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Intervista a Fabio Della Sala

Immagine ricerca Della Sala
Fonte: Della Sala

Quali opportunità per il futuro offre ai giovani ricercatori il prestigioso “starting grant” del Consiglio europeo della ricerca?

Questo tipo di bando può permettere ai giovani ricercatori di realizzare le proprie idee di ricerca e di diventare ricercatori indipendenti.

È la prima volta che viene assegnato questo premio, qual è l’importanza di un tipo di premio come questo per gli attuali ricercatori e per quelli del futuro?

È un riconoscimento internazionale che premia i più bravi e dà la possibilità a tutti di emergere. Spesso i ricercatori sono costretti a “modificare” i loro interessi di ricerca per ottenere dei finanziamenti. Finalmente è possibile realizzare le proprie idee di ricerca.

In molti si sono candidati, perché pensa di essere stato selezionato proprio lei?

Io credo siano state valutate tre cose:
1) la qualità del curriculum: io ho un ottimo curriculum con un gran numero (76) di pubblicazioni considerando la mia età (34)
2) la novità della progetto proposto: il mio progetto di ricerca è molto innovativo e “challenging“
3) la situazione economica: io non avevo nessun fondo che finanziasse la mia ricerca teorica.

Di cosa tratta la sua ricerca?

Il titolo del mio progetto è “Development of Density functional theory methods for organic metal interaction” (DEDOM). In questo progetto, che durerà cinque anni, e io e il mio gruppo dovremo sviluppare nuovi metodi teorici per lo studio dell’interazione fra molecole organiche e metalli nobili. Si tratta di metodi basati sulla teorica del funzionale densità, ma che vanno oltre le odierne approssimazioni e permetteranno una più accurata descrizione dei livelli energetici all’interfaccia organico-metallo. I risultati ottenuti potranno essere usati per ottimizzare le prestazioni degli OLED (organic light emitting diodes) e migliorare la comprensione dei dispositivi per l’elettronica molecolare.

Da quanti ricercatori sarà composto il vostro gruppo? Ci può parlare di loro?

Attualmente il mio gruppo è composto da 5 persone. Sono tutti giovani (età media 30) e molto entusiasti per questo progetto. Si tratta di: Manuel Piacenza, chimico teorico proveniente da Munster (Germania), Letizia Chiodo, fisico, proveniente da Roma, Tugba Tugsuz, chimico teorico, proveniente da Ankara (Turchia), Stefania D’Agostino, studentessa di dottorato, Mariangela Margarito, system manager. Altri due ricercatori saranno assunti in questo progetto.

È interessante che abbiano vinto ben 3 italiani. Cosa pensa che significhi questo per lo stato della ricerca in Italia?

Sono 3 solo quelli del CNR-INFM. In totale in Italia credo siamo di più. È quindi un grosso successo. D’altra parte però, considerando che erano favoriti i ricercatori che non avevano altri fondi, questo successo significa anche che in Italia ci sono tanti bravi ricercatori ma senza soldi e quindi partecipare a bandi europei è purtroppo l’unica speranza.
Infine è da sottolineare il fatto che i tre premi del CNR-INFM sono tutti su progetto teorici, campo in cui è molto più difficile trovare finanziamenti.

Pensa che sia importante che i ricercatori europei collaborino fra loro? Perché?

Per quanto riguarda il mio campo di ricerca (nanoscienze) che è molto interdisciplinare, la collaborazione è necessaria in quanto nessun ricercatore può essere esperto in più di un settore e le innovazioni spesso vengono proprio dal trasferimento di conoscenze da un settore all’altro.

Pensa che ci sia bisogno di maggiore cooperazione fra i ricercatori?

Sicuramente sì, ma è difficile. Comunque nel FP7 ci sono molte più possibilità che in passato.

Come sarà impiegato nella sua ricerca il premio vinto?

Assumerò nuovi ricercatori e offrirò contratti pluriennali al personale del mio gruppo di ricerca. Acquisterò nuova strumentazione, cioè un nuovo cluster Linux per effettuare le simulazioni in piu breve tempo.

Rimanere in Italia per portare avanti le sue ricerche: che significato dà a questa scelta?

È sicuramente una scelta difficile. All’estero ci sono molti vantaggi e molte più risorse. È una sfida.