Fuga dei medici italiani verso la Svizzera: “Una scelta inevitabile”

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By Paolo Colantoni

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I numeri dei medici e degli infermieri che lasciano l’Italia per andare a lavorare in Svizzera sono clamorosi. Ecco il motivo della fuga

Un fenomeno in grande crescita. Una sconfitta per il sistema sanitario italiano e la salvaguardia delle nostre eccellenze. Sono numerosi ormai, i medici che stanno lasciando l’Italia per andare a lavorare all’estero. Il fenomeno riguarda soprattutto i medici che lavorano in Lombardia e che stanno trasferendosi con forza verso la Svizzera.

I medici italiani sono in fuga. Molti lasciano il nostro Paese per andare a lavorare in Svizzera – Ricercaitaliana.it – Pixabay –

Secondo i dati analizzati e pubblicati da Amsi, sarebbero circa 5000 i medici italiani espatriati negli ultimi cinque anni. Un numero al quale si aggiungono circa mille infermieri, con un aumento del 40% rispetto 2018. Il dato più inquietante riguarda l’età dei dottori che lasciano l’Italia: nel 65% dei casi si tratta di giovani.  La fuga dei medici dalla Lombardia tocca in particolare le aree dell’emergenza, dell’ortopedia, della neonatalogia, dell’anestesia e della radiologia. Ma cosa si nasconde dietro la fuga dei nostri cervelli?

A spiegarlo alla perfezione è uno degli infermieri che ha deciso di lasciare la Lombardia per andare a lavorare in Svizzera. Ai microfoni della trasmissione Fuori dal Coro ha infatti dichiarato: “In Italia guadagnavo 2200 euro, in Svizzera supero i 5mila euro”. Una tesi confermata da Aurelio Filippini, presidente delle professioni infermieristiche di Varese: “In Italia gli stipendi sono tra i più bassi d’Europa, mancano circa novemila infermieri, mentre la Svizzera ne ospita circa quattromila. Questo significa che quasi la metà del fabbisogno della Regione Lombardia non è disponibile”.

Il problema è stato rilanciato dal segretario Nazionale della UGL Salute Gianluca Giuliano. “Ciò che sta accadendo in Lombardia, con l’esodo costante di operatori sanitari oltre frontiera in direzione della Svizzera, è un’altra ferita profonda sul corpo della nostra sanità. Non c’è da sorprendersi che tantissimi infermieri, siamo ad una media di 20 al mese, accettino di svolgere la propria professione in terra straniera visto che ad accoglierli ci sono condizioni vantaggiose sotto il profilo economico, al primo incarico si parla di uno stipendio di 3.500 euro, e strutture all’avanguardia per tecnologia e sicurezza. Tutto questo mentre gli organici dei nostri ospedali sono sempre più svuotati di personale con ricadute pesantissime sull’assistenza da erogare ai cittadini” denuncia il segretario .

“Ereditata una situazione catastrofica”

Il segretario della Ugl Salute Giuliano durante la manifestazione del 1 maggio a Napoli – Ricercaitaliana.it –

“Chiaro che i riflettori siano puntati sulla Lombardiaprosegue Giulianoperché regione limitrofa alla Svizzera ma la grande fuga all’estero coinvolge l’intero SSN. Così oltre al danno siamo di fronte ad una beffa considerando quanto lo Stato investa sulla formazione dei professionisti nei corsi di studio dedicati per vederli poi andare a prestare la loro opera all’estero. Chiediamo alle istituzioni di intervenire con urgenza per frenare la fuga prima che sia troppo tardi. Occorre, e non solo a causa del fenomeno dei transfrontalieri, adeguare al più presto gli stipendi dei professionisti alla media europea se non si vuole che l’esodo svuoti definitivamente le corsie. Il Ministro Schillaci ha ereditato una situazione catastrofica su cui ha iniziato a mettere mano con provvedimenti utili ma ancora non sufficienti. Per questo chiediamo anche di intervenire con forza introducendo degli specifici incentivi, fiscali e di welfare, atti a rendere maggiormente attrattive le professioni sanitarie. È necessario frenare con urgenza l’emorragia così da consentire a tutti gli italiani di poter usufruire di cure adeguate” conclude Giuliano.

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