L’esperto in esclusiva: “Urge una depenalizzazione. Altrimenti in carcere sarà il caos”

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By Paolo Colantoni

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In esclusiva a Ricercaitaliana.it Patrizio Gonnella, attivista e giurista italiano e presidente dell’Associazione Antigone: “I suicidi che si registrano sono lo specchio della situazione attuale”

Aumento dei suicidi all’interno delle carceri italiane, strutture sempre più piene, molto spesso occupate da persone in attesa di essere giudicate o condannate per reati minori e con sentenze lievi e strutture sempre più vecchie, con un personale ridotto, mal pagato e in costante difficoltà. La situazione all’interno delle strutture carcerarie, è sempre più deprimente e la relazione in Parlamento del Garante ei Detenuti, ne è stata la testimonianza più diretta.

Il responsabile di Antigone sulla situazione carceraria italiana – Ricercaitaliana.it –

Nel corso del suo intervento a Palazzo Chigi, Mauro Palma, ha elencato il lungo elenco di criticità che in Italia persistono da anni. “Le persone detenute in carcere al primo giugno sono 57.230. Si tratta di circa 2.500 in più rispetto a sette anni fa. La popolazione carceraria include 2.504 donne. Erano 2.285 sette anni fa quando ha preso il via il mandato del Garante dei detenuti. La capienza delle carceri, secondo Palma “già allora carente, è aumentata nell’arco dei sette anni soltanto di mille posti regolamentari”, ha spiegato.

Il Garante ha poi puntato su uno degli aspetti più dibattuto: il lungo elenco di persone che scontano pene cortissime, per reati di poco conto.Resta alto – ed è andato aumentando – il numero di persone ristrette in carcere per scontare condanne molto brevi: 1.551 persone sono oggi in carcere per scontare una pena – non un residuo di pena – inferiore a un anno, altre 2.785 una pena tra uno e due anni. È evidente che una struttura complessa quale è quella carceraria non è in grado di predisporre per loro alcun progetto di rieducazione perché il tempo stesso di conoscenza e valutazione iniziale supera a volte la durata della detenzione prevista. Non solo, ma questi brevi segmenti di tempo recluso sono destinati a ripetersi in una sorta di serialità che vede alternarsi periodi di libertà e periodi di detenzione con un complessivo inasprimento della propria marginalità”.

Rimanendo sul tema. “La presenza in carcere di chi deve scontare una condanna al di sotto di tre anni interroga il nostro tessuto sociale: sono vite connotate da una marginalità che avrebbe dovuto trovare altre risposte, così da diminuire l’esposizione al rischio di commettere reati – sottolinea il Garante –. Non dobbiamo mai dimenticare che il diritto penale – e ancor più la privazione della libertà – deve avere un ruolo ‘sussidiario’, intervenendo come misura estrema laddove altre forme di supporto e riduzione dei conflitti e delle difficoltà che abitano la collettività abbiano fallito. Sono vite che avrebbero dovuto trovare altri supporti nell’istruzione, nel sostegno abitativo, nella possibilità di un reddito in grado di rendere la giustamente proclamata tutela della vita una effettiva tutela della vita dignitosa e non meramente biologica; lo avrebbero dovuto trovare anche nell’intervento di orientamento alla prima deviazione verso forme di criminalità”.

Uscendo da Palazzo Chigi, il Garante dei detenuti ha spiegato:Mi premeva sottolineare due aspetti fondamentali: il numero sempre più alto di persone che scontano pene brevissime e la necessità di investire sull’istruzione. All’interno delle carceri italiane – ha sottolineato Mauro Palma – ci sono circa 900 analfabeti. Questo problema non può essere accantonato. E’ inaccettabile che una persona entri in carcere analfabeta e ne esca allo stesso modo. Dobbiamo investire sull’istruzione: solo in questo modo le persone possono prendere consapevolezza con ciò che hanno commesso”, ha concluso di fronte ai cronisti presenti fuori da Palazzo Chigi.

Gonnella (Antigone), in esclusiva a Ricercaitaliana.it

Sull’argomento è tornato, in esclusiva ai nostri microfoni anche Patrizio Gonnella, attivista e giurista italiano e presidente dell’Associazione Antigone. “La depenalizzazione deve essere una delle nostre priorità”, ha dichiarato a Ricercaitaliana.it il responsabile dell’organizzazione che  dal 1991 si occupa di giustizia penale, carceri, diritti umani e prevenzione della tortura. Pensiamo a tutte quelle persone che si trovano in carcere per reati minori o per situazioni ancora poco chiare. Dobbiamo evitare assolutamente che esistano abusi di indagini e che non si realizzino carcerazioni oltre i limiti del nostro sistema penitenziario. Un problema atavico che è emerso in tutta la sua durezza, nella relazione del Garante”.

Patrizio Gonnella, presidente di Antigone in esclusiva ai nostri microfoni (Ansa) – Ricercaitaliana.it

Le strutture italiane sono in apnea da tempo. “Nelle carceri abbiamo tante marginalità sociali: tossicodipendenti, emigrati, persone con problemi psicologici. Occupiamoci di queste persone destinando risorse del welfare cittadino e solo così avremo una riduzione dei tassi di carcerazione. La gente che troviamo dentro è quella che non vogliamo fuori. Purtroppo”. Il responsabile dell’Associazione Antigone prova ad immaginare il modo per provare a cambiare questa situazione. Come migliorare la situazione in carcere? Innanzitutto investendo in risorse umane, aumentando il numero di persone che dentro si occupano della gestione: direttori, poliziotti, educatori. Se uno avesse la disponibilità io riempirei il carcere di vita, evitando di lasciare sola la comunità carceraria. E’ nella solitudine che aumenta lo sconforto e, purtroppo, i suicidi, che rappresentano purtroppo, e da sempre il dato più nero della situazione italiana. Speriamo che le misure che si stanno prendendo aiutino a modificare la situazione”. 

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