Vai al contenuto| Home page|

   Ti trovi in: HOME »Programmi, progetti e risultati »I progetti »PRIN - Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale»Programma di ricerca
INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione geografica
Bibliografia
Arcidiacono F., Piperno C. (2005) Più metodi per la pluridimensionalità della vita familiare. Ricerche di Psicologia (in press)
Argentieri S. (1999) Il nuovo mammo. Milano, Bompiani.
Borkowski, J.G., Ramey, S.L., Bristol-Power, M. (2002), Parenting and the child’s world: influences on academic, intellectual, and socio-emotional development, Hillsdale, N.J., Erlbaum.
Bruner, J. (1990). Acts of meaning. Cambridge: Harvard University Press. (trad. it. La ricerca del significato, Bollati Boringhieri, Torino, 1992)
Emiliani, F., Molinari, L. (1995), Rappresentazioni e affetti, Milano, Cortina.
Emiliani, F., Palareti, L., Melotti, G., (2004). Rappresentazioni della vita quotidiana: percorsi di benessere e disagio in adolescenza, Psicologia clinica dello sviluppo n°1, p.93-114.
Forgays D. K., Ottaway S. A., Guarino A., D’Alessio M. (2001) Parenting stress in Employed and at-home mothers. Journal of Family and Economic Issues, vol. 22(4), 327-350.
Fruggeri, L. (1997), Famiglie, Roma, La Nuova Italia Scientifica.
Goffman, E. (1959). The Presentation of Self in Everyday Life. Garden City, New York: Doubleday e Co.
Kaplan A., Ross K. (a cura di) (1983) Everyday Life. Special Issue of Yale French Studies, 73
ISTAT (1994) Indagine multiscopo sulle famiglie italiane. Aspetti della vita quotidiana, Roma.
Lefrebvre H. (1947) Critique de la vie quotidienne. Galimard, Parigi
Merenda R., Mattioni M. (1993) Italy. In L. L. Adler (a cura di) International Handbook on Gender Roles. Westport CT, Greenwood Press (pp. 159-173).
Piperno, C. (1999). Manuale di psicologia dell’educazione. Bologna: Il Mulino.
Piperno, C., Fasulo, A. (1995), Learning to argue in family shared discourse, in L. Resnick, R. Saljo e C. Piperno (a cura di), Discourse, tools and reasoning. Essays on situated cognition, NATO Series, Springer Verlag.
Schweder R. A.,Goodnow J., Hatano G., Levine R., Marcus H. e Miller P. (1998). The Cultural Psychology of Development: One Mind, Many Mentalities. In W. Damon (Ed.), Handbook of Child Psychology (vol. I, pp. 865-937). New York: Wiley and Sons.
Trefiletti R. (1997) La famiglia e il lavoro delle donne. In M. Barbargli, C. Saraceno (a cura di) Lo stato delle famiglie in Italia. Il Mulino, Bologna (pp. 205-212).
Vianello M., Sieminska R., Damian. N., Lupri E., Coppi R.,D’Arcangelo E., Bolasco. S. (1990) Gender inequality. Londra, Sage.
