Francia a ferro e fuoco: dopo l’uccisione di Nahel a Nanterre per mano di un poliziotto, non si fermano gli scontri.
Ieri, durante la manifestazione organizzata dai familiari del giovane, si è verificata un’escalation di violenza in tutto il Paese. Il presidente della Repubblica Emmanuel Macron è stato costretto a lasciare il Consiglio europeo per rientrare a Parigi, dove presiederà una nuova riunione dell’unità di crisi interministeriale, convocata dopo la terza notte di violenze.
Disordini nel centro di Parigi, dove almeno un centinaio di persone con il volto coperto da passamontagna hanno saccheggiato i negozi del centro commerciale di Les Halles. Gravi danni soprattutto al negozio Nike.
Il ministro dell’Interno Gérald Darmanin ha deciso di usare il pugno duro, schierando 40mila poliziotti e gendarmi in tutta la Francia. 667 persone sono state fermate, mentre 249 lavoratori delle forze dell’ordine sono rimasti feriti.
Ieri l’Eliseo aveva escluso l’ipotesi di decretare lo stato di emergenza. Oggi questa decisione non sembra più esclusa, come ha dichiarato anche la premier Elisabeth Borne: “Tutte le ipotesi” vengono prese in esame per ripristinare “l’ordine repubblicano”. La riunione comincerà alle 13 circa.
L’Onu ha chiesto alla Francia di affrontare “seriamente i gravi problemi di razzismo e discriminazione sociale all’interno delle forze dell’ordine”. Così Ravina Shamdasani, portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani, a Ginevra, durante una conferenza stampa sulla morte di Nahel.
Il poliziotto che ha ucciso Nahel “è devastato” e chiede “perdono alla famiglia” del giovane. Lo ha detto a BFM TV l’avvocato dell’agente che ora è in carcere. “Lui non si alza la mattina per ammazzare la gente. Non lo voleva uccidere”.
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