Dopo i 40 non è il vino rosso a salvare la mente, ma lo smartphone: lo dice la scienza

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By Daniela Guglielmi

Salute

Una curiosa ricerca scientifica dimostra come lo smartphone usato con criterio possa ridurre l’insorgenza del declino cognitivo.

Sono anni che ci viene ripetuto che lo smartphone fa male; anni in cui ne è stato sconsigliato l’uso prolungato. E ora, colpo di scena: una ricerca afferma che questo apparecchio non è poi così dannoso – almeno non per tutti.

Signora anziana che si fa un selfie con lo smartphone
Dopo i 40 non è il vino rosso a salvare la mente, ma lo smartphone: lo dice la scienza – ricercaitaliana.it

Pare infatti che tutto dipenda dall’età e dal tipo di utilizzo. Alcuni studiosi hanno dimostrato che, in certi casi, lo smartphone può persino rallentare il declino cognitivo. Non è certo passare ore su TikTok a mantenere la mente allenata, anzi. Il punto sta nella complessità delle funzioni e nello stimolo continuo dato ad attività che tengono davvero attivo il cervello.

Ed è qui che entra in gioco l’età. Se durante l’infanzia e l’adolescenza questi strumenti possono disconnettere dalla realtà, nell’età matura – dai 40 anni in su, per dare un riferimento – sembrano invece aiutare il cervello a restare in esercizio, come se fosse continuamente spinto a lavorare.

La riserva tecnologica: quando il cervello si allena con un click

Questa volta non parliamo di opinioni ma di numeri molto concreti. Una meta-analisi pubblicata su Nature Human Behaviour ha raccolto i dati di 136 studi condotti in diversi Paesi, seguendo oltre 400 mila persone con un’età media di quasi 69 anni. Il risultato è netto: chi usa regolarmente computer, smartphone o tablet ha un rischio più basso del 58% di sviluppare deficit cognitivi e un declino più lento del 26%.

Mano di un anziano che utilizza lo smartphone
La riserva tecnologica: quando il cervello si allena con un click – ricercaonline.it

Gli autori parlano di una vera ‘riserva tecnologica’. Perché usare la tecnologia non vuol dire solo perdersi nello schermo, ma tenere in moto il cervello. Memoria, attenzione, problem solving: ogni gesto, dalla videochiamata alla ricerca online, diventa un allenamento. Non che passare ore a scorrere video faccia bene, anzi. La differenza la fanno le attività che obbligano a pensare, decidere, adattarsi.

C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: la tecnologia aiuta a restare in contatto. Un gruppo WhatsApp con gli amici, una piattaforma per imparare qualcosa di nuovo, il sentirsi parte di una comunità anche da lontano; tutti elementi che riducono l’isolamento e migliorano l’umore.

Non sarà la cura miracolosa contro la demenza, certo, ma il punto è un altro. A differenza di quanto narra lo stereotipo comune, dopo i 40 lo smartphone smette di essere il nemico e, se usato bene, diventa un alleato prezioso per la mente.

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