Nella casa in cui Giulia Tramontano viveva con Alessandro Impagnatiello, è stato trovato il coltello che il barman ha dichiarato di aver usato per ucciderla.
Sono trascorsi nove giorni dall’omicidio della giovane donna incinta di sette mesi, avvenuto per mano del compagno reo confesso. I rilievi sono stati effettuati dai Ris nell’appartamento di Senago.
“L’arma è stata indicata, è stata repertata, sapremo tutto quanto all’esito”, ha dichiarato Giovanni Cacciapuoti, avvocato della famiglia Tramontano, mentre usciva dal sopralluogo dell’appartamento.
Impagnatiello ha raccontato di aver lavato il coltello e di averlo riposto in un ceppo portacoltelli sopra il frigorifero in cucina, dopo aver ucciso Giulia. Al sopralluogo erano presenti anche la pm Alessia Menegazzo e la procuratrice aggiunta Letizia Mannella.
La Procura di Milano ha delegato ai carabinieri gli accertamenti scientifici su diversi coltelli che si trovavano nel portacoltelli, per capire bene quale sia stato usato.
Il sopralluogo è servito anche “al disvelamento di tutti i fatti attraverso la verifica delle tracce ematiche e biologiche per realizzare compiutamente, da parte della Procura, quella che è stata la concreta azione violenta che ha portato alla morte di Giulia e del bimbo che portava in grembo”, spiega Cacciapuoti, come riporta RaiNews.
Nell’appartamento e nelle scale che conducono alla cantina e al box dove Impagnatiello ha nascosto il corpo di Giulia prima di sbarazzarsene, i Ris hanno trovato tante tracce ematiche e biologiche.
Durante i rilievi sarebbero state trovate anche delle chiazze che ora dovranno essere esaminate per ricostruire la dinamica dell’omicidio.
Intanto i vigili del fuoco hanno trovato in un tombino nelle vicinanze della stazione metro Comasina a Milano, una patente di guida che potrebbe appartenere a Giulia Tramontano. Trovato anche un bancomat, una carta bancaria blu piegata a metà e un coltello taglierino di colore scuro. Tutti gli oggetti sono stati imbustati per il repertamento.
Le ricerche continuano da parte dei carabinieri e dei vigili del fuoco di Milano, per trovare il cellulare di Giulia. Impagnatiello ha spiegato di averlo gettato domenica 28 maggio “in un tombino dell’area parcheggio Comasina”, prima di prendere la metro e recarsi al lavoro.
Il barman, dopo aver ucciso Giulia, si sarebbe impossessato del suo cellulare per inviare messaggi e far credere che si fosse allontanata da casa.
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