Una curiosa ricerca scientifica dimostra come lo smartphone usato con criterio possa ridurre l’insorgenza del declino cognitivo.
Sono anni che ci viene ripetuto che lo smartphone fa male; anni in cui ne è stato sconsigliato l’uso prolungato. E ora, colpo di scena: una ricerca afferma che questo apparecchio non è poi così dannoso – almeno non per tutti.

Pare infatti che tutto dipenda dall’età e dal tipo di utilizzo. Alcuni studiosi hanno dimostrato che, in certi casi, lo smartphone può persino rallentare il declino cognitivo. Non è certo passare ore su TikTok a mantenere la mente allenata, anzi. Il punto sta nella complessità delle funzioni e nello stimolo continuo dato ad attività che tengono davvero attivo il cervello.
Ed è qui che entra in gioco l’età. Se durante l’infanzia e l’adolescenza questi strumenti possono disconnettere dalla realtà, nell’età matura – dai 40 anni in su, per dare un riferimento – sembrano invece aiutare il cervello a restare in esercizio, come se fosse continuamente spinto a lavorare.
La riserva tecnologica: quando il cervello si allena con un click
Questa volta non parliamo di opinioni ma di numeri molto concreti. Una meta-analisi pubblicata su Nature Human Behaviour ha raccolto i dati di 136 studi condotti in diversi Paesi, seguendo oltre 400 mila persone con un’età media di quasi 69 anni. Il risultato è netto: chi usa regolarmente computer, smartphone o tablet ha un rischio più basso del 58% di sviluppare deficit cognitivi e un declino più lento del 26%.

Gli autori parlano di una vera ‘riserva tecnologica’. Perché usare la tecnologia non vuol dire solo perdersi nello schermo, ma tenere in moto il cervello. Memoria, attenzione, problem solving: ogni gesto, dalla videochiamata alla ricerca online, diventa un allenamento. Non che passare ore a scorrere video faccia bene, anzi. La differenza la fanno le attività che obbligano a pensare, decidere, adattarsi.
C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: la tecnologia aiuta a restare in contatto. Un gruppo WhatsApp con gli amici, una piattaforma per imparare qualcosa di nuovo, il sentirsi parte di una comunità anche da lontano; tutti elementi che riducono l’isolamento e migliorano l’umore.
Non sarà la cura miracolosa contro la demenza, certo, ma il punto è un altro. A differenza di quanto narra lo stereotipo comune, dopo i 40 lo smartphone smette di essere il nemico e, se usato bene, diventa un alleato prezioso per la mente.