de Certeau M. (1980) L'invention du quotidien. Seuil, Parigi
Parole Chiave
VITA QUOTIDIANA; FAMIGLIE CHE LAVORANO; PRATICHE DI SOCIALIZZAZIONE; RAPPRESENTAZIONI TEORICHE E LETTERARIE; TRANSIZIONI EVOLUTIVE

Vita quotidiana delle famiglie: osservazioni etnografiche e rappresentazioni

Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Abstract
Il programma di ricerca si propone di studiare e analizzare la vita quotidiana delle famiglie italiane in una prospettiva interdisciplinare in modo da poter integrare il contributo di una prospettiva osservativa di tipo etnografico e conversazionale (unità 1) con l'approfondimento di una letteratura teorico-critica di matrice filosofica, artistica, giuridica che serve a mettere in discussione le nozioni stesse di vita quotidiana, anche servendosi di recenti prospettive derivate dal neofemminismo e da altri movimenti di liberazione sessuale e antirazzista per illustrare i possibili nessi tra quotidianità e pratiche di dominio (unità 2). A ciò si aggiunge l'unità 3 che intende individuare in primo luogo nella letteratura contemporanea le rappresentazioni della vita quotidiana familiare per studiare così il senso comune proposto da varie culture, da utilizzare come sollecitazione per tre diversi tipi di focus groups tra adulti in diversi stadi e transizioni della loro vita familiare. Il contributo specifico alla ricerca dell'ultima unità riguarda lo studio della transizione all'adolescenza che può costituire un momento di crisi per la vita familiare, per la richiesta di autonomia dei figli, per la rete amicale e le prime relazioni affettive, per l'assunzione di un proprio sistema valoriale. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Clotilde PIPERNO Università degli Studi di ROMA "La Sapienza"
Obiettivo del Programma di Ricerca
L'obiettivo del progetto di ricerca è quello di illustrare diversi aspetti della vita quotidiana delle famiglie a partire da una disamina teorica, multiprospettica, della nozione di quotidianità, così come è stata utilizzata nella letteratura c ritico-teorica di matrice flosofica, sociologica, artistica e giuridica. Altra prospettiva sarà offerta dalla letteratura contemporanea di varia astrazione culturale per estrarre una gamma di conoscenze comuni e porle a confronto con le rappresentazioni che ne hanno nuclei familiari in diverse fasi di evoluzione della propria vita (dal precariato alla fase della pensione). Oggetto di particolare attenzione sarà un numero limitato di famiglie con due figli, osservate con gli strumenti dell'etnografia e dell'Analisi della Conversazione in modo approfondito (con particolare riguardo all'uso degli spazi domestici, all'organizzazione del tempo e alle pratiche educative predominanti). Un complemento a questa parte è offerta dallo studio di alcune famiglie con figli adolescenti, dato che l'adolescenza si pone come come un "evento di crisi" per la famiglia, che richiede una ristrutturazione dei modelli interattivi già consolidati. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Anche se l'attenzione alla vita quotidiana inizia già tra la fine del ‘700 e l'inizio dell'800, è solo nel ‘900 che questa attenzione viene messa a tema da parte delle scienze sociali con lo studio di Lefebvre (1947) e poi con de Certeau (1980), con il recupero di Walter Benjamin e di Georg Simmel e della sua azione reciproca, con il cambiamento di paradigma nella sociologia nordamericana che abbandona la prospettiva funzionalista di Parsons e assume progressivamente quella fenomenologica di Alfred Schutz e quella interazionista di Ervin Goffman (1959). Si abbandona così l'idea che gli attori sociali interiorizzano passivamente ruoli sociali predefiniti e norme comportamentali, e riproducono – largamente in maniera automatica – strutture sociali e istituzioni, anche quando questa riproduzione è l'effetto di specifici interessi di classe. Già alla fine del diciannovesimo secolo emerse una reazione contro questa prospettiva. Diversi pensatori cominciarono a mettere in discussione l'idea di una società concepita come un insieme organico dominato da principi generali. Piuttosto si aspira a capire in che modo gli esseri umani sviluppano la conoscenza approfondita di particolari processi sociali e come essi utilizzano questo sapere al fine di agire in maniera creativa. I significati simbolici e intersoggettivi che le persone utilizzano consapevolmente per capire se stessi e il proprio mondo non possono essere accantonati in nome della scienza. Gli studi sociali hanno dovuto fare i conti con gli aspetti contestuali delle eseprienze quotidiane e insieme con la prospettiva soggettiva di ciascun attore. La vita quotidiana appare come ciò che è prossimo e ricorrente nella vita di qualcuno: include quindi il punto di vista dell'attore sociale. E si presenta spesso in modo conflittuale, perchè anche quello che sembra ovvio è oggetto di conflitto. I cambiamenti sociali che hanno investito la famiglia negli ultimi decenni hanno concentrato su questa istituzione una larga parte dell'attenzione popolare e scientifica; le questioni che oggi sono all'ordine del giorno riguardano da un lato le responsabilità dei genitori nello sviluppo e nei comportamenti dei figli e dall'altro il futuro della famiglia come organizzazione sociale, ed entrambe passano attraverso la strutturazione delle relazioni interpersonali nella vita quotidiana.
