche delle antiche estinzioni per interpretare l’attuale scenario di declino globale della biodiversità. La crisi del tardo Ordoviciano, seconda per intensità solo a quella del Permiano, rappresenta un modello per analizzare risposte biotiche, fattori paleoambientali e velocità di recupero degli ecosistemi.
Il progetto studia in dettaglio le faune pelagiche, meno vincolate alle condizioni locali rispetto ai gruppi bentonici tradizionalmente utilizzati. L’analisi copre un intervallo temporale ampio e si concentra sulle variazioni sistematiche, paleoecologiche e paleoambientali prima, durante e dopo la crisi.
I principali filoni di ricerca includono:
- raccolta e studio dei fossili pelagici con campionamenti stratigrafici di dettaglio;
- analisi litologiche e sedimentologiche per definire il contesto deposizionale;
- ricostruzione del segnale geochimico relativo a variazioni climatiche e anossia;
- valutazione delle dinamiche di biodiversità e dei modelli di ripresa evolutiva post-estinzione;
- studio del controllo paleobiogeografico legato alle microplacche nord-gondwaniane;
- analisi delle condizioni paleoclimatiche durante il passaggio greenhouse–icehouse.
L’area di studio lungo il margine nord del Gondwana è ideale poiché soggetta a glaciazioni, variazioni del livello marino e dinamiche crostali che influenzarono in modo diretto la distribuzione delle faune pelagiche.
Contesto scientifico e domande chiave
Le informazioni esistenti sulle estinzioni del Fanerozoico mostrano che gli eventi globali colpiscono soprattutto specie e generi, mentre livelli tassonomici più alti risultano più conservativi. Nel caso ordoviciano scomparve circa l’85% delle specie, il 61% dei generi e gran parte dei gruppi pelagici.
La crisi fu articolata in due fasi, legate a un drammatico cambiamento paleoclimatico: una breve ma intensa glaciazione hirnantiana, preceduta da una condizione di greenhouse ad alte concentrazioni di CO₂. Il repentino passaggio tra i due scenari generò oscillazioni del livello del mare, anossia diffusa e riorganizzazione delle correnti oceaniche.
Nel Siluriano inferiore, la ripresa evolutiva fu lenta: molte faune mostrarono il fenomeno dei Lazarus taxa, gruppi che riappaiono dopo un apparente silenzio nella documentazione fossile. La ricostituzione delle province faunistiche e delle scogliere richiese diversi milioni di anni.
Il progetto affronta tre domande fondamentali:
- Come reagirono gli organismi pelagici prima, durante e dopo la crisi in termini di estinzione e radiazione?
- Quali cambiamenti paleoecologici e ambientali accompagnarono gli eventi critici?
- Che ruolo ebbero paleoclima e paleobiogeografia nella distribuzione delle faune e nella loro capacità di ripresa?
I dati attesi includono sezioni campionate, analisi biostratigrafiche, studio delle microfacies e confronto delle risposte biotiche tra diversi taxa, contribuendo a una ricostruzione dettagliata di uno dei momenti più delicati dell’evoluzione marina.