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CLASSIFICAZIONE
- Disciplina: Ingegneria industriale e dell'informazione
Nasce il Campus Italo-Cinese: studenti di entrambi i Paesi, colleghi nei corsi di Ingegneria e di Economia e Management
Studenti italiani e cinesi colleghi della stessa Università. Non più semplici scambi culturali, ma corsi di laurea e master comuni per i giovani dei due Paesi.
Con la firma a Milano degli accordi istitutivi del “Campus Italo-Cinese” tra il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Letizia Moratti, e il Ministro dell’Istruzione della Repubblica popolare cinese, Zhou Ji, diventa operativa la nuova realtà accademica, frutto di un progetto nato nel marzo 2005.
L’obiettivo – come ha ricordato il Ministro Moratti – è di promuovere la formazione di una classe dirigente cinese legata al nostro Paese e al nostro sistema produttivo e al contempo formare laureati italiani nei settori dell’economia e dell’ingegneria che conoscano a fondo il sistema-Cina.
Già da settembre avranno inizio i corsi di Ingegneria e di Economia e Management, grazie alla collaborazione tra le Università Bocconi e Luiss, i Politecnici di Milano e Torino, e le Università cinesi Tongji e Fudan di Shanghai.
L’Università Italo-Cinese (Chinese-Italian Joint Campus) si basa su sistema distribuito, composto cioè da diversi Poli, relativi a diverse aree di formazione. I Poli hanno sede presso le Università cinesi di eccellenza nello specifico settore. Con esse collaboreranno gli Atenei italiani che godono dello stesso prestigio. I primi settori interessati (col tempo potrebbero aggiungersene altri) sono quelli dell’Ingegneria e dell’Economia e Management.
I due Poli al momento attivati sono quelli della Fudan University per l’Economia e della Tongji University per l’Ingegneria. Entrambe le Università si trovano a Shanghai, come chiesto dalla Parte italiana, in considerazione della forte presenza nella zona di aziende italiane.
Per quanto riguarda l’area di Ingegneria saranno inaugurati due corsi di Bachelor (Laurea italiana e Xueshi cinese): il primo in Ingegneria dell’Informazione e il secondo in Ingegneria Meccanica e della Produzione. Il corso dura 4 anni per i cinesi (perché entrano in Università con un anno di anticipo rispetto al nostro sistema) e 3 per gli italiani. L’organizzazione è finalizzata a uniformare negli studenti non solo le competenze tecniche, ma anche la padronanza linguistica. Così, il 1° anno viene svolto in Cina, in lingua cinese, con docenti cinesi e solo per studenti cinesi. Il 2° e 3° anno viene svolto sempre in Cina, ma le lezioni sono tenute in inglese da docenti italiani e cinesi, con obbligo dello studio della lingua italiana per i cinesi e di quella cinese per gli italiani. Il 4° anno viene svolto da tutti gli studenti in Italia (Milano o Torino), con lezioni in italiano.
Gli studenti italiani, che invece svolgono un primo anno in Italia, si ricongiungono ai colleghi cinesi quando questi finiscono il 2° anno. Una volta ottenuta la laurea, gli studenti italiani che vogliono avere la Xueshi della Tongji devono frequentare un ulteriore periodo di 6 mesi presso questa Università. Il numero previsto di iscritti, a regime, è di 150 l’anno, con un sostanziale equilibrio tra studenti cinesi e italiani.
Diverso il caso del settore dell’Economia e Management. Qui saranno attivati corsi di 2° livello (master) in International Management, per conseguire la Laurea Magistrale italiana e il Shuoshi cinese. I corsi, di durata biennale, sono tenuti in inglese sia per gli studenti italiani che cinesi e sono basati sul sistema dei crediti. Il primo anno si svolge in Cina e il secondo in Italia, presso la Bocconi o la Luiss.
Per essere ammessi al programma ci sarà una selezione, operata da ciascuna Università, sui diplomati nel livello inferiore di studi. È previsto un ingresso di 100-120 studenti l’anno, uniformemente divisi tra italiani e cinesi.
I percorsi formativi, per meglio rispondere alle esigenze delle imprese che sostengono l’iniziativa, saranno proposti da un Comitato di Indirizzo per ciascun corso.
Il progetto è sostenuto, per quanto riguarda il nostro Paese, in parte dal Miur, in parte da imprese private quali Finmeccanica, Telecom, Merloni, Fondazione Cariplo, Banca Popolare di Milano, Unicredit, Banca Intesa, Fiat, Mediaset, Fondazione Banca del Monte di Lombardia ed è prevista la creazione di una Fondazione a sostegno dell’iniziativa.
Questa nuova realtà accademica giunge a completamento di un processo iniziato con gli accordi sino-italiani siglati nel luglio 2005, tra cui un Protocollo d’Intesa sull’equivalenza e il riconoscimento dei titoli di studio e i Memoranda d’Intesa con il Ministero della Ricerca e con l’Accademia sinica delle Scienze, presupposti indispensabili per la mobilità di studenti, docenti e ricercatori.
In considerazione di un trend di scambi in costante crescita tra Italia e Cina, come ha osservato il Ministro Moratti, la formazione di una classe dirigente e manageriale che conosca bene entrambi i mercati diventa strumento fondamentale per sviluppare nuovi investimenti italiani in Cina, come pure in Italia da parte cinese: “Dobbiamo preparare i nostri giovani ad operare in Cina, attraverso una formazione mirata, ma anche attrarre studenti cinesi che, formandosi e studiando in Italia, rappresenteranno una cerniera con il Paese di origine”.
In questo modo gli scambi tra i due Paesi superano la sfera commerciale ed economica per preparare un più profondo incontro scientifico e culturale. Non a caso il Campus Italo-Cinese nasce nel 2006, anno che la Cina dedica all’Italia.