Il dibattito a questo proposito è sicuramente vivace: diverse questioni, centrate sull'antinomia natura-cultura, vengono spesso sollevate in convegni o pubblicazioni rivolti alla definizione della competenza genitoriale, ai suoi compiti, alle sue funzioni. La genitorialità emerge da queste discussioni con una duplice veste: da un lato viene considerata una scienza, che si può conoscere attraverso le fonti di informazioni ufficiali (libri, riviste, conferenze), e dall'altro essa sembra concepita come un'arte, che si esprime nella sottile gestione quotidiana di una sensibilità acquisita attraverso le fonti popolari e l'esperienza pratica. Studiare la famiglia in cui un/a bambino/a o un ragazzo/a crescono significa focalizzare l'attenzione su diversi membri, di solito un padre, una madre, un bambino (con tutte le varianti possibili, quali la presenza di altri fratelli o membri acquisiti, o l'assenza di uno dei genitori). In questo quadro, le transizioni sono particolarmente significative. I numerosi studi sulla famiglia condotti nell'ambito della psicologia dello sviluppo e della psicologia sociale (Borkowski, Ramey e Bristol-Power, 2002; Fruggeri, 1997) ci consentono di affermare che la famiglia è un sistema dinamico comprensibile solo attraverso l'analisi delle relazioni che si instaurano fra i suoi membri e dei significati delle loro azioni, veicolati, attraverso il linguaggio, dalle pratiche sociali e dalle norme culturali condivise e negoziate da ogni singola comunità familiare. Negli ultimi tempi, infatti, si tende a considerare superato un approccio di tipo individualistico, focalizzato sull'analisi dei diversi contributi di ciascun membro (padre, madre, fratello) allo sviluppo del bambino, mentre si privilegiano prospettive che analizzano il contesto famiglia come sistema ecologico ricostruito soggettivamente da ogni membro e come ambiente culturale che trasmette, nelle pratiche e nei discorsi continuamente prodotti e riprodotti, i significati salienti per l'intera comunità familiare (Piperno e Fasulo, 1995). L'aspetto più marcato delle dinamiche che caratterizzano il contesto familiare è evidente nei continui cambiamenti che riguardano le famiglie, che si verificano nel corso delle transizioni evolutive che le caratterizzano: le famiglie cambiano nella struttura (possono nascere nuovi membri o mancarne altri), nell'organizzazione dei ritmi di ogni giorno (diverse le routine se i figli sono lattanti, bambini, adolescenti o giovani adulti), nelle dinamiche relazionali che si instaurano fra i diversi membri. La sua stabilità si rintraccia, in un certo senso, nei "miti e paradigmi familiari", che sopravvivono di generazione in generazione, e nelle "storie" che, ripercorse collettivamente da adulti e bambini, fondano le radici del sapere familiare, tipico di ogni famiglia e patrimonio comune di ogni suo membro.In questo ambito è anche rilevante tener conto dei modi in cui la vita quotidiana è rappresentata nella letteratura contemporanea come segno di una conoscenza comune condivisa. Le origini del significato di tali pratiche sono rintracciabili nel discorso in interazione (Piperno, 1999), che attraverso gli scambi, i confronti fra i punti di vista, la negoziazione delle regole sociali rende possibile la partecipazione attiva di tutti i membri alla vita in comunità e facilita il passaggio da "novizi" a "membri esperti". E' questo, quindi, il luogo in cui la famiglia diventa tale: adulti e bambini nelle conversazioni di ogni giorno marcano i reciproci ruoli, stabiliscono spazi comuni e divergenze, apprendono e definiscono insieme i significati che costituiranno per tutta la vita il loro patrimonio comune. Sebbene tra uomini e donne italiane ci sia equilibrio tra responsabilità familiari e retribuzione (Merenda & Mattioni, 1993), entrambi si attendono che le donne abbiano la responsabilità primaria per la cura dei bambini e della casa (Vianello et al., 1990), come pure per il mantenimento dei contatti con le famiglie di origine. Nella metà degli anni '90 è stato comunque possibile provare che il tempo dedicato ai bambini e alle attività domestiche era molto marcato per le donne in rapporto agli uomini. Le madri che lavorano fuori casa dedicano almeno 5 ore al giorno alla famiglia e ogni figlio aumenta tale tempo di quasi un'ora in più al giorno. I padri che in media dedicano 1 ora e 48 minuti alla famiglia quando vi è un solo figlio, aumentano in media il loro impegno di 6 minuti al giorno solo quando ci sono tre figli (ISTAT, 1994; Palomba, 1997). In un recente studio sullo stress genitoriale di madri italiane impiegate e madri che lavorano in casa (Forgays, Ottaway, Guarino e D'Alessio, 2001) è stato rilevato che valori sociali conservativi (rispetto al ruolo della donna) sono stati principalmente avallati dalla Chiesa cattolica. Sebbene una generazione di nuovi padri (Argentieri, 1999) sia ora più interessata e disponibile ad assumere un totale ruolo genitoriale, nessuna ricerca ha esaminato come nella pratica essi attualmente collaborino alle attività domestiche quotidiane all'interno della famiglia. Il progetto proposto potrà documentare anche tali aspetti. Risulta rilevante che i due genitori offrano risposte diversificate alle richieste differenziate dei bambini e delle circostanze in cui crescono (Emiliani & Molinari, 1995). Un altro dato rilevante è che il 60% delle madri che lavorano fuori casa e che hanno figli dichiara di lavorare (comprese le attività domestiche) per 70 ore a settimana (Trefiletti, 1997), mentre i padri si attestano sullle 60 ore a settimana. Le differenze nella percezione e nell'uso del tempo tra madri e padri sono attualmente un fattore critico, che intendiamo mettere a tema della presente ricerca.
Il nostro interesse di ricerca è rivolto in particolare alle attività che caratterizzano la famiglia nello svolgersi della sua vita quotidiana domestica. L'uso pubblico del termine "vita quotidiana", che si riscontra recentemente anche nel dibattito politico, avvalora la nostra scelta di guardare con più attenzione alle attività e ai discorsi che hanno luogo nella vita quotidiana familiare per capire meglio bisogni e modi di funzionare delle famiglie (Arcidiacono, Piperno, 2005). Un'altra letteratura è stata prodotta dal filone della psicologia culturale dove significativa appare la rinnovata considerazione che questo ambito disciplinare (Schweder, Goodnow, Hatano, Levine, Marcus & Miller, 1998) rivolge alle pratiche quotidiane, in particolare alle routine e ai rituali, per comprendere i modi di pensare delle persone. In questa prospettiva si sostiene che i contesti rilevanti per la costruzione della mente ovvero dei modi di conoscere, di sentire, di valutare delle persone, sono i customs cioè le tradizioni, le pratiche e i significati condivisi all'interno di un gruppo e che vengono trasmessi da una generazione all'altra.
Il quotidiano qui prende la forma dell'insieme delle azioni consuetudinarie e tradizionali e delle ragioni che le sostengono per un gruppo sociale o una comunità. E tuttavia la psicologia culturale non si definisce come una psicologia del quotidiano, ma piuttosto una psicologia dei significati condivisi: "alla ricerca del significato" di pensieri, emozioni, comportamenti umani (Bruner, 1990).
Sulla base di queste considerazioni e conoscenze che dimostrano il potere strutturante del quotidiano non solo nei confronti della dimensione cognitiva e della costruzione della conoscenza, ma anche sulla dimensione affettiva e di costruzione del Sé e dell'identità (Emiliani, Palareti e Melotti, 2004), ci siamo proposti di studiare anche la vita quotidiana nella conoscenza comune per comprendere significati e funzioni che vengono attribuiti al quotidiano, con particolare riferimento alle nozioni di abitudini, routine e rituali nella vita familiare. Nella società contemporanea l'intensità dei rapporti interpersonali e la profondità dell'esperienza nella vita quotidiana sono chiaramente molto più povere confrontate a quelle dei secoli passate; tuttavia la sfera del quotidiano possiede delle qualità resistenti e controegemoniche che riflettono potenzialità di cambiamento e di miglioramenti della vita sociale. Come A. Kaplan e K. Ross hanno scritto in uno dei principali studi sulla quotidianità (1983) "anche al suo livello più infimo il quotidiano racchiude la possibilità della propria trasfeormazione". In altre parole fa scaturire desideri che non possono essere soddisafatti all'interno del ciclo settimanale della produzione del consumo. E' proprio nel mezzo di ciò che è profondamente ordinario, nello spazio dove le relazioni dominanti di produzione vengono incessantemente riprodotte che noi dobbiamo guardare affinchè si organizzino aspirazioni politiche e utopistiche. <<